Home In evidenza Il Conte ter e la rivoluzione immobilista

Il Conte ter e la rivoluzione immobilista

by Maurizio Ciotola

L’attuale crisi di governo non è determinata da una possibile nuova legge elettorale e ancor meno dalla relazione del Guardasigilli, espressione della volontà politica con cui è stata abrogata la prescrizione.

Meno ancora dalla gestione della pandemia, su cui possiamo sollevare numerose critiche al Governo, che in realtà ha dovuto operare con una Sanità pubblica disastrata, gestita da regioni incompetenti e in alcuni casi malavitose.

Il vero problema è costituito dagli oltre 200 miliardi di euro erogati dall’Unione Europea, diffidente e scettica, che preme per le riforme ineluttabili del nostro Paese.

Personaggi come Renzi, venuti a galla grazie al mantra della “rottamazione” di un vecchio sistema politico, sono oggi i più ancorati all’immobilismo, che nei fatti si traduce nell’erogazione dei fondi europei a società e imprese decise nel non mutare il proprio core business, fino a mettere a repentaglio l’evoluzione stessa del Paese.

I laici e liberali, gli europeisti nel partito di Forza Italia, hanno sempre voluto e cercato di portare avanti in un contorno immobile, ciò che oggi l’Europa si aspetta da noi.

Ma come parte della Lega e parte di Forza Italia sono espressione di un’Italia che produce e avanza, secondo un’etica condivisibile negli opposti schieramenti politici, è altresì vero che questa stessa condivisione, finalizzata alla crescita del Paese, troverebbe consono il sostegno a un Governo presieduto da Giuseppe Conte.

La stessa Unione Europea accetterà l’erogazione di quell’immenso flusso di denaro, destinato alla rinascita di una economia differente nel suo paradigma, se e solo se dopo l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, potrà contare su chi sarà altrettanto in grado di fungere da garante, sul piano etico, politico e istituzionale.

Sappiamo che il Presidente Berlusconi non potrà ambire a tale carica, per la sua evidente posizione politica significativamente di parte, insufficiente garanzia di terzietà nel ruolo di presidente della Repubblica.

E’ altresì vero che Matteo Salvini, nell’indicare Berlusconi come possibile presidente, esplicita ciò che avverrebbe con una diversa maggioranza di governo, da cui sarebbero esclusi il Pd e il M5S.

Sappiamo tutti che il prossimo Presidente della Repubblica, non dovrà avere solo una caratura nazionale, quanto fortemente internazionale e marcatamente europea.

Altresì, come non lo potrà essere Silvio Berlusconi, in egual misura e per le stesse motivazioni, non potrà ambire alla stesa carica Romano Prodi.

Esiste solo un punto di convergenza e di riferimento, per l’indiscutibile integrità etica e morale sul piano internazionale, e soprattutto di fiducia su quello dell’economia politica mondiale, esso è rappresentato da un uomo come Mario Draghi.

La vera opposizione di Renzi e di un gruppo ammutolito e ‘sudditamente’ privo di spunti, quale si è dimostrato essere finora quello di Italia viva, risiede nell’avversità a Draghi quale possibile presidente della Repubblica.

Non è un’avversità che ha radici soggettive, quanto oggettive, essendo Draghi il garante dei 200 miliardi di euro cui in parte invece lo stesso Renzi e la sua “compagna” politica, vorrebbero destinare secondo metodi abusati e non sempre leciti ai loro supporter.

E’ più che legittimo, oltre che eticamente corretto, che il Presidente del Consiglio in carica rigetti una nuova apertura al più forte oppositore di Draghi alla presidenza della Repubblica.

Com’è altrettanto chiaro che, un nuovo Governo non presieduto da Conte, costituirebbe l’ennesima sconfitta politica del Movimento cinque stelle, che sbaglierebbe e fallirebbe nel barattare la presidenza, per mantenere il ministro della Giustizia o, ancor peggio, se intende perdere gli Esteri a favore di una Presidenza traballante.

Qualche giorno fa la Senatrice a vita Liliana Segre, non ha esitato un solo istante a sostenere, con il suo voto di fiducia, il Presidente Conte, esponendosi con vigore, quel vigore e quella forza che ha contraddistinto da sempre la sua esistenza.

Credo ciò sia già qualitativamente sufficiente, per il debito inestinguibile cui il nostro Paese ha contratto, non solo nei suoi confronti, per sostenere ragionevolmente un cammino forse differente, ma a guida immutata del nuovo Governo.

0 comment
FacebookTwitterLinkedinWhatsapp

Potrebbe interessarti

Lascia un commento