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Riflessioni per il dopo-crisi

by Bobo Craxi

La nuova situazione politica che si é andata a creare dopo la fine dei Governi Conte non ha generato nel maggior partito del centro sinistra la analisi che oggettivamente dovevano essere messe in campo che non scaturiscono soltanto dalla crisi mondiale seguita alla pandemia ma anche alla fase di crisi economica che gli era preceduta.

L’offensiva mondiale del populismo e del conseguente rigurgito nazionalista, da non confondere con l’equilibrato principio sovranista, é sopraggiunta alla destra ed alla sinistra dei partiti tradizionali che si sono avvicendati alla guida delle nazioni in tutto il dopoguerra.

Se i conservatori devono contrastare una insorgente ed arrembante posizione che definiremmo di ultradestra che ha cavalcato negli anni, i peggiori miasmi popolari indirizzati contro l’immigrazione e contro le istituzioni sovranazionali europee, parimenti a sinistra degli ibridi sono nati, manifestando la propria identità obliqua o nascosta, come è accaduto nel nostro paese dove si è fatta largo la parabola del movimento cinquestelle, prima, puntellando ed esaltando il suo carattere anti-sistema e, successivamente, consolidandosi come forza di governo permanente, indifferente agli orientamenti dei propri alleati, ed ora mutante nella sua pelle e nelle sue condotte sino a smentire se stesso pur di rimanere un soggetto esclusivamente governativo.

Il tema che ha posto il Governo Draghi a tutte le forze politiche era gioco-forza quella di spingerle ad una profonda ristrutturazione ed una capacità revisionistica su molte questioni di fondo che sono intervenute non soltanto in Italia ma anche in Europa e nel Mondo.

Al di là della diatriba aprire/chiudere ovvero la permanente tenzone sulle scelte pubbliche per le quali l’occupazione e il reddito sono opposte alla lotta di contrasto sanitaria per salvare delle vite umane, non sembra che ci si trovi dinnanzi ad una nuova capacità di sviluppare sul terreno programmatico e sull’innovazione nient’altro che le fotocopie del mainstream in voga, compresi alcuni temi non particolarmente urgenti come il voto esteso ai sedicenni.

Mario Draghi é sembrato, pur provenendo da una cultura tutta gestionale e non politica, avere un quadro più realistico della situazione a cui il paese va incontro nei prossimi mesi ed ha sviluppato un principio di politiche keynesiane che non a caso ebbero il loro completamento e realizzazione nei dopoguerra: il piano infrastrutturale sembra andare nella direzione di unire il fabbisogno di nuova modernizzazione del paese e del rilancio dell’occupazione.

Mentre sullo sfondo cupi appaiono i rumori di fondo dell’aumento del numero delle vittime da Covid e l’aumento del numero dei cittadini che vivono sotto la soglia di povertà aumentati di ben un milione di unità.

Se da considerarsi impossibile unire le forze che sorreggono il governo Draghi in un blocco politico unitario, auspicabile al contrario che le forze politiche che non osservano con disincantato distacco questa esperienza debbano esser capaci di tradurla in una iniziativa politica oggi di sostegno e domani di rivendicazione per gli obbiettivi raggiunti e da raggiungere ed affinché la sua spinta programmatica possa essere il viatico per la nuova legislatura.

Per questo mantenere aperto il “dialogo” con le forze anti-sistema non ha alcun senso per le forze riformiste. È necessario accantonare e superare le parentesi dei governi Conte di destra e di sinistra e rilanciare un progetto che sia radicalmente alternativo al confuso galleggiamento del populismo governativo.

Le forze intermedie di centro e di sinistra hanno l’occasione di convergere in un’unica area politica che sia alternativa al populismo dell’altra destra e della destra contiana. Attardarsi, come sembra fare Letta in un dialogo senza farlo prevalere da un confronto ed un approfondimento programmatico é un puro esercizio politicista quando i nodi da sciogliere con le forze del populismo sono molteplici sul terreno della democrazia, delle forme Partito, sulla Giustizia, sulla Politica estera, sull’europeismo, sull’innovazione tecnologica e infrastrutturale e financo sul terreno dei diritti civili ed umani.

Una nuova alleanza deve costruirsi attorno alle basi politiche e programmatiche che superino lo status quo, che definiscano nuove politiche sul terreno economico non dando per scontato e realizzata la rivoluzione liberista.

Ed i soggetti per un riformismo neo-socialista debbano dimostrarsi interessati a questa prospettiva non indugiando in tatticismi e tardi personalismi. Un’occasione da non sprecare.

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1 comment

Giancarlo Calidori 17 Aprile 2021 - 18:43

Condivido tutto quello che hai scritto – compagno socialista “Bobo” Craxi.
Soprattutto l’ultima parte.
Dunque ti chiedo: a quando la fine della “ diaspora” delle socialiste e dei socialisti italiani ?
A quando la nascita di un unico Partito Socialista Italiano che si presenti alle elezioni politiche generali nella primavera del 2023 ?
Fraterni Saluti Socialisti,
Giancarlo Calidori

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