La personalità politica di Mario Zagari si inserisce a pieno titolo nella lunga tradizione delle figure umane con caratteristiche e formazione culturale assai simile ai padri del socialismo.
Nacque a Milano nel 1913 e fu un giornalista e un avvocato che, nella seconda guerra mondiale, svolse servizio come ufficiale degli alpini. Maturò ben presto una coscienza politica antifascista e divenne membro del CLN, entrando nella clandestinità sino al punto che nell’ottobre 1943 venne arrestato.
Riuscì a evadere e riprese la lotta partigiana e alla fine della guerra fu eletto deputato all’Assemblea costituente. Aderì al Partito Socialista Italiano vivendo questa militanza con diversi mutamenti di rotta pur sempre nell’alveo socialista che coincisero con la tormentata storia del socialismo italiano in special modo nel dopoguerra.
Quando si visse la scissione di palazzo Barberini del 1947 aderì al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (Psli) che venne fondato da Giuseppe Saragat, dal quale però uscirà nel 1949 per entrare nel Partito Socialista Unitario (PSU), che fu una formazione socialista moderata di cui divenne segretario.
Nel 1952 il PSU si fuse con il PSLI da cui ebbe origine il Partito Socialista Democratico Italiano. Nel 1958 Zagari però uscì dal Psdi per fondare il Movimento Unitario di Iniziativa Socialista (MUIS), che nel 1959 confluì nel Partito Socialista Italiano. Fu rieletto lungamente alla Camera dei Deputati nelle elezioni del 1963, 1968, 1972 e 1976.
Da sempre fu un europeista convinto anche negli anni in cui visse in clandestinità e nel 1979 si presenta alle prime elezioni per il Parlamento europeo riuscendo ad essere eletto. Si contrappose come candidato dei socialisti a Simone Veil per l’elezione alla presidenza del Parlamento europeo, conseguendo 112 voti contro i 410 che al primo turno fecero eleggere la sua rivale.
Al Parlamento europeo fu rieletto nel 1984, mentre, invece, non riuscì ad essere riconfermato nel 1989. Nel decennio successivo presiedette il Consiglio Italiano del Movimento Europeo. Ricoprì numerosi incarichi di governo essendo un uomo competente e preparato sul piano tecnico.
Infatti, fu sottosegretario agli Affari Esteri del secondo e terzo governo Moro e nel I Governo Rumor (1964-1969). Mise in luce un tema fondamentale della politica economica mondiale che era quello della cooperazione allo sviluppo con il Terzo mondo partecipando anche alla conferenza sulla smilitarizzazione degli oceani.
Diventò anche ministro del Commercio con l’estero nel terzo governo Rumor e nel governo Colombo (1970-1972). Successivamente fece anche il Ministro di grazia e giustizia nel quarto e quinto governo Rumor (1973-1974). In questa periodo fu l’artefice di riforma del processo civile del lavoro e varò anche la “miniriforma” della società per azioni che introddusse le nuove norme sulla responsabilità penale.
In parlamento si impegnò attivamente per fare approvare una legge-delega per giungere ad una riforma del codice di procedura penale che fornì i fondamenti della riforma del 1987.
Fece predisporre un disegno di legge-delega per la riforma del codice di procedura civile (progetto Liebmann), che anch’esso rimase inattuato. Mentre a livello europeo affrontò la questione dello status dei lavoratori migranti.
Fu anche testimone nelle vicende successive all’opposizione del segreto politico-militare sull’appartenenza al SID di Guido Giannettini, attestando l’esistenza di una consultazione a livello politico-governativo. In seguito a tali dichiarazioni si riuscì ad evincere l’esistenza di connivenze istituzionali che impedivano le indagini sulla ricerca della verità sulla strage di piazza Fontana.
