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IL GIOCO DELL’OCA. LA CRISI AL PUNTO DI PARTENZA

by Bobo Craxi

La crisi politica del Governo Conte come nel gioco dell’oca ritorna alla casella di partenza e d’altronde le premesse affinché essa fosse destinata a rientrare c’erano tutte.

I problemi di fondo restano tutti sul tappeto e sono legati alla struttura stessa della coalizione politica che deve guidare un paese come il nostro che ha vincoli storici e naturali con l’Europa e l’Alleanza Atlantica e che non può sbandare per troppo tempo comprendendo nell’area governativa movimenti e partiti sovranisti all’eccesso, filo russo-cinesi e anti-europei espliciti o coperti.

La Pandemia e il voto di due anni e mezzo orsono ha costretto fare di necessità virtù ma i nodi irrisolti, non della crisi politica ma della vita istituzionale, incombono a partire dall’elezione del nuovo Capo dello Stato che dovrebbe essere eletto da un Parlamento dimezzato e sarà nuovamente il prodotto di una convergenza fra posizioni diverse; nuovi costruttori appariranno all’orizzonte ma non si può risolvere ciò che non può essere risolto nella crisi della politica italiana.

L’epidemia avrebbe potuto essere l’occasione di uno sforzo nazionale ma né il centro-sinistra spurio né tantomeno il centrodestra hanno le caratteristiche proprie di coalizioni inclusive dal carattere di alta responsabilità nazionale. Certamente questa potenza di leadership inclusiva non l’ha avuta Conte, e d’altronde sarebbe stato chiedere troppo ad un avvocato prestato alla politica di assumere le sembianze di “Padre della Patria” manco fosse Charles de Gaulle che liberò i francesi o Winston Churchill, anche se a lui qualche volta glielo hanno fatto credere, con i risultati comici che conosciamo.

Quindi la crisi torna al punto di partenza; il putch contiano per respingere l’assalto di Renzi e mantenere i pieni poteri sulla pandemia, sulla gestione dei fondi del recovery e sui servizi di sicurezza è miseramente fallito perché non ha raccolto voti sufficienti per poter continuare a governare come ha dimostrato il posticcio voto al Senato.

D’altronde è evidente che al primo scoglio che si sarebbe presentato, (il calendario parlamentare ne ha messo uno significativo e beffardo dovendo esprimersi l’aula sul peggior ministro della giustizia degli ultimi venti anni) il Governo non avrebbe avuto vita degna.

Chi accarezzava il sogno elettorale con tanto di Lista Conte pronta all’uso ha dovuto ripiegare di fronte all’evidenza del rischio di una vittoria netta della destra, la peggiore e più disorganizzata d’Europa non essendo neanche capace di collegarsi alle esperienze conservatrici che nel continente non mancano e che sono tutto sommato accettabili per mantenere saldo il legame con l’Europa e la solidarietà atlantica.

Si ritorna quindi alla situazione originaria probabilmente ciascuno dovendo rinunciare alla rovinosa strategia di voler stravincere sul proprio avversario interno alla coalizione. Conte se vorrà mantenere la posizione presidenziale sarà costretto a cedere quote della sua sovranità ed aprire al rimpasto che si ostinava a negare, il PD dovrà presto o tardi sciogliere il nodo politico che lo obbligherà a declinare il suo orizzonte strategico oggi troppo vincolato ai populisti nostrani delle cinquestelle che i risultati elettorali e la fase storica in occidente li dichiara declinanti.

Renzi dal canto suo dovrà deporre il costume del killer seriale di presidenti del consiglio e indossare quelli del federatore di un’area riformista del centrosinistra che non intende assoggettarsi al duopolio pd-5s e che svolga una funzione democratica essenziale per aumentare il tasso di compatibilità con la responsabilità di Governo di una parte consistente del nostro elettorato e per riconsegnare alla sinistra italiana una fetta di elettori di centro che non intende consegnarsi alla destra di Salvini.

D’altronde, un accordo politico futuro non potrà che scaturire da forze che hanno degli orientamenti comuni e le questioni di fondo non possono che considerarsi rinviate. E’ la sinistra italiana la parte più “politica” del paese, per questa ragione proprio a partire dalle riconsiderazioni storiche di questi giorni sulla lunga stagione delle divisioni che sono intervenute a sinistra potrebbe perpetuare lo stesso schema anche in questo secolo che né proietterebbe tutto il suo tratto infantile.

Un Governo non va bene “comunque” purché siano presenti gli eredi del PCI, il rischio di un neodoroteismo e di un “governismo” senza prospettive deve essere scongiurato. La Crisi e la sua soluzione possono essere salutari per tamponare e svelenire il clima in presenza di un’emergenza nazionale, e le basi per una nuova fase Costituente per la Democrazia Italiana e per il rinnovamento delle forze politiche, in particolare a sinistra, devono essere poste per tempo e con responsabilità democratica; questa sì.

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