Home Approfondimenti Sapevate che… la riduzione del numero dei parlamentari ha portato a una ridefinizione dei collegi uninominali e plurinominali? Ecco cosa c’è da sapere

Sapevate che… la riduzione del numero dei parlamentari ha portato a una ridefinizione dei collegi uninominali e plurinominali? Ecco cosa c’è da sapere

by Silvia Roberto

Lo scorso 5 novembre 2020 è entrata in vigore la legge costituzionale n° 1 del 19 ottobre 2020 concernente la riduzione del numero dei Parlamentari. Tale riduzione ha comportato un ulteriore lavoro per il governo e le Commissioni competenti che si è concluso con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo 23 dicembre 2020, n. 177 recante la ridefinizione del numero e della dimensione dei collegi uninominali e plurinominali per le prossime elezioni della Camera e del Senato. Gli italiani e l’Italia può dunque tornare a votare. Sì, ma cosa cambia?

Senza partire dalle origini, anche se molto importanti per capire quel filo logico che ci porta a comprendere l’attuale funzionamento elettorale, ci basti sapere in questa sede che tutto ebbe inizio il 18 maggio 2018 quando le allora due forze politiche di maggioranza, Movimento 5 stelle da una parte e Lega dall’altra, sottoscrissero, ricorderete, il “Contratto per il governo del Cambiamento”. Diversi gli accordi di governo previsti per mantenere insieme le due forze così diverse tra loro, tra cui appunto la “drastica riduzione del numero dei parlamentari”.

Lo scorso 20 e 21 settembre gli italiani sono stati chiamati a votare per esprimersi sulla riduzione dei parlamentari. L’esito favorevole, pressoché scontato, ha portato il presidente della Repubblica a promulgare la legge costituzionale n. 1 del 19 ottobre 2020, la quale è stata poi pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 261 del 21 ottobre ed entrata in vigore il 5 novembre 2020. Il testo della legge costituzionale, composta da 4 articoli, prevede all’articolo 1 la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e dei deputati eletti nella circoscrizione estero da 12 a 8 (modifiche all’art. 56 della Costituzione), all’articolo 2 la riduzione del numero dei senatori da 315 a 200 e quello dei senatori eletti nella circoscrizione estero da 6 a 4, la riduzione del numero minimo di senatori assegnato a ogni regione si abbassa da 7 a 3 con le due province autonome di Trento e Bolzano equiparate alle regioni, assicurandosi tre senatori a testa pur mantenendo invariati i seggi assegnati al Molise e alla Valle d’Aosta (art. 57 della Costituzione), all’articolo 3 viene chiarito come il numero massimo di senatori a vita nominati dal presidente della Repubblica non possa essere superiore a 5 (articolo 59 della Costituzione). Ultimo punto della legge costituzionale prevede, all’articolo 4, la disciplina dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni di legge, stabilendo che esse si applicano a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successivo alla data di entrata in vigore della legge costituzionale, e comunque non prima che siano decorsi 60 giorni dalla predetta data di entrata in vigore.

Perché questa lunga ma doverosa premessa? Perché quando il governo Conte 1 cessò di esistere subentrando così il governo Conte 2 con, da una parte il Movimento 5 stelle e dall’altra Pd e Leu (adesso anche Italia Viva), il partito capeggiato da Zingaretti, che fino a quel momento contrario alla riduzione dei parlamentari tanto da votare tutte le volte No, cambiò idea professandosi poi molto a favore della riduzione dei parlamentari a patto che tale riduzione fosse supportata dall’avvio contestuale di un percorso per incrementare le opportune garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica, assicurando il pluralismo politico e territoriale, anche attraverso una revisione della legge elettorale.

Con l’esito positivo del referendum cui gli italiani si espressero a gran maggioranza, si era resa necessaria una riforma che ridefinisse il numero e la dimensione dei collegi uninominali e plurinominali per le elezioni della Camera e del Senato. A tal fine il governo aveva presentato alle Camere uno schema di decreto legislativo (atto del Governo n. 225) in attuazione della delega prevista dalla legge 27 maggio 2019 n° 51. Nel testo definitivo del decreto legislativo il governo aveva recepito il parere (favorevole) delle competenti Commissioni parlamentari con l’osservazione che lo stesso governo valutasse l’opportunità di definire diversamente i collegi plurinominali della Circoscrizione Lazio-01, con l’obiettivo di rendere maggiormente omogenei i territori interessati sul piano socio-economico e infrastrutturale, comunque nel rispetto dei criteri di delega previsti per la definizione dei collegi, prevedendo la seguente distribuzione dei collegi uninominali nell’ambito dei collegi plurinominali della predetta Circoscrizione:

  1. il collegio plurinominale 1 – P01 è costituito dai collegi uninominali Lazio 1 – U01, Lazio1 – U02 e Lazio 1 U-03;
  2. il collegio plurinominale 2 – P02 è costituito dai collegi uninominali Lazio 1 – U04, Lazio 1 – U08 e Lazio 1 – U09;
  3. il collegio plurinominale 3 – P03 è costituito dai collegi uninominali Lazio 1 – U05, Lazio 1 – U06 e Lazio 1- U07.

Inoltre la Commissione del Senato avevo espresso una raccomandazione riguardante la minoranza linguistica slovena del Friuli Venezia Giulia, chiedendo di “valutare se soluzioni alternative rispetto a quella individuata siano suscettibili di permettere un migliore accesso alla rappresentanza dei cittadini espressione della minoranza linguistica slovena”.

La nuova mappa dei collegi (elaborata da una commissione tecnica presieduta dal presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, in modo tale da garantire la massima neutralità) si basa sulla legge elettorale attualmente in vigore, cioè il Rosatellum Ter (sempre che non ci siano ulteriori modifiche qualora le trattative tra Pd, M5s e le altre forze di maggioranza per un nuovo sistema elettorale dovessero andare in porto). Ad ogni modo a oggi, la legge prevede che il 36% dei seggi venga assegnato con un sistema maggioritario (collegi uninominali in cui viene eletto solo il candidato più votato), mentre il 64% venga ripartito proporzionalmente nell’ambito di collegi plurinominali (i partiti presentano un listino bloccato di candidati in ogni collegio e i seggi vengono distribuiti a ciascuna forza in base ai voti ricevuti).

Con la riduzione dei parlamentari da 945 a 600 (400 per la Camera  e 200 per il Senato) i collegi devono quindi essere ridotti conformandosi al nuovo numero dei parlamentari. Per quanto riguarda la Camera dei deputati i rappresentati eletti nei collegi plurinominali (cioè con il proporzionale) passano così da 386 a 245, mentre quelli eletti con il maggioritario da 232 a 147 mentre al Senato della Repubblica: si passa da 193 a 122 senatori eletti nei plurinominali e da 116 a 74 negli uninominali. Per la sezione estero i deputati eletti all’estero passano da 12 a 8 e i senatori da 6 a 4.

Attenzione, perché le modifiche non incidono direttamente sulla configurazione del vigente sistema elettorale, come definito dalla legge n. 165 del 2017 (la legge Rosato), bensì sono volte solo a determinare il numero di seggi da attribuire nei collegi uninominali e nei collegi plurinominali sulla base di un rapporto frazionario, pari a tre ottavi del totale dei seggi da eleggere nelle circoscrizioni. In tal modo il sistema elettorale può trovare applicazione indipendentemente dal numero dei parlamentari, senza che siano necessarie modifiche alla normativa elettorale, a seguito dell’entrata in vigore della riforma costituzionale che riduce il numero di parlamentari.

Tutto chiaro?

 

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