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Salvo Andò: “Il fattore Virus come stabilizzazione del Governo”

by Rosario Sorace

Lo stato di fibrillazione politica continua e il governo appare sempre precario e appeso ad un filo. Molti osservatori accreditati valutano che a Gennaio ci sarà in ogni caso un redde rationem e, comunque, sono prevedibili cambiamenti negli assetti di governo. Non sembra che sia solo Renzi a condurre l’azione di logoramento all’esecutivo e ci sono i presupposti per un eventuale rimpasto anche se adesso il leader di Italia Viva sembra più conciliante dopo l’incontro con il premier. Ecco il punto di vista di Salvo Andò.

Pare che le diffide di Renzi al governo via via si riducano per numero ed intensità. L’ex Premier rimane intransigente nelle sue esternazioni pubbliche ma tutto sommato è disponibile a trattare sulla base di eque compensazioni. I sondaggi che riguardano Italia Viva sono impietosi. In caso di elezioni anticipate pare essere sempre più probabile la scomparsa del partito renziano che potrebbe non superare la soglia di accesso alla rappresentanza. E Renzi non si accontenterebbe certo di essere accolto in una delle famiglie politiche esistenti, nelle quali sarebbe trattato da intruso, e quindi a contare poco o nulla. L’idea di fare la crisi di governo per mettere insieme una maggioranza diversa da quella attuale, magari intorno un leader prestigioso come Mario Draghi, pare priva di fondamento. Non sono sinora arrivati segnali di disponibilità da parte di Draghi a guidare una maggioranza in frantumi come quella che dovrebbe indicarlo a capo del governo. Né ci sono segnali da parte del Quirinale che in caso di crisi si farebbe un altro governo di centro sinistra, anziché andare alle elezioni. Anzi, i segnali sono di segno opposto. Per un tale esito spingono molti parlamentati renziani, alcuni dei quali starebbero già negoziando un controesodo verso il Pd.

Non c’è nessuna disponibilità da parte dell’ex presidente della Bce ad assumersi responsabilità di governo e, quindi, Conte sopravvive a sé stesso.

Infatti non pare poi che Draghi sia smanioso di calcare il palcoscenico politico vista l’anarchia che regna in esso essendo tutti contro tutti. Draghi ha già fatto politica guidando la Bce, senza essere ostaggio di nessuno, e dimostrandosi leader carismatico. E se davvero dovesse improvvisamente provare una irrefrenabile passione per la politica, giammai sarebbe disposto a governare un caravan serraglio come quello costituito dall’attuale sistema partitico. Sarebbe molto più saggio aspettare la nuova legislatura per capire quali equilibri politici si verranno creare. Insomma, l’idea di Renzi di fare cadere il governo, ma di non interrompere la legislatura, è sembrata sin dal primo momento velleitaria. E di ciò si stanno rendendo conto i suoi parlamentari che erano del resto in tanti nelle settimane scorse a prevedere. E con le stesse difficoltà che avrebbe Renzi di portare il suo partito in Parlamento dovrebbero fare i conti gli altri partitini della galassia del centro-sinistra, a cominciare da quello di Calenda, che avrebbero poco da guadagnare e tutto da perdere dalla scomposizione dell’attuale maggioranza e dalla conseguente crisi.

Oggi una crisi di governo sarebbe di difficile risoluzione e contraria agli interessi generali di un Paese in ginocchio. Poi anche nell’opposizione non vi è nessuna possibilità di fare una coalizione alternativa tra l’altro fondata sull’antieuropeismo.

L’idea di una crisi di governo pare essere del resto molto impopolare; chi la provoca portando il paese verso le elezioni potrebbe essere pesantemente punito dagli elettori. Più la minaccia del virus tende ad estendersi ed a prolungarsi, con un numero di contagi e decessi assai rilevanti, più i partiti dei due schieramenti dovranno fare i conti con un atteggiamento ostile dell’opinione pubblica verso forme di conflittualità politica che possano creare un vuoto di potere destinato ad aggravare la crisi economica prodotta dalla pandemia.

Pare chiaro a tutti che in una situazione così difficile nulla può fare il centrodestra per rassicurare il paese, anzi è vero l’opposto. Il centro destra con le sue proposte di mance per tutti rivela una situazione di impotenza, di inadeguatezza nell’affrontare una crisi così complessa come quella che stiamo vivendo. Oggi all’Italia si chiedono interventi coraggiosi che riguardano riforme strutturali a cominciare dalla sanità. Ma soprattutto, in questo contesto, al governo si chiede di essere ed apparire affidabile agli occhi dell’Europa da cui dipende l’erogazione di risorse assolutamente necessarie per risollevare il paese in ginocchio.

Tenuto conto di ciò, pare del tutto irragionevole pensare ad un governo che l’Europa possa percepire come ostile, che si collochi insomma sulla linea tenuta dei paesi del gruppo di Visegrad. Nel giudizio della gente comune ciò è quanto di peggio possa accadere nella politica italiana. Un governo di centro destra creerebbe il panico non solo in Europa, ma anche in Italia nelle condizioni in cui si trova il paese. E figurarsi, in un clima di forte instabilità politica, che campagna elettorale sarebbe quella sulla quale pende la spada di Damocle di un ripensamento dell’UE sugli aiuti da dare all’Italia, considerate le condizionalità a cui sono sottoposti. E se l’Europa nel 2011 non ha fatto sconti al centrodestra dell’europeista Berlusconi di fronte alla prospettiva del default del paese figurarsi, oggi, con gli aiuti che ci sono stati promessi potrebbe essere neutrale di fronte agli antieuropeisti Salvini e Meloni decisi a fare una politica clientelare, basata su regalie a destra ed a manca, anziché a promuovere investimenti per rilanciare l’economia.

La destra continua a chiedere le elezioni anticipate ma anche questa prospettiva non sembra assolutamente percorribile e auspicabile tenuto conto dell’emergenza che viviamo.

Ritengo che il paese non sarebbe in condizioni di reggere ad una campagna elettorale combattuta da tutti contro tutti. Chiede alla classe politica protezione e senso di responsabilità. Ma è il paese che, di fronte ad un vuoto di potere prodotto dalla crisi e da elezioni anticipate, potrebbe reagire in modo imprevedibile. Da una recente ricerca condotta da Demos per Repubblica che analizza ”il rapporto tra gli italiani e lo Stato” è emerso che a differenza di quanto è avvenuto in occasione delle crisi economiche degli ultimi decenni, stavolta l’emergenza improvvisa che ha investito il paese e ha cambiato le relazioni tra gli italiani e le istituzioni.

Soprattutto è cambiato il rapporto tra gli italiani e lo Stato. Gli italiani sembra che abbiano ritrovato lo Stato. E’ dal 2009 che non si raggiungeva un indice di fiducia della gente verso lo Stato così alto. Ciò spiega il declino della antipolitica che ha avuto il suo punto più alto alle elezioni del 2018, allorché si sono affermati due soggetti politici, M5S e Lega che si proponevano di rigirare lo Stato come un calzino. Stando ai sondaggi questi due partiti nel giro di due anni hanno registrato una fuga di elettori che supera il 35% dei consensi ottenuti nel 2018. Osserva Ilvo Diamanti che il motore di questo cambiamento che ha fatto rinascere la fiducia nelle istituzioni e penalizzato i partiti sovranisti non è né politico, né antipolitico. Esso è dettato da un sentimento di paura che si è diffuso nel corso di quest’anno dopo l’irruzione del virus.

La paura ha spinto i cittadini a raccogliersi intorno alle istituzioni che garantiscono l’unità nazionale .Un bisogno di unità,di pacificazione che si esprimeva mettendo il tricolore sui balconi, issando cartelli alle finestre con scritte del tipo ”Andrà tutto bene”. Hanno accettato il distanziamento sociale. Hanno accettato il divieto di muoversi oltre i confini regionali. Il fatto che le persone non possono partecipare perché è impossibile mobilitarsi e che l’unica forma di partecipazione che cresce sia quella digitale, paradossalmente, man mano che aumenta il distanziamento sociale, ha prodotto una forte voglia di dialogo con il governo per ottenere più protezione che il Premier Conte in una prima fase dell’epidemia ha saputo interpretare correttamente.

Ecco il consenso e la fiducia nei confronti di Conte sembra evaporato e qual è a tuo avviso il motivo?

Sembrava impegnato a dare protezione a chi la chiedeva, isolando efficacemente i predicatori di discordia, proponendosi come un tecnico che si è trovato a Palazzo Chigi per caso ma che intendeva operare fino in fondo con il senso di responsabilità e la modestia di un buon padre di famiglia.

Tutto è cambiato quando Conte da tecnico ha cominciato a proporsi come politico, e via via, come uomo della provvidenza, e infine come un leader destinato a creare un suo schieramento politico. Ha cercato, inebriato dai sondaggi favorevoli, di costruire una sua posizione politica autonoma creando un suo giro di fedelissimi nei palazzi del potere. Ed è stata questa la causa della sua rovina.

La vera forza di Conte non era costituita dal crescente gradimento popolare ma dalla capacità di usare il fattore V, l’emergenza virus attraverso azioni lineari e prevedibili, e distribuendo soldi a tutti a prescindere dall’accertamento dei danni da ciascuno subito a causa del Covid. Non si è reso conto che era il fattore V, cioè il virus, a tenere in piedi il governo se affrontato in modo efficace e prevedibile.

Quando Conte ha cominciato a subire la piazza, a dare ragione a tutti, a volere e disvolere nel giro di pochi giorni, a sentire solo i suoi fedelissimi più che i partiti che lo sostengono in parlamento l’incantamento del paese verso Conte è cessato. Insomma, oggi, l’unico personaggio politico che può portare il paese alla crisi e alle elezioni con i propri errori è proprio Conte. Adesso sta cercando di fare dei passi indietro. Vuole evitare la crisi accettando un ridimensionamento del suo ruolo. Del resto era stato messo a quel posto per essere semplicemente il notaio della maggioranza ed insieme il federatore dei diversi pezzi di essa.

Ma la lezione di questi giorni dovrebbero renderlo avvertito. Da quando ha smesso di fare il tecnico per candidarsi a leader politico, senza avere una storia personale ed una statura che lo legittimasse in questo senso, ha prodotto solo guai, anzitutto a se stesso. I partiti che sostengono questo governo non sono soddisfatti di Conte, e non hanno tutti i torti. Ma sanno che la crisi di governo e le elezioni anticipate li condannerebbe ad una cocente sconfitta. Andare alle elezioni in queste condizioni con la gente preoccupata per le emergenze che la 3ª ondata può provocare significa fare una campagna elettorale difficilissima, perché saranno tutti contro tutti.

Andare alle elezioni significa insomma inoltrarsi su percorsi assai impervi. In tempi di emergenza la crisi non paga. Ne sa qualcosa SaIvini che volle la crisi nel periodo di massimo splendore chiedendo elezioni e pieni poteri. Ma non sarà facile per il centro destra fare una campagna elettorale con Bruxelles che minaccia di ritirare la fiducia finora concessa all’Italia, a torto o ragione.

Si registrano numerosi mal di pancia all’interno dei partitiche che sostengono il governo. Tuttavia il semestre bianco incombe e frenerà ogni velleità di crisi ,quindi, la crisi potrebbe subire un’accelerazione.

La crisi la vuole fare in fretta chi vuole sfuggire alla tagliola del semestre bianco che comincia a luglio impedendo lo scioglimento anticipato. E se ci si inoltra nel prossimo anno, più forte sarà la tentazione di stabilizzare il governo sulla base di un organigramma che comprende anche la trattativa per la presidenza della Repubblica.

E sarebbe da irresponsabili di fronte ad un appuntamento decisivo per il futuro del paese che le forze che sostengono il governo si muovano in modo coordinato, insomma non si sforzino per arrivare compatti all’appuntamento dell’elezione del presidente della Repubblica.

Non c’è dubbio che Conte sia un uomo fortunato. È stato detto che si tratta del Gastone della politica. Il virus ha rappresentato finora il suo più grande alleato. La paura della gente, che magari ne critica l’indecisionismo ma guarda smarrita ad un possibile vuoto di potere che lascerebbe il paese senza governo soprattutto se precipitasse con la crisi verso il piano inclinato delle elezioni anticipate, rappresenta un elemento decisivo per fare sopravvivere il governo. Adesso spetta a Conte di scegliere, una volta rientrato nel ruolo a cui doveva assolvere, se si deve limitare a garantire una sopravvivenza passiva del governo che nuocerebbe molto all’Italia o utilizzare la paura della gente a proprio vantaggio per fare le cose imprimendo una diversa velocità e univocità alle scelte che il governo sarà chiamato a fare.

E’ inevitabile che dopo le tempeste di questi giorni il presidente del consiglio dovrà fare i conti con una parte della sua maggioranza che lo vuole commissariare. Ma da questa stretta può uscire facendo le cose che si è impegnato a fare per ottenere gli aiuti dall’UE.

Di fronte ai problemi che il paese sta vivendo un Premier che rinuncia a inopportune forme di protagonismo, che cerca solo di risolvere le emergenze senza occuparsi del suo futuro politico risulti tutto sommato gradito all’opinione pubblica, la quale in questo frangente vuole più senso di responsabilità e ed una tregua nella lotta per il potere.

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