Home Approfondimenti Vincenzo Di Salvo, “freddato” da un mafioso per il coraggio della lotta sindacale

Vincenzo Di Salvo, “freddato” da un mafioso per il coraggio della lotta sindacale

by Rosario Sorace

Vincenzo Di Salvo era una dirigente che guidava la Lega degli edili e prestava servizio presso la Ditta Iacona, impresa appaltatrice dei lavori di costruzione delle fognature della cittadina di Licata.

Era in prima linea nel movimento sindacale per ottenere il rispetto dei diritti dei lavoratori, e dal 1 Febbraio del 1958, aveva organizzato uno sciopero dei dipendenti dell’impresa per il pagamento dei salari e degli assegni familiari maturati.

Vincenzo si batteva come un leone a favore dei suoi compagni ed è, ancora oggi, a Licata, un simbolo della lotta dei lavoratori che si è tramandato di generazione in generazione.

Di Salvo era licatese ed aveva una famiglia con due figli. Il contesto di questa storia è avvenuto nei giorni tesi quando si svolgeva un’agitazione dei lavoratori del cantiere dell’impresa Jacona in cui Vincenzo svolgeva la sua attività di lavoro ed era sindacalista.

Tale protesta dei lavoratori costrinse la Ditta Jacona a sedersi attorno ad un tavolo in cui vi erano i rappresentanti dei lavoratori, il datore di lavoro e persino un sottufficiale dei carabinieri.

Si giunse ad un accordo in cui i lavoratori avrebbero sospeso lo sciopero se l’azienda avesse pagato entro il giorno successivo i salari e le spettanze.  Nel caso contrario gli operari avrebbero ripreso l’agitazione e lo sciopero.

Puntualmente, gli impegni presi non vennero mantenuti. Nei giorni turbolenti della protesta si vedevano nei cantieri torbide figure, tra le quali quella di Salvatore Puzzo che era una persona con una fedina penale sporca, con numerosi precedenti penali nonché indiziato di associazione mafiosa.

Puzzo intimidiva i manifestanti, cercando di farli desistere dalla protesta e dalle pretese del rispetto dei diritti. Il 18 Marzo del 1958 i lavoratori erano riuniti sotto il palazzo di Città, in attesa del ragioniere dell’impresa che avrebbe dovuto pagare le spettanze. Tuttavia, ancora una volta, ciò non avvenne e naturalmente si diffuse un malcontento e il clima si fece surriscaldato.

Mentre era con amici e colleghi, Vincenzo Di Salvo si stava allontanando verso le 21 e venne raggiunto da Puzzo che inveì contro di lui, in seguito ci fu un acceso diverbio e il mafioso, allora, estrasse la pistola e fece fuoco contro Vincenzo Di Salvo uccidendolo.

Il sindacalista aveva solo 32 anni. Però questa volta Licata non si chiuse nell’omertà e nel silenzio: tante persone raccontarono come si svolsero i fatti, accusarono Puzzo di essere esecutore dell’omicidio e i lavoratori della Ditta Jacona denunciarono di essere stati minacciati da Puzzo nei giorni precedenti.

Puzzo si diede alla latitanza e fu arrestato pochi giorni dopo vicino Frosinone. Ancora oggi a Licata viene ricordato da eroe perché ebbe il coraggio di ribellarsi a chi crede di vincere con i soprusi e la violenza. Un esempio per i giovani da tenere vivo nella memoria e che dobbiamo ricordare per l’affermazione della legalità.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento