Home In evidenza Tra salari da fame e precariato il messaggio del governo è: ‘Andate a lavorare’

Tra salari da fame e precariato il messaggio del governo è: ‘Andate a lavorare’

by Romano Franco

La campagna di Meloni contro il Reddito non si ferma e, al di là delle critiche, il rischio di inaugurare uno scenario da guerra civile rimane dietro l’angolo.

Sono oltre 3 milioni i percettori del Rdc e oltre un milione e mezzo le famiglie che, ad oggi, percepiscono la misura.

A questo si aggiungono i malumori generati dalla disastrosa gestione della guerra che danno come risultato una situazione caotica e fuori controllo che si manifesterà probabilmente dopo l’inverno.

Le reazioni dei mercati e dei giornali, per il momento, stanno mitigando la situazione catastrofica verso cui sta andando il Paese, per esempio evidenziando a caratteri cubitali il dato inerente all’occupazione che è al massimo storico, ignorando in maniera quasi insopportabile il rapporto tra le entrate e le spese sopportate, ad oggi, dalle famiglie italiane.

A differenza degli anni settanta, infatti, una persona con uno stipendio normale, oggi, non riesce ad arrivare alla fine del mese, anche con un secondo lavoro, e trovare la quadra diventa più che una mission impossible.

Già prima dell’inflazione, dovuta a guerra e sanzioni, il costo della vita in Italia per un single era di circa 1.500-1.600 euro al mese. Questa spesa comprende affitto, cibo e auto. Tirato al limite, 1.200 euro al mese. Invece, il costo della vita in Italia per una famiglia è di circa 2.000-2.200 euro al mese.

Ma con un’inflazione che tocca l’11/12% il calcolo andrebbe aggiornato. Infatti, per un single oggi vivere in Italia costa 1.750 euro, netti, mentre per una famiglia italiana il costo medio si aggira intorno a 2.400 euro al mese.

Su 40,5 milioni di contribuenti, il 4% dichiara più di 2.850 euro netti al mese e sono coloro che riuscirebbero a garantirsi un sostegno economico per far fronte a tutte le necessità, mentre il 56% dichiara meno di 1.300 euro netti al mese, insufficienti per vivere da solo e ancor meno per crearsi un nucleo famigliare.

I più ricchi in Italia risultano essere gli uomini sopra i 50 anni d’età, mentre i più poveri sono le giovani donne sotto i 30 anni. I lavoratori uomini tra i 55 e i 59 anni guadagnano 31.923 euro.

I redditi scendono a poco più di 30 mila tra i 60 e i 64 anni e a 22.514 nel caso degli over 65, sempre uomini, tra cui solitamente rimangono in attività soprattutto i lavoratori indipendenti.

I giovani guadagnano decisamente meno dei 50enni, 11.456 euro lordi se maschi e 8.063 se femmine tra i 20 e i 24 anni.

Stipendi di gran lunga insufficienti per potersi creare un’indipendenza economica e ancor meno se si vuole formare una famiglia con figli. Questo dato, oltre a precludere la natalità in Italia, non permette ai giovani di inserirsi ed essere appagati dal proprio lavoro.

Tra questi lavori sottopagati vi sono certamente quelli che prevedono contratti schiavisti come stage, tirocini, e lavori temporanei di poche ore o stagionali che hanno orari massacranti e che non garantiscono uno stipendio tutto l’anno.

Ma più si avanza con l’età e più i salari aumentano, anche se non di molto. Gli stipendi annui possono arrivare a 15.191, lordi, nel caso dei 25-29enni, e a 18.570, lordi, nel caso dei 30-34enni.

Si nota come cresce il gap tra i generi, che diventa in questo caso di più di 5mila euro e aumenta fino a 7.400 nella fascia più “ricca”, quella dei 55-59enni.

La situazione di lavoro sottopagato è sempre più grave nello scenario sociale italiano e la guerra in Ucraina e le conseguenti sanzioni non hanno fatto che peggiorare questa crisi del mercato del Lavoro.

Sono molte le aziende destinate a fallire a causa delle difficoltà e saranno molte altre quelle che si trasferiranno dal vecchio continente, anche negli Usa, a causa dei costi insostenibili di energia e materie prime.

Ma in tutto questo trambusto, il governo Meloni, appare confuso e vincolato e, nonostante sia stato votato per ripristinare la situazione economica italiana pre-guerra e per mettere un freno a inflazione e bollette, al posto di rivoluzionare la geopolitica portata avanti da Draghi che ha innescato aumenti dei costi aziendali privilegiando aziende statunitensi, cinesi ecc… a danno di quelle italiane, il massimo che può fare Giorgia Meloni è elargire qualche bonussino qua e là e qualche pacca sulla spalla per incoraggiare il prossimo.

Per il resto, in vista anche del taglio al reddito che servirà solo in parte per coprire l’aumento della spesa delle armi promessa dal ministro Crosetto, il messaggio del governo rivolto ai cittadini italiani è ancora una volta: armiamoci e partite che del resto ‘non ce ne può fregar de meno’.

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