Home Attualità La riforma del Mes rischia di aprire una nuova crisi di Governo

La riforma del Mes rischia di aprire una nuova crisi di Governo

by Rosario Sorace

Ritorna l’incubo per i politici italiani su cui si appuntano riserve e paure e che è causa di contrasti nella maggioranza di governo e tra le forze di opposizioni. Stiamo parlando della riforma del Mes, che approda verso la firma all’Ecofin del 30 novembre.

Nel governo Pd e Iv hanno dato il via libera, mentre il M5s continua a frenare. Il Ministro Gualtieri è intenzionato a portare il confronto nelle aule parlamentari. Esattamente alla fine dell’anno scorso in dicembre il nuovo testo era finito al centro della polemica politica nella parte che modificava le “clausole di azione collettiva” negli eventuali casi di ristrutturazione del debito sovrano.

Il ministro adesso riferirà nei prossimi giorni alle commissioni parlamentari competenti, prima della riunione dei ministri Ue che dovrebbe dare il nulla osta in vista della firma formale del trattato in programma per il 27 gennaio del 2021. Da questo punto vista resta la marcata differenza di posizione tra i partiti di governo sulla opportunità di utilizzare la linea di credito pandemica da utilizzare per la sanità poiché i 5 Stelle sono decisamente contrari.

La discussa riforma del Meccanismo europeo di stabilità sarebbe il paracadute finanziario del fondo salva banche europeo e su questa tema durante una riunione del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione e i ministri Roberto Gualtieri, Enzo Amendola e Luigi Di Maio è infatti emersa la volontà espressa dal Pd e Italia Viva che sono da sempre favorevoli, mentre il M5s ha dichiarato che occorre il coinvolgimento del Parlamento.

Bisogna ricordare i vari step che a partire dal 14 dicembre 2018 si sono fatti, quando i 19 Stati che hanno adottato la moneta unica hanno approvato il prospetto per riformare il trattato internazionale che ha istituito il Mes. Poi nel giugno 2019 i ministri delle Finanze hanno concordato una bozza di revisione e dopo alcuni giorni i capi di Stato ne hanno preso atto.

Contemporaneamente si è invitato l’Eurogruppo a continuare i lavori di approfondimento su tutti gli aspetti della riforma e del pacchetto più generale che prevede un programma a tappe per il completamento dell’Unione bancaria. Lo scopo della riforma è quella di potenziare e rendere più semplice l’utilizzo degli strumenti a disposizione del fondo prima del salvataggio di un Paese che sono le linee di credito precauzionali.

Si dovrebbe arrivare anche all’eliminazione del criticato Memorandum che sarebbe sostituito con una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità. Nella nuova versione il Mes dovrebbe assumere anche un altro compito che tutela i contribuenti nel senso che fornisce un paracadute finanziario (backstop) al fondo salva-banche Srf (il fondo unico di risoluzione europeo alimentato dalle banche stesse), nel caso in cui dovessero finire le risorse a disposizione per completare i ‘fallimenti ordinati’ delle banche in difficoltà.

In Italia questa riforma in discussione era passata nell’indifferenza e nel silenzio, tranne che tra i tecnici e gli addetti ai lavori, fino a quando nel dicembre dello scorso anno il nuovo testo è finito al centro del conflitto politico nella parte relativa alla riforma delle “clausole di azione collettiva” (Cacs) e negli eventuali casi di ristrutturazione del debito sovrano di uno Stato membro.

La preoccupazione italiana è che questa riforma presenta alti rischi per l’Italia e potrebbe addirittura rendere obbligatorio di ristrutturare il debito in cambio di sostegni finanziari. Mentre le modifiche in discussione dal 2022 daranno alla vasta platea degli azionisti l’approvazione della ristrutturazione di un debito sovrano, perché dalle attuali regole che richiedono una doppia maggioranza si passerà a una maggioranza unica.

Gualtieri ha detto di aver ottenuto la possibilità di una sub-aggregazione dei titoli, una specie di via di mezzo tra i due meccanismi. Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha detto che, “come nel Trattato già oggi in vigore non c’è scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito” e “anche la verifica della sostenibilità del debito prima della concessione degli aiuti è già prevista dal Trattato vigente”.

Inoltre “non viene modificato il riferimento presente nella versione attuale del Trattato al coinvolgimento del settore privato, che rimane strettamente circoscritto a casi eccezionali e non è in nessun caso una precondizione per accedere all’assistenza finanziaria”.

Nel dicembre 2019 il governo ha annunciato che le discussioni in sede europea sarebbero state portate avanti “seguendo una logica di pacchetto”. Doveva essere completata con la riforma del Mes anche la necessità di uno strumento di bilancio comune e le definizione della road-map sull’unione bancaria. A marzo poi con la pandemia tutto è stato rinviato e adesso ritorna all’ordine del giorno creando nuovi malumori e mal di pancia di rallentare ulteriormente la navigazione faticosa governo.


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