Home Cronaca Nessuna autorizzazione all’uso delle intercettazioni relative all’on. Cosimo Ferri (Italia Viva)

Nessuna autorizzazione all’uso delle intercettazioni relative all’on. Cosimo Ferri (Italia Viva)

by Rosario Sorace

La tendenza della politica che si autoassolve non è un capitolo certamente nuovo della nostra Italia. Non stupisce affatto il voto della Giunta della Camera dei deputati che ha impedito l’uso delle intercettazioni su Cosimo Ferri, sull’intricata vicenda che ha scoperchiato un “sistema” in vigore da decenni.

Centro destra e Pd si oppongono, favorevoli solo i Cinque Stelle. In tal modo si impedisce al Consiglio Superiore della Magistratura, che intendeva usare le conversazioni di un incontro all’Hotel Champagne tra il deputato di Italia Viva e l’ex ministro Lotti e altri 3 componenti dell’organismo delle toghe.

Si tratta dell’argomento principe che è appunto la nomina del capo dei Pm a Roma. Ed ora la patata bollente si trasferisce nell’aula parlamentare che si potrà esprimere anche col voto segreto.

La voce di Ferri era stata registrata dal trojan installato sul telefono di Luca Palamara e questa conversazione era avvenuta la sera del 9 maggio del 2019 appunto tra Cosimo Ferri che era presente all’hotel Champagne di Roma.

Nella serata si discuteva di nomine che in quel momento erano all’esame del Csm e per tali fatti il magistrato che è stato eletto in Parlamento da Matteo Renzi è finito sotto procedimento disciplinare a Palazzo dei Marescialli.

Ora la Giunta per le autorizzazione ha impedito di utilizzare quelle registrazioni delle intercettazioni che riguardano l’ex sottosegretario alla Giustizia.

Si sono opposti solo i deputati del Movimento 5 Stelle che hanno espresso voto contrario alla relazione di Pietro Pittalis (Forza Italia), il quale aveva proposto di negare l’uso dei file audio registrati col trojan.

“Abbiamo accolto la proposta di diniego dell’utilizzo di tutte le captazioni informatiche delle conversazione dell’onorevole Ferri richiesta dalla sezione disciplinare del Csm, in quanto è stata acclarata la non casualità proprio sulla base degli atti di indagine trasmessi alla Giunta stessa. Hanno votato tutti a favore, tranne i Cinque stelle. Da relatore, ho cercato di non far entrare la politica in questa vicenda, ma solo l’applicazione delle regole scritte e dei principi costituzionali”, ha affermato a tal proposito Pittalis.

Mentre Eugenio Satta, componente della Giunta per le autorizzazioni a procedere dei pentastellati ha dichiarato: “Abbiamo votato contro perché, a nostro avviso, le intercettazioni che riguardano Ferri sono casuali e lo riguardano come magistrato, non come politico. L’indagine era quella su Palamara, dove Ferri non è mai entrato nel perimetro dell’atto di indagine”.

Sulla posizione contraria all’utilizzo delle intercettazioni si è espresso Alfredo Bazoli, vice-presidente dem, della Giunta della autorizzazioni a procedere: “La nostra è stata una valutazione di ordine tecnico-giuridico, se potessero ritenersi casuali queste intercettazioni e captazioni su Ferri. La nostra conclusione è stata che, secondo noi, ci sono molti elementi che fanno presumere che non fossero casuali, che ci fosse una presunzione di consapevolezza degli inquirenti che a queste conversazioni captate tramite trojan partecipasse anche Ferri nell’ambito dell’indagine che poteva riguardare anche lui. Questo ci ha fatto propendere per la decisione di non consentire l’autorizzazione, perché abbiamo ritenuto si tratti di intercettazioni non casuali ma indirette”.

Comunque la vicenda non si chiude perché adesso la parola passa all’Aula della Camera che dovrà esprimersi per confermare o bocciare il no all’utilizzo delle intercettazioni e in questa sede si potrà votare anche col voto segreto.

“Confido che anche in Aula prevalga il giudizio tecnico giuridico formulato dalla Giunta”, è il commento dello stesso Cosimo Ferri.

I fatti sono stati ampiamente sviscerati e si sono svolti il 9 maggio del 2019 quando all’Hotel Champagne di Roma si svolse una riunione tra Palamara, Ferri e Luca Lotti, deputato del Pd, tra l’altro in quel momento sotto inchiesta da parte della procura di Roma per il caso Consip che successivamente lo vedrà rinviato a giudizio per violazione di segreto.

In questo incontro partecipano cinque consiglieri del Csm e il tema era il modo per riuscire a determinare o a influenzare l’importante nomina del nuovo procuratore di Roma.

La frase di Ferri incriminata è quella in cui afferma: “Se va lo schema Viola noi poi dobbiamo avere il nome per Perugia e dobbiamo vedere quando inizia la storia degli aggiunti”.

Per tale affermazioni il Csm lo ha messo sotto procedimento disciplinare accusandolo di aver tenuto “un comportamento gravemente scorretto nei confronti di altri magistrati componenti il Consiglio Superiore della Magistratura”, perché era “idoneo ad influenzare, in maniera occulta, la generale attività funzionale della V Commissione dell’organo di autogoverno, in ragione della circostanza che, nel corso di una riunione notturna tenuta nella notte del 9 maggio 2019 in luogo diverso dalla sede consiliare, egli – benché soggetto estraneo alla funzione ed all’attività consiliare ed espressione di altro potere dello Stato, in quanto Parlamentare – forniva un contributo consultivo, organizzativo e decisorio sulle future nomine di direttivi di vari uffici giudiziari, tra cui, la proposta inerente la nomina del Procuratore della Repubblica di Roma”.

In tal senso il Csm fa notare che la nomina a procuratore capo della Capitale era “di diretto interesse personale per almeno due di tali soggetti estranei alle funzioni consiliari presenti, quali il dott. Palamara ed il dott. Lotti. In particolare, nei confronti di quest’ultimo, per il quale era già stato richiesto il rinvio a giudizio dinnanzi al Tribunale di Roma, il nominando procuratore della Repubblica di Roma avrebbe dovuto sostenere la funzione di accusa”.

C’è un altro illecito disciplinare che viene contestato al deputato renziano ed è il fatto che “teneva un comportamento gravemente scorretto nei confronti dei magistrati che avevano presentato domanda per il conferimento dell’ufficio direttivo di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma (ed, in particolare, dei dottori Lo Voi, Creazzo e Viola)”.

La commissione disciplinare del Csm sostiene che Ferri ha “posto in essere un uso strumentale della propria qualità e posizione, diretto, per le modalità di realizzazione a condizionare l’esercizio di funzioni costituzionalmente previste, quali la proposta e la nomina di uffici direttivi di vari uffici giudiziari da parte del Consiglio Superiore della Magistratura”.

La difesa di Ferri, davanti al Csm, ha sollevato una serie di eccezioni e tra le più rilevanti troviamo quella che contesta un presunto difetto di giurisdizione della Sezione disciplinare, dove viene tenuto conto che Ferri, al momento dei fatti, si trovava in aspettativa per mandato parlamentare.

Invece, per il Csm, questa eccezione era infondata. Tuttavia il deputato ha espressamente richiesto di non utilizzare le intercettazioni proprio per potere beneficiare dell’immunità prevista per i parlamentari poiché essendo la natura delle registrazioni indiretta, le registrazioni non potevano essere utilizzate senza autorizzazione parlamentare.

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