Home In evidenza Salvo Andò: “Mai più governi con sfasciacarrozze”

Salvo Andò: “Mai più governi con sfasciacarrozze”

by Rosario Sorace

Siamo alla resa dei conti. Dopo gli ultimatum dei renziani, ripetuti più volte, la crisi ormai è aperta. Renzi è un politico che crea e distrugge. Il suo obiettivo è cambiare il Presidente del Consiglio con cui non riesce a trovare un punto d’incontro. Eppure l’Italia in piena emergenza deve onorare appuntamenti essenziali e fondamentali per il suo futuro. Ecco cosa ci dice a tal proposito Salvo Andò.

Si stanno creando tutte le condizioni politiche perché l’Italia non riesca ad assolvere agli adempimenti che ci impone l’UE per utilizzare le risorse del Recovery Fund. Ciò che danneggia il paese è la estemporaneità e personalizzazione dei conflitti che travagliano la vita politica, anche in presenza di gravi emergenze. Una situazione questa che non trova riscontro in nessun paese europeo.

Il fatto che non ci siano certezze sul futuro politico dell’Italia paradossalmente finisce con il dare ragione a quanti in Europa ammonivano, nel momento in cui è stato varato il Recovery, che l’apertura di credito fatta all’Italia fosse immeritata, e che tutta l’operazione sarebbe stata pregiudicata proprio dalla faciloneria che il governo italiano dimostrava nell’assumere impegni che non poteva onorare.

In un contesto emergenziale così difficile si discute oggi disinvoltamente della crisi di governo come unica soluzione possibile per venire a capo dello scontro tra i partiti della maggioranza. Si tratta di un indecoroso regolamento di conti tra fazioni politiche da tempo ormai in lotta tra loro.

Ciò farà perdere all’Italia un’occasione storica per risolvere, attraverso un uso lungimirante delle risorse, problemi mai affrontati in modo soddisfacente. Quella a cui stiamo assistendo non è una lotta politica dal profilo alto, ma una prolungata attività di guerriglia promossa da personaggi, tutto sommato modesti, che tendono a conseguire dei vantaggi immediati paralizzando il sistema paese. Il caso italiano viene percepito dall’opinione pubblica, anche all’estero, come la conseguenza inevitabile di una selezione della classe politica fatta a casaccio, sulla base di criteri demeritocratici.

Oltre la mediocrità dell’attuale classe politica non ti sembra che ci sia una lotta personalistica per il potere tra Renzi e Conte?

L’immagine dei due contendenti, Renzi e Conte, pare essere sempre più appannata. Renzi è consapevole di guidare un partitino senza futuro, e cerca di guadagnare visibilità facendo ballare un governo che ormai non c’è. Ma non trova alleati; potrebbe anzi perdere alcuni parlamentari che sembrano orientati al controesodo verso il Pd. Ostenta grande sicurezza, fondata però sul nulla. Se si va a elezioni anticipate, infatti, rischia di non portare nessuno in Parlamento; se tutto, invece, rimarrà cosi com’è nonostante abbia notificato al governo una serie di ultimatum, sarà inevitabilmente confinato in un ruolo politico sempre più marginale.

Il premier Conte, che nella prima fase del contagio aveva conquistato vasta popolarità, adesso con il suo indecisionismo viene sempre più vissuto non come una risorsa ma come un problema per il paese. Il tentativo di recuperare la popolarità perduta attraverso una eccessiva esposizione mediatica non lo aiuta. Fa sfoggio di totale autonomia dai partiti, ma ciò lo rende poi ancora più debole. Il suo obbiettivo è quello di sopravvivere fino all’inizio del semestre bianco, quando non sarà più possibile lo scioglimento anticipato delle Camere.

Tutto passa nelle mani di Mattarella che sembra infastidito di tanta litigiosità.

In questo contesto, il Presidente della Repubblica opportunamente dimostra un certo distacco dai partecipanti alla rissa. Si limita a porre precisi paletti, facendo intendere che non accetterà una maggioranza raccogliticcia fatta da sbandati e transfughi, che non promuoverà la formazione di un governo del Presidente, che di fronte ad atteggiamenti irresponsabili dei contendenti l’unica soluzione possibile sarà quella di andare ad elezioni anticipate.

Il disprezzo che gran parte del paese manifesta verso la politica, se si considera ciò che sta accadendo, pare giustificato. Senza un radicale ricambio della classe politica attraverso l’emergere di veri partiti, non posseduti dai leader come un bene personale, è davvero illusorio pensare che nel dopo il Covid nulla sarà più come prima.





















































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