Dall’alto della sua grande saggezza di una straordinaria esperienza politica il vegliardo e fumantino ex ministro socialista Rino Formica dice il suo parere sul periodo storico che stiamo vivendo.
Non manifesta grande ottimismo sulla nostra capacità di riprenderci dopo questa maledizione del coronavirus e questo perché “oggi domina la sfiducia tra i cittadini”. La situazione che viviamo è assai diversa dal dopoguerra e questa equivalenza di situazione simile con l’attuale è quanto mai forzata poiché, appunto, dopo il 25 aprile del 1945, si doveva ripartire da zero però “allora a dominare era la fiducia, c’era uno slancio di volontà”.
Rino Formica, ha 93 anni ma è dotato di una lucidità a dir poco straordinaria e la sua analisi dimostra che il parallelismo tra la crisi economia dovuta alla guerra e quella causata della pandemia è peregrina: “Non mi pare che siano due fenomeni comparabili. Una è di causa naturale, l’altra era una causa politico-generale, nasceva dalle conseguenze della guerra. La comparazione non può avvenire sugli effetti: il danno economico c’è in tutti e due, ma il paragone deve avvenire sulle cause, che sono diverse. Per riparare gli effetti, bisogna vedere le cause. Oggi siamo in presenza di una ricostruzione non materiale, ma di modelli di vita, di organizzazione della società, di riorganizzazione di un settore delicato di cui sono state messe a nudo le difficoltà come la sanità. Quindi mi paiono due cose diverse sia nella comparazione delle cause che nella soluzione degli effetti”.
Poi affronta il nodo della vita democratica italiana che è il problema delle classi dirigenti attualmente inadeguate rispetto a quelle che erano presenti nel dopoguerra: “E’ molto difficile fare delle comparazioni a distanza di 70 anni. Tra l’altro sono passati secoli in realtà: ci sono state innovazioni di carattere tecnologico, il cambio dei modelli di vita, l’innalzamento del livello di culturale generale. Nell’immediato dopoguerra eravamo un Paese ancora di bassissima cultura, dove metà della popolazione parlava il dialetto”.
Secondo Formica, “la possibilità di ripartire dell’Italia, dipende dallo slancio che c’è nella parte che più ha subito e che è sofferente. E qui vedo una differenza con l’immediato dopoguerra: oggi domina l’elemento della sfiducia, allora dominava un elemento di fiducia. C’era uno slancio di volontà, oggi c’è una debolezza di questo slancio”.
Quindi Formica denuncia il limite attuale che individua come “il problema della classi dirigenti”, che “è innanzitutto quello di essere autorevoli, di godere della fiducia del Paese”.
Poi prosegue: “Oggi quello che manca è l’autorevolezza della classe dirigente. Ed è molto grave. In buona parte la classe dirigente che si era formata tra 1945 e 1948 era ignota al Paese, ma godeva della fiducia illimitata dell’intera società. C’erano contrasti politici e sociali, ma non c’era la sfiducia che c’è oggi sulle capacità delle classi dirigenti”.
Questo, secondo l’ex ministro socialista, “è l’elemento più grave che abbiamo davanti e siccome le classi dirigenti incidono sulla vita delle istituzioni, oggi vedo una grave difficoltà delle istituzioni. Il 2021 sarà sicuramente un anno in cui emergeranno tutte le ragioni delle crisi istituzionali non risolte del nostro Paese: oggi tutti, governo, Parlamento ecc., fanno ciò che non è loro compito fare”.
