L’esito del confronto in aula dopo l’uscita dalla maggioranza di Italia viva ha consentito a Conte di superare questa fase e, comunque, il governo sembra assai indebolito con un cammino che si presenta accidentato e difficoltoso. Ecco il punto divista dell’ex Ministro Salvo Andò.
Com’era prevedibile, il chiarimento politico voluto da Conte ha confermato che il governo possiede la maggioranza alla Camera. Più difficile si presenta la situazione al Senato laddove vi è una maggioranza relativa e non c’è un numero di senatori che sia in grado di rimpiazzare i voti di Italia Viva che sono venuti meno con il voto di astensione dopo il ritiro della delegazione di governo.
La situazione si presenta assai fluida anche dopo la costituzione del nuovo gruppo Maie-Italia 23, che ha come riferimento il Premier e che, a tutt’oggi, non esprime un gruppo al quale potrebbero aderire anche alcuni dissidenti renziani, i quali sono terrorizzati dalla prospettiva delle elezioni anticipate che, sondaggi alla mano, potrebbero registrare la scomparsa di Italia Viva qualora esso non dovesse superare la soglia prevista per l’accesso alla rappresentanza.
Costoro comprensibilmente temono una crisi al buio ma allo stato non mi sembrano decisi a lasciare Renzi, per ritornare alla casa madre, cioè al partito democratico, che li ha fatti eleggere, o, comunque, a rimanere nel recinto della maggioranza magari aggregandosi ad un gruppo di possibile partito del presidente del consiglio di cui tutti parlano ma del quale ancora non si può ipotizzare la fisionomia. Non si sa bene, però, quanti senatori si potranno mettere insieme per sostenere Conte.
A tuo avviso Renzi giocando una partita da equilibrista come ne uscirà?
Renzi si è mosso molto abilmente ed è riuscito a fermare qualunque tentativo di fuga dal gruppo in occasione del voto sulla fiducia al Senato proponendo ai suoi un voto di astensione. Ma questa situazione ambigua non durerà a lungo perché il centro-destra non c’è dubbio che incalzerà il governo attraverso molteplici iniziative per costringere Renzi a stare o con la maggioranza o con l’opposizione.
Renzi a sua volta non può rimanere nel guado. Si dichiara disposto riaprire un discorso con la maggioranza ma deve incassare qualche risultato pratico, deve dimostrare di aver avuto un certo successo con la sua iniziativa “crisaiola” per potere fare dei passi indietro senza perdere la faccia e il ruolo di destabilizzatore efficace.
La formazione di una più larga maggioranza, grazie anche al concorso dei cosiddetti costruttori, auspicata da Conte nel suo discorso alla Camera, per rilanciare l’azione del governo, pare incontrare il favore dell’opinione pubblica. Nessuno tranne il centro destra, con argomenti assolutamente inefficaci, parla di un asta di parlamentari; tipo quelle che organizzava attraverso i suoi avvocati Berlusconi e per le quali è stato messo sotto processo.
Questo diverso atteggiamento dell’opinione pubblica dimostra quanto forte sia oggi il desiderio di stabilità politica, di una maggiore coesione del governo e magari di una tregua nei rapporti tra maggioranza ed opposizione che interrompa una campagna elettorale senza fine. Un vuoto di potere creerebbe sfiducia nella comunità internazionale verso la capacità dell’Italia di risollevarsi e renderebbe problematica l’attuazione delle misure programmate per affrontare l’emergenza economica e sanitaria nei prossimi mesi, che registreranno una ancora forte diffusione del contagio.
Il Premier ha ricordato ai deputati le cose fatte e le molte altre che avrebbe intenzione di fare. Tante da richiedere il regolare svolgimento di questa legislatura (e forse un’altra ancora!). I toni accorati usati, l’assenza di impuntature polemiche, la speranza in un futuro tutto da costruire sembrano quelle di un premier che si presentava per la prima volta alle Camere e non di un ormai navigato capo di governo deciso a procedere ad un duro regolamento di conti con chi cerca di sfrattarlo da Palazzo Chigi.
Il governo al Senato non ha più la maggioranza assoluta, il che significa che se convergeranno i senatori renziani con quelli del centro destra il governo sarà sistematicamente messo sotto. Si assisterà, quindi, ad una faticosa trattativa con singoli deputati del gruppo misto o con i dissidenti espliciti o silenti dei vari partiti per mettere insieme una maggioranza allorché si tratta di approvare i singoli provvedimenti.
I numeri del Senato non sono confortanti per Conte. Lo attende un futuro politico denso di incognite dopo la conferma dell’attuale governo con la maggioranza semplice. Le strade percorribili sono la ricostituzione della maggioranza che ha governato finora con il rientro, quindi, di Renzi nei ranghi o un nuovo governo Conte Ter o persino le dimissioni di Conte.
Il quadro politico politico sembra precipitare verso un ritorno alle urne con un probabile successo del centro destra?
Ancora oggi non sono scongiurate del tutto le elezioni anticipate. Mentre è sicuro che un governo delle larghe intese pare improbabile, tenuto conto delle posizioni diverse finora espresse dai partiti del centrodestra sull’argomento, e soprattutto del rifiuto perentorio della Meloni.
Una rottura del centro-destra farebbe emergere un nuovo fronte di guerra analogo a quello prodottosi nel centro sinistra; insomma maggiore ingovernabilità. Le elezioni anticipate paralizzerebbero il paese, tenuto conto della rissosità che caratterizza le nostre campagne elettorali. Avremmo una vigilia elettorale lunga e tormentata, e di conseguenza un vuoto di potere che metterebbe ancor più in ginocchio famiglie ed imprese.
Saremmo ancora più isolati in Europa per gli effetti destabilizzanti che l’assenza di un governo produrrebbe sullo stesso processo di integrazione nel momento in cui esso si apre a incoraggianti prospettive, grazie alla svolta solidarista fortemente sostenuta dai maggiori paesi dell Ue.
L’Italia, paese a basso tasso di governabilità, rappresenterebbe un serio problema per l’intero sistema UE. Conte, insomma, non è uscito sconfitto al Senato ma neanche un vincitore, perché il movimento dei cd “costruttori” decisi a dare stabilità al governo per fare ripartire il paese, costi quel che costi, non prende forma e ha assunto in questi giorni una geometria variabile con ingressi e fughe a ripetizione.
A questa classe politica si chiede oggi un sussulto di responsabilità. La pandemia continua a colpire con altre migliaia di morti. C’è il rischio che il rancore sociale non adeguatamente affrontato possa travolgere tutti.
Il gruppo dei “costruttori” può rappresentare una soluzione all’assenza di numeri al Senato?
La possibile formazione di un gruppo di costruttori, stando ai sondaggi dell’opinione pubblica, non verrebbe accusata di trasformismo, di randagismo politico, almeno per due ragioni. La prima è che stavolta si tratta davvero di salvare la patria evitando una prolungata assenza di governo che sarebbe terribile perché i cittadini non avrebbero più un interlocutore sul versante del governo in grado di operare in grado di decidere, oltre ad evitare che venga trasmesso un messaggio all’Europa dimostrando che l’Italia non è nelle condizioni di spendere presto e bene le risorse che sono state destinate ad essa.
La seconda ragione, più di natura politica, è che stavolta non si cerca di raccogliere degli sbandati senza dare nessuna prospettiva politica ma si parla di mettere insieme un gruppo centrista che dovrebbe rappresentare la quarta gamba dell’esecutivo, se Renzi dovesse insistere nel suo atteggiamento ostruzionistico dell’attuale maggioranza di governo.
Insomma si avrebbe una ristrutturazione del sistema politico attraverso un’operazione di scomposizione e ricomposizione dello schieramento dei gruppi in Parlamento attingendo soprattutto al gruppo misto che in questa legislatura ha raccolto adesioni record in quanto quasi il 12% dei parlamentari ha cambiato gruppo nel corso di questi due anni e mezzo.
È un’ operazione che avrebbe una sua dignità politica, che potrebbe durare in sostanza, che potrebbe dare un riequilibrio alla coalizione coprendola sul versante di centro. E se questo si dovesse realizzare, si va incontro anche ai desiderata del presidente Mattarella, il quale non si era mostrato disponibile a far passare un qualunque governo attraverso una raccolta dei parlamentari, cioè, non si sarebbe accontentato di una maggioranza raccogliticcia ma chiedeva che si creasse una situazione politica nuova attraverso la formazione di un nuovo gruppo politico destinato a durare e a non essere un legame occasionale di parlamentari ormai senza bandiere.
Non ti pare che con questa crisi si renda ancora più ampia la distanza tra la politica e i cittadini?
Resta il fatto che gli italiani non hanno concepito questa crisi di governo che è servita soltanto a rendere più vistosa la distanza che esiste tra il paese e il ‘palazzo’. Non han capito soprattutto che cosa abbia inteso fare Renzi con la decisione di rompere la coalizione di governo una volta che erano state accolte quasi tutte le condizioni che poneva per rimanere nella coalizione.
Pare che si sia trattato di una crisi di nervi dovuta al fatto che i sondaggi continuavano a deluderlo, quindi, ha cercato la sortita clamorosa per dimostrare al paese che magari non è in grado di raccogliere i consensi sperati ma è pur sempre un politico di peso che attraverso lo spariglio delle carte, riesce a rimanere al centro della vita politica italiana e ad essere ancor più protagonista del partito democratico che, stando sempre ai sondaggi, dovrebbe poter contare in caso di elezioni su una forza che è sette volte più grande di quella che dovrebbe mettere insieme Italia viva.
Portare la crisi in Parlamento, come peraltro voleva anche l’opposizione, è stato per Conte l’unico modo per verificare se, nonostante le bizze di Renzi, ci fossero i numeri per andare avanti senza una crisi di governo.
Ci sono le legittime obiezioni e rilievi del Capo dello Stato che richiede un assetto e una maggioranza di governo che non sia precaria e volatile.
L’idea del Capo dello Stato, che trova forte riscontro nel Paese, è che oggi l’Italia abbia bisogno di un governo sostenuto da una maggioranza coesa, che possa portare ad un miglioramento della fiducia di famiglie ed imprese. Allo stato non si possono fare ipotesi su come si possa mettere insieme il partito dei costruttori, si intende che sono necessari per poterlo fare, sulla sua tenuta nel corso della legislatura, su che cosa bisogna dare ad essi perché l’operazione possa riuscire.
Il Presidente della Repubblica ha da tempo spiegato che fare un nuovo governo ha un senso se si avrà una stabile maggioranza in grado di affrontare le sfide che ci attendono, e non un soccorso occasionale per incassare la fiducia. Tutto ciò può scaturire solo da un sussulto di responsabilità che riguarda di certo i singoli parlamentari che si imbarcano in quest’operazione.
Una cosa è certa, per attuare un piano di tale caratura, bisogna mettere insieme una nuova maggioranza stabilendo un nuovo rapporto tra maggioranza e opposizione basato sul riconoscimento reciproco che ponga fine ad una campagna elettorale infinita che pregiudica non poco l’interesse nazionale. Se una parte considerevole dei gruppi si dovessi imbarcare nella costruzione di questo nuovo partito di centro, Renzi resterebbe isolato, collocato alla guida di un piccolo partito che non decolla e non pare in grado di raccogliere intorno a sé il mitico centro che dovrebbe sparigliare gli assetti di un tendenziale bipolarismo che vede competere centrosinistra e centrodestra.
Il fatto che emerga uno schieramento di centro-sinistra coeso-aperto ad una pattuglia di “costruttori” con una precisa identità politica, che sono cosa assai diversa dal caravanserraglio dei responsabili a suo tempo messo insieme da Berlusconi-potrebbe rendere più equilibrato il sistema grazie alla fisiologica contrapposizione di due schieramenti, di centro destra e di centrosinistra che si riconoscano vicendevolmente.
Il Covid potrebbe avere in questo senso una funzione costituente! Il nostro sistema politico finalmente assomiglierebbe a quelli del resto dell’Europa. Il nuovo movimento che si verrebbe a formare dovrebbe avere un forte tratto europeista. Il che consentirebbe una maggiore sintonia tra la maggioranza di governo e i vertici dell’Unione Europea, in particolare la Commissione e la sua Presidente, espressioni di una larga e inedita maggioranza formatasi all’interno del Parlamento europeo. Questa sintonia consentirebbe al nostro Paese di potersi ricollocare nel contesto di quel ristretto gruppo di paesi guida a cui è affidato lo storico compito di rilanciare il processo di integrazione.

