Home Cronaca Traffico illecito di rifiuti tossici scoperto tra il Lazio e la Campania

Traffico illecito di rifiuti tossici scoperto tra il Lazio e la Campania

by Redazione

Tutto comincia nell’ottobre del 2018, il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ed eseguita dai carabinieri della sezione di PG della Procura di Roma e del Gruppo Forestale di Roma hanno portato agli arresti (domiciliari) 8 persone, 11 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e 4 misure interdittive del divieto di esercitare attività di impresa per dodici mesi.

Sono 23 le persone accusate di associazione a delinquere finalizzata ad una serie indeterminata di reati contro l’ambiente, traffico illecito di rifiuti, autoriciclaggio, furto, ricettazione e sottrazione di cose sottoposte a sequestro. Insieme alla procura di Roma hanno collaborato anche: NIPAAF e gli agenti della Polizia Ferroviaria di Roma, la Polizia Locale di Roma Capitale e la Polizia Locale della Città Metropolitana di Roma Capitale.

Sono stati impiegati oltre 120 uomini distribuiti nelle province di Roma e Napoli. Dalle immagini sono emerse le condotte originariamente sviluppate su tre distinti filoni e poi riunite, hanno portato all’individuazione di un ingente traffico illecito di batterie al piombo esauste, al quale concorrevano diversi soggetti con differenti compiti.

Sono stati innanzitutto identificati una serie di persone che sistematicamente, più volte al giorno, depredavano le batterie dal Centro di Raccolta AMA di Cinecittà (documentati oltre cento furti in poco più di due mesi), oppure se ne approvvigionavano illegalmente attraverso una raccolta non autorizzata, in violazione della normativa di settore.

Poi c’è chi si occupava della vendita, in una base allestita a Tor Sapienza il materiale veniva stoccato e esportato in Romania, oppure veniva immesso sul circuito legale nazionale, ricorrendo alla complicità di alcuni commercianti del settore.

Quest’ultimi infatti, attraverso la falsificazione della documentazione volta a certificare la provenienza lecita del rifiuto, ricevevano le batterie che reintroducevano nel circuito legale di smaltimento, conferendole ad un compiacente centro di raccolta autorizzato del napoletano.

Il giro di affari si stima intorno ai 400.000 euro in sei mesi, non tanti visti i danni e il disturbo. Speriamo la giustizia faccia sempre il suo corso, anche se, non c’è pena per chi danneggia il nostro habitat per dello stupido profitto, si spera che, se dovessero essere rei delle accuse imputate, gli si dia il massimo della pena.

 

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