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Carlo Calenda sempre più a destra: Francia o Spagna purché se magna

Alla fine doveva succedere, Carlo Calenda getta la maschera

by Romano Franco

Il leader di Azione, da sempre vicino a Confindustria, dopo aver reclutato gente dalla scuderia del cavaliere Berlusconi, come Gelmini, Carfagna e, infine, Letizia Moratti; ha scelto di incontrare, finalmente, Giorgia Meloni e fare un ulteriore passettino a destra, magari in virtù di una fiducia tacita su temi a lui molto cari.

L’ex Pd ha ringraziato pubblicamente la presidente del Consiglio per aver consentito di incontrarlo e per discutere della legge di bilancio.

“Incontrare il Governo sulla manovra è importante – scrive Calenda – l’opposizione non si fa andando sempre in piazza ma proponendo alternative. E la politica non è una guerra perenne tra nemici ma un confronto tra avversari nell’interesse del paese. Ringrazio Giorgia Meloni per la disponibilità”.

L’avvicinamento nei confronti di Fratelli d’Italia viene giustificato proprio dallo stesso Calenda, che dice: “Non ci sono oscure trame o promesse di “stampelle”, ma il normale dialogo che avviene in tutti paesi maturi tra maggioranza e opposizione che tali restano. Cerchiamo di “normalizzare” la politica italiana e di legarla ai contenuti; basta conflitto ideologico infinito”, dice il leader di Azione.

Tuttavia la caccia nei confronti dei poveri, con la promessa di abolizione del Reddito di Cittadinanza, deve aver galvanizzato non poco l’ex fedelissimo di Montezemolo tanto da accendere le speranze di un’intesa con la nuova premier.

Ma non è finita qua. Oltre al Reddito di Cittadinanza Calenda e Meloni hanno molto altro da condividere, una di queste è la linea oltranzista nei confronti della guerra in Ucraina e la sottomissione a testa bassa ai diktat di Washington.

E infine, non per importanza, i due leader condividono la stessa linea sui diritti del Lavoro; ormai sempre più calpestati dalla politica.

E’ proprio quest’ultima ad avvicinare i due leader. La politica sponsorizzata da Meloni e Calenda garantisce ai poveri fame e disperazione per fomentare la nuova forma di schiavismo 2.0 che, oltre a rendere i lavoratori sottopagati succubi degli imprenditori schiavisti, garantisce una produzione maggiore con manovalanza low cost. Il tutto sulle spalle dei poveri impiegati che sono assunti con contratti da fame o con Voucher.

La cosa davvero terribile di questo sistema anelato dai due è che non vi è spazio per imprenditori di cuore vicini ai propri dipendenti poiché: o ti adatti al sistema o sei fuori dal mercato e fallisci.

Ma se si pensa che l’amicizia con Giorgia Meloni rappresenti il “peggio del peggio” per Carlo Calenda, avete ignorato il suo socio prezzolato dai tagliagole di Riyad.

Infatti, non vi è ostilità di giudizio nei confronti delle amicizie o delle idee delle persone ma, di sicuro, non si può non notare la forte contraddizione imbarazzante di questa nuova partnership con Giorgia Meloni.

Un leader che proviene da sinistra, che si autodefinisce un Rosselliano liberale, che ha il partito che si rifà alla realtà partigiana della Seconda Guerra Mondiale (Azione) e che canta ‘Bella Ciao’ ai comizi, si mette solo in ridicolo quando si avvicina a persone che si trovano a loro agio con svastiche, saluti romani e foto del Duce.

Ma gli ideali del capo del cosiddetto Terzo Polo sono oramai assai noti. Per il leader di Azione non esiste fede o religione che tenga, e non è neanche per svastiche o per falci incrociate a martelli. Per Carlo Calenda l’unico ideale è: Francia o Spagna purché se magna.

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