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Dpcm di Natale, un invito al massimo rigore per iniziare un 2021 senza Covid

by Romano Franco

Nulla di ufficiale ancora per il nuovo Dpcm di Natale, ma le linee guida sono già state impostate. Sì all’apertura dei ristoranti a Natale, a Santo Stefano e a Capodanno, viene confermata la stretta sulla mobilità, dal 21 dicembre fino al 6 gennaio gli spostamenti tra regioni gialle saranno possibili solo per chi farà ritorno al proprio luogo di residenza o di domicilio.

E’ il frutto di una lunga trattativa avvenuta tra Conte, Boccia e i capi delegazione. Nulla ancora è certo, non si sa ancora per quanto riguarda i ricongiungimenti e le case fuori regione. Ma l’ala più rigorista ha insistito fino alla fine su un un’ulteriore stretta per quanto riguarda i ristoranti nei giorni festivi.

I bar chiuderanno alle 18 ma si temono, sia alla vigilia di Natale che alla vigilia di Capodanno, degli assembramenti in piazza per i festeggiamenti, in effetti tra alcool e entusiasmo sarà difficile rispettare le restrizioni.

Chi spinge per prendere il consenso dei ristoratori è Italia Viva, infatti, il capo delegazione, Teresa Bellanova, non si cura dell’allerta e, dimenticandosi la tragedia e gli errori estivi, vuole riaprire per quei pochi giorni per aumentare la possibilità di contagio e affrontare, con molta probabilità, una nuova recrudescenza. Bisogna smettere di fare politica e pensare ad un’unica riapertura graduale. Basta propaganda.

Anche Conte non è da meno! E, dopo aver perso un ampio gradimento, si fossilizza su una riapertura forzata della scuola per il 14 dicembre come “gesto simbolico”, così lo definisce. Ma fortunatamente gli esperti stanno mettendo un freno a queste richieste folli della classe dirigente.

Non si può dare questo privilegio a pochi e non si può, minimamente, pensare di aprire e chiudere a proprio piacimento seguendo la pancia del proprio elettorato, c’è gente nella politica che non ha ancora compreso la portata della catastrofe o chi, per futili motivi, le ignora.

Speranza ha illustrato le linee guida del Dpcm in Parlamento, le nuove misure restrittive anti-Covid saranno valide dal 21 dicembre al 6 gennaio. Poi prima della riunione del Cdm, nella quale si discuterà anche del decreto legge necessario per limitare gli spostamenti, ci dovrebbe essere un nuovo confronto con le regioni.

Le restrizioni e le misure sono da ore al centro di un dibattito acceso tra i ministri: a confronto la linea rigorista del ministro della Salute Roberto Speranza e dei ministri Pd Dario Franceschini e Francesco Boccia, con la linea della prudenza espressa dal 5s Alfonso Bonafede, e quella più ‘aperturista’ della ministra di Iv Teresa Bellanova.

Il premier Conte, che all’inizio era per una riapertura più allentata, è tornato sui suoi passi e alla fine ha fatto riaffiorare il buon senso decidendo di optare per una linea più prudente. Unica eccezione, i ristoranti: potranno restare aperti a pranzo, nelle zone gialle, il 25 e 26 dicembre e il primo gennaio. In più, il governo decide di blindare il Natale e il Capodanno stabilendo che il 24 e 25 dicembre e il primo gennaio non si potrà uscire dal proprio Comune.

Sulle persone da ospitare a cena o a pranzo a casa non arriveranno regole e divieti, ma raccomandazioni e l’invito a evitare di stare con persone non conviventi. In tutto il periodo, compreso il Natale, resterà il coprifuoco dalle 22 e l’apertura dei negozi fino alle 21.

Per quanto riguarda la messa di Natale dovrebbe svolgersi alle 20, anche se a questo manca l’ok della Cei. Restano ancora diversi dubbi. Sulla chiusura degli alberghi vicini alle piste da sci, ad esempio, si dibatte a lungo ma una decisione non viene presa. Così come resta l’incognita del possibile ritorno in classe degli studenti delle superiori da dicembre.

Ma ci sono alcuni punti fermi: gli impianti sciistici restano chiusi fino a gennaio (Francia e Germania dovrebbero fare come l’Italia, avrebbe detto il premier nel pomeriggio) e per evitare il contagio di ritorno da altri Paesi che hanno gli impianti aperti, dovrebbe esserci obbligo di quarantena. Le crociere dovrebbero subire uno stop, per evitare che le feste vietate a terra, si svolgano in mare.

Insomma, o si apre o si chiude. Non esistono mezze misure! Se chiudi però, governo, non puoi permetterti di riaprire per poi richiudere il giorno dopo solo per dare questo privilegio a pochi.

Bisogna finirla di dare il contentino al proprio elettorato che, per un esigenza di viscere, chiede un’azione immediata non curandosi delle conseguenze. Stiamo ancora pagando le mosse propagandistiche di quest’estate, ripetere lo stesso errore è da stupidi. Perciò, si invita il governo ad utilizzare il massimo rigore possibile e di approfittare delle feste per cercare di azzerare il contagio. La cosa migliore sarebbe iniziare l’anno fuori da questo incubo, del resto poco importa.

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