Home Economia Il rapporto Svimez denuncia l’aggravarsi della questione meridionale

Il rapporto Svimez denuncia l’aggravarsi della questione meridionale

by Rosario Sorace

L’eterna questione meridionale assolutamente irrisolvibile si allarga per gravità con le varie chiusure e lo Svimez avverte: “Il lockdown fa crollare il sud”. Naturalmente la risposta del Presidente del Consiglio Conte è scontata: «Diseguaglianze strutturali».

Infatti i dati dell’associazione indicano una proiezione della ripresa che è differente per il 2021: nel settentrione la crescita sarà del 4,5 per cento mentre nel mezzogiorno dell’1,2. Lo Svimez ha calcolato che ogni mese il lockdown è costato quasi 48 miliardi di euro, di questi quasi dieci al Sud dove, inoltre, sono stati persi circa 280mila posti di lavoro in quanto vi è stata una riduzione nei primi tre trimestri pari al 4,5 per cento equivalente al triplo rispetto al Centro-Nord.

Il Pil del Mezzogiorno poi risulterebbe a fine 2020 addirittura al di sotto del suo picco minimo del 2014, e persino inferiore di 15 punti percentuali rispetto al 2007. Una situazione di emergenza sociale preoccupante e drammatica per un territorio che per il comparto sanitario «era già zona rossa prima della pandemia», secondo quanto dice il direttore dell’associazione Luca Bianchi.

Una condizione frutto «di un mix drammatico di inefficienze e distorsioni» che anche a causa della seconda ondata, ha portato al tracollo un territorio con «un tessuto produttivo più debole, un mondo del lavoro più frammentario e una società più fragile».

Il reddito di cittadinanza è stato sostanzialmente, si inefficace e, soprattutto, «scarso se non nullo sul mercato del lavoro». Un quadro davvero drammatico in cui l’occupazione femminile è stata letteralmente spazzata via con un calo che arriva all’80 per cento di quella che è stata creata tra il 2008 ed il 2019.

Il calo maggiore del Pil con meno 12,9 si registra in Basilicata, ma anche in Molise e Puglia le perdite sono elevate risultate assai alte e hanno registrato una diminuzione rispettivamente dell’11,7 per cento e del 10,8.

Cosicché è naturale che la presa per il 2021, sempre secondo il rapporto Svimez, sarà «a due velocità» con un forte differenziale Nord/Sud: 4,5 per cento contro 1,2 per cento. In ogni caso va comunque detto che le previsioni dell’associazione segnalano una riduzione lievemente minore del Pil delle regioni meridionali rispetto a quello di quelle settentrionali: rispettivamente -9,0 per cento e –9,8 per cento.

Per quanto riguarda poi il 2022 le suddette previsioni si confermano e il trend di disuguaglianza fra le due aree del paese diventerebbe ancora più grave e pesante con un aumento del Pil del nord del 5,3 per cento e del 1,4 per cento per quanto riguarda quello del sud.

Il premier Giuseppe Conte ha preso atto di queste fosche previsioni e ha parlato senza mezzi termini di una «vera emergenza sociale» causata dal virus nel sud Italia. Il primo ministro ha poi affermato: «Questa crisi ha colpito tutti ma non tutti nello stesso modo» e, comunque, ha evidenziato che si tratta di un crescita del divario dovuto a «diseguaglianze strutturali».

Conte ha garantito «attenzione costante» verso il mezzogiorno che negli intenti del suo governo deve essere «motore di ripresa» perché «rafforzando il Sud, lo abbiamo specificato più volte, rafforziamo l’intero paese». I fondi del Recovery plan sono quindi una grande possibilità da sfruttare e il Ministro Provenzano ha detto che i 140 miliardi messi a disposizione «per i prossimi sette anni» vanno indirizzati per consentire una «strategia di sistema e investimenti per il rilancio» che ci permetta di «evitare la voragine occupazionale» data da una crisi che «non è un cigno nero ma un acceleratore di dinamiche già esistenti».

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