Home In evidenza La guerra dei migranti la vince la Francia. Parigi: “No a ricollocamenti se Roma chiude i porti”

La guerra dei migranti la vince la Francia. Parigi: “No a ricollocamenti se Roma chiude i porti”

by Redazione

Alla fine la guerra dei migranti tra Italia e Francia si conclude con una vittoria per i mangia lumache. A Bruxelles il Consiglio straordinario Ue Affari interni ha avuto al centro la crisi migranti e il piano in 20 punti elaborato dalla Commissione Europea.

“Le operazioni di salvataggio delle Ong nel Mediterraneo non possono avvenire in un Far West”, dice il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas riferendosi al caso Humanity1.

La Francia è categorica: no a ricollocamenti se Roma chiude i porti

“Non stiamo improvvisando qui. La legge internazionale prevede che gli Stati della ricerca e soccorso in un’area delle acque internazionali hanno la responsabilità, secondo la legge internazionale, di fare il necessario. Ossia salvare le vite delle persone, portarlo in porto e determinare il loro stato. Questo è il modus operandi”, ha dichiarato il vice presidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, al termine del Consiglio.

“Abbiamo bisogno di un quadro di cooperazione”, ha detto ancora Schinas. “Abbiamo bisogno di un dialogo tra gli Stati membri interessati e le Ong. Abbiamo bisogno di impegno. Abbiamo bisogno di un sistema ordinato. E penso che questo sia possibile. Per noi, per me, le Ong, le operazioni delle Ong non sono un argomento tabù non è qualcosa che non dovrebbe essere discusso perché stiamo parlando della vita delle persone. E penso anche che le operazioni nel Mediterraneo e altrove non possano funzionare in una situazione di Wild Far West in cui tutti fanno qualsiasi cosa e va bene. Abbiamo bisogno di un po’ di ordine”.

E infine aggiunge: “La Commissione non ha la competenza giuridica per produrre un codice di condotta paneuropeo. Penso che sarebbe molto difficile, ma vedo perfettamente possibile che la Commissione aiuti gli Stati membri interessati a produrre una serie di regole, principi, strategie di cooperazione e impegno in modo da non avere queste situazioni che portano a crisi difficili”.

La finta parata del governo prosegue e neanche l’evidenza li distoglie dal fatto che abbiano commesso una cappellata. La ragione tra Italia e Francia è senza dubbio dalla parte del Bel Paese, per il passato colonialista francese e per la primavera araba creata solo per stimolare caos e disordine nei paesi del Maghreb, ma è la strategia del governo da essere perdente.

Da essere una vittima agli occhi dell’Europa l’Italia, grazie alla gestione del Dott. Piantedosi, è diventata la carnefice facendo braccio di ferro con chi alla fine, nonostante i pareri avversi, non centra nulla in merito alla questione.

Ma l’ego di questa destra e del ministro Piantedosi vanno al di là rispetto ad ogni realtà e l’autocelebrazione non poteva mancare. “E’ andata direi bene – dice Piantedosi – molta soddisfazione perché c’è stata la presentazione del Piano d’azione proposto dalla Commissione europea, e ci sono state discussioni convergenti da parte dei partecipanti, nel senso dell’apprezzamento delle linee fondamentali” del Piano.

E’ questa la reazione del ministro dell’Interno ai giornalisti al termine della riunione del Consiglio straordinario europeo.

Il Piano, ha detto il Ministro, che presenta 20 azioni specifiche a questo scopo, “ripercorre quello che l’Italia aveva sempre detto”: cioè che occorre “un’azione forte dell’Ue per migliorare i rapporti e il sostegno ai paesi di origine e di transito dei flussi migratori, che è la cosiddetta dimensione esterna, sia in termini di contenimento delle partenze che per migliorare i meccanismi di rimpatrio”.

L’iniziativa della Commissione “è stata abbastanza apprezzata da tutti”; c’è stata, insomma, “convergenza”. E si è parlato anche, ha aggiunto, “di condividere al più presto meccanismi di coordinamento maggiore, anche riguardo alle operazioni Sar (ricerca e soccorso in mare, ndr) che avvengono nel Mediterraneo, e non solo”.

Quanto ai rapporti con il ministro francese, Piantedosi li ha definiti  “cordialissimi e normalissimi”. E a chi chiedeva se qualcosa cambierà con la prossima nave di Ong che arriverà presso le coste italiane, ha risposto:  “Qui non si è trattato di casi singoli, né di gestione operativa: sono luoghi in cui si stabiliscono metodologie, regole, prospettive del futuro. Non abbiamo parlato – ha insistito – di casi singoli, non era questo il contesto, né nessuno ha chiesto di parlarne”. E anche nei rapporti con gli altri ministri nessuna tensione: “Ho stretto la mano e salutato con molta cordialità tutti i partecipanti; per me era anche la prima occasione. Ho registrato cordialità da parte loro e condivisione di approccio da parte di tutti”.

Il ricatto francese

Mentre il ministro e il governo preparano il loro ritorno trionfante, dalla Francia “au contraire” arrivano giudizi e ricatti velati.

“Dobbiamo uscire da una situazione in cui gli stessi Stati sono chiamati a ricevere navi ed effettuare i ricollocamenti da altri Stati membri. La Francia riprenderà i suoi ricollocamenti quando questo sarà il caso”, ha scritto su Twitter il ministro francese agli Affari interni, Gerald Darmanin.

“Insieme ai miei colleghi europei, oggi abbiamo adottato un piano d’azione di emergenza proposto dalla Commissione europea in modo che lo scenario Ocean Viking non si ripeta. La gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo è un problema europeo che richiede soluzioni europee”, ha spiegato. “Si tratta di prevenire meglio le partenze irregolari, creando le condizioni affinché i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo designino porti sicuri e migliorino l’efficacia della politica di rimpatrio dell’Ue e dei suoi Stati membri”, ha aggiunto il ministro.

Il secondo punto riguarda “un quadro migliore per l’azione delle Ong, specificando i diritti e gli obblighi che si applicano alle navi che effettuano operazioni di salvataggio e istituendo un quadro per la cooperazione tra gli Stati del Mediterraneo e le Ong per un maggiore coordinamento”, ha illustrato ancora. Infine, si tratta di “perseguire l’adozione del Patto asilo e migrazione, unica via per attuare una politica veramente efficace di gestione dei flussi migratori su scala europea, nel rispetto di un equilibrio tra la necessaria solidarietà e l’indispensabile responsabilità”, ha concluso Darmanin.

Insomma, dopo tanto fumo, la riunione del Consiglio straordinario Ue Affari interni si conclude così: “I ministri hanno sottolineato l’importanza di continuare a migliorare la pianificazione generale di emergenza nei singoli Stati membri e a livello dell’Unione per affrontare l’aumento del flusso di rifugiati verso l’Unione europea quale conseguenza della guerra di aggressione illegale, non provocata e ingiustificata della Russia contro Ucraina, anche attraverso sufficienti fonti di finanziamento”.

E’ quanto si legge nel documento conclusivo della riunione redatto dalla presidenza ceca del Consiglio Ue. “Con circa 4 milioni di rifugiati ucraini che finora hanno ricevuto la protezione temporanea nell’Unione europea, i sistemi nazionali di asilo e accoglienza degli Stati membri si trovano sotto pressione”, si precisa nel documento.

In conclusione, la presa di posizione italiana è stata screditata proprio dal comportamento inumano nei confronti dei migranti avuto dal governo stesso che, nonostante la chiami vittoria, è stato messo in un cul de sac,dai francesi. Chapeu!

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