Alla fine del 1924 Baldini andò esule in Francia, dopo essersi rifiutato di restare a capo delle cooperative di Ravenna a condizione che avesse aderito al fascismo tesserandosi nel Partito. In quell’occasione disse in dialetto: “Me an so an voltagabbana…”(non sono un voltagabbana).
A Parigi riprese i contatti con Turati e iniziò ad organizzare cooperative gestendo un alberghetto, nella zona di Montmartre, La Popote, che era la sede delle cooperative italiane di lavori pubblici all’estero, una filiale dell’Umanitaria di Milano.
Questa struttura fu un riferimento per tutti gli esuli, un centro di ritrovo con mensa, bar, sala riunione, dormitorio. Anche se Turati la definì “orribile tana”, lì approderanno successivamente anche Pietro Nenni e Bruno Buozzi. Baldini organizzò anche una cooperativa a Nérac, in Guascogna, nella proprietà del senatore e banchiere Luigi Della Torre e dell’ex corrispondente da Parigi del giornale Il Secolo di Milano, Luigi Campolonghi.
Questa cooperativa consentì di lavorare a militanti socialisti delle varie anime, repubblicani o aderenti al partito di democrazia sociale, emigrati per opposizione al regime fascista. Quella tenuta divenne una luogo di incontro per i profughi italiani che la andavano a visitare anche con le rispettive famiglie: Treves, Giuseppe Emanuele Modigliani, Nenni, Domizio Torrigiani, Francesco Schiavetti, Mario Bergamo, Aurelio Natoli, Silvio Trentin.
In questo luogo si discusse dell’unità antifascista che porterà nel 1927 alla nascita della Concentrazione antifascista di cui Pietro Nenni fu un grande artefice. Baldini si tenne sempre in contatto con tutti i socialisti riformisti e legame con Turati fu indissolubile e profondo al punto che fu l’esecutore testamentario delle sue volontà post mortem.
Si incontrò sempre con Treves poiché i due abitavano nella stessa via, nei pressi dell’Opéra, e anche con Modigliani e Campolonghi. Frequentò anche Francesco Saverio Nitti, l’ex premier, che a Parigi teneva contatti con l’antifascismo italiano e il rapporto tra i due si consolidò poiché la figlia, Maria Luigia, detta Pimpa, si fidanzerà e si sposerà con il secondogenito di Nitti, Giuseppe.
Baldini rientrò in Italia dopo una grave malattia nel 1941 e fu confinato dal regime a Ravenna. Nonostante i gravi problemi di salute nel 1943 riuscì con l’aiuto di Alessandro Schiavi a costituire in clandestinità la Federazione socialista romagnola.
Ebbe un incarico prestigioso prima di morire con la nomina di commissario delle cooperative ravennati decisa dal governo Bonomi. In buona sostanza fu un uomo concreto, leale e valoroso che ha creduto sempre nella libertà non rinnegando mai il socialismo democratico e riformista.
