Home Attualità Vendetta e accordi politici di bassa lega, non una sete di giustizia

Vendetta e accordi politici di bassa lega, non una sete di giustizia

by Maurizio Ciotola

Definire l’arresto di sette ex terroristi rossi e la caccia per altri tre, “sete di giustizia” e non “vendetta”, ci fa fortemente dubitare della ministra Cartabia, in quanto ministra, certo, ma non solo.

Se è vero, e non vi è ragione di dubitarne, che il Presidente della Repubblica Mattarella con il primo ministro Draghi, hanno determinato la svolta francese nella cattura di quella decina di settantenni o poco meno, abbiamo di che dubitare sul senso di giustizia che anima alcuni uomini, da cui sono impersonate le istituzioni del nostro Paese.

Le dieci persone, di cui non faccio l’elenco nominativo, condannate per fatti di terrorismo, su cui non intendiamo e non abbiamo gli strumenti per mettere in discussione, dopo trent’anni e una vita da cittadini onesti sul suolo francese, sono state arrestate, forse per qualche momentaneo tributo politico della Francia verso l’Italia.

Ci rifacciamo ancora, come abbiamo anche fatto di recente e ostinatamente continueremo a fare, all’art. 27 della Costituzione, al terzo comma, per quanto riguarda la funzione rieducativa delle pene.

Dopo trent’anni dalla condanna nei quali queste persone, perché tali sono, hanno vissuto in Francia nel perfetto rispetto delle leggi, costruendosi una nuova vita, di cui non vi è accenno o richiamo al loro passato, quale può essere alla soglia dei settant’anni la possibile rieducazione?

Non solo, ma come dovrebbero essere rieducati, reinseriti, se per trent’anni hanno fatto parte di un contesto civile nel pieno rispetto delle leggi, trasformando il proprio vissuto rispetto al passato?

Non riteniamo forse sufficienti trent’anni vissuti in un Paese civile, da cittadini onesti, per cui queste persone condannate tre decenni fa per atti di terrorismo, costituiscono oggi la evidente dimostrazione, di aver compiuto un percorso di revisione del loro pensiero e della loro azione?

Come dobbiamo chiamarla se non “vendetta”, ministra Cartabia, il modo con cui è puntualmente applicata la Giustizia in Italia nei confronti di alcuni soggetti piuttosto che altri, quelli sì, a piede libero e tuttora attori di azioni illegali sul suolo italiano?

Se in questo periodo di fine mandato il Presidente della Repubblica è incappato nel desiderio di una volontà dimostrativa, a prescindere, abbiamo di che temere per i prossimi mesi.

E se questo approccio nei confronti delle giustizia è ancora comprensibile per un tecnico economico com’è il presidente Draghi, come lo fu Ciampi nel 1993, riteniamo sia inaccettabile per qualsiasi presidente del Consiglio della nostra Repubblica, che ha giurato sulla Costituzione.

Da un punto di vista politico quest’azione ha un tornaconto non indifferente per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, sia esso l’attuale primo ministro che ha lavorato per l’operazione francese, sia la ministra della giustizia, che classifica l’azione come un atto di giustizia e non di vendetta.

In un colpo solo hanno intercettato le istanze giustizialiste di un’area trasversale e maggioritaria in Parlamento, finalizzata a saldare le basi di un’intesa per l’elezione del successore di Sergio Mattarella.

Ancora una volta è assente la Politica e con essa la giustizia, il senso di giustizia, per rimarcare una volontà di vendetta e giustizialismo a tempo, nonché secondo esigenze, perseverando in una continua devastazione e balcanizzazione del nostro Paese, iniziata nei primi anni novanta.

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