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Usa, Aborto: Lo scontro ideologico si trasforma in “guerriglia”

by Freelance

Di Ginevra Lestingi

Negli Usa scoppia il panico dopo che la Corte Suprema tre giorni fa ha cancellato la sentenza “Roe vs Vade” del 1973, riportando il Paese di cinquant’anni indietro.

Le rivolte sono scoppiate e hanno portato odio e violenza tra moralisti e coloro che invece reclamano un diritto che fino all’altro giorno veniva riconosciuto dalla Corte Suprema.

A New York i manifestanti, i cosiddetti pro-choice, si sono radunati a Bryant Park, nel cuore di Manhattan e almeno 25 di loro sono stati arrestati per aver protestato violentemente.

A Los Angeles invece si è marciato lungo la  Freeway 110, che collega il centro della città con il porto. L’occupazione si è prolungata nelle strade del centro di LA per tutta la notte, scatenando anche sui social una guerra tra chi sostiene le ragioni dei manifestanti e chi li accusa di “fascismo” poiché cercano di imporre il loro punto di vista, bloccando la città senza le necessarie autorizzazioni.

Non è andata tanto meglio a Phoenix dove la polizia è dovuta intervenire quando un gruppo di manifestanti, radunatisi davanti al palazzo del Senato, ha rotto alcune finestre tentando di entrare nell’edificio, ricordando il clima dell’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti d’America del 6 gennaio 2021. I manifestanti sono stati dispersi dalla polizia con l’uso di lacrimogeni.

Ma il clima da “guerra civile” si evidenzia ancora di più quando ai pro-choice si contrappongono i “pro-life” che invece appoggiano fermamente la decisione della corte suprema.

A Washington Dc centinaia di persone di entrambe le fazioni si sono schierate davanti alla Corte Suprema. Il clima di tensione che si respira è alto e basta davvero una scintilla per farlo diventare fuori controllo.

In South Carolina, a Greenville, la polizia è dovuta intervenire proprio per impedire lo scontro tra i manifestanti dei due schieramenti, pro-choice e pro-life. La protesta è finita in maniera violenta e ci sono stati parecchi arresti da parte delle forze dell’ordine.

In Iowa, un pick-up ha investito un gruppo di manifestanti a favore del diritto all’aborto. Non è stato ancora confermato se il 60enne alla guida lo abbia abbia fatto per motivi ideologici o meno.

Il divieto di aborto ha condizionato la decisione di diversi stati degli Usa. Per ora sono 20 gli stati che hanno reso subito operativo il divieto di aborto e ci si aspetta che altri sei possano presto seguire il loro esempio. Ciò costringerà le donne a fare viaggi in altri stati per abortire o, per quanto riguarda i più poveri della società, di ricorrere a pratiche clandestine poco convenzionali e sicure.

Anche il mondo dello sport si muove. La star dei Los Angeles Lakers, Lebron James, ha ritwittato il post dell’attivista politica Angela Rye che ha voluto denunciare in un tweet proprio la discriminazione che colpirà maggiormente donne afroamericane disoccupate.

Ma Lebron non è stato l’unico sportivo di caratura internazionale a prendere posizione contro la decisione della Corte Suprema, anche Luis Hamilton ha voluto esprimere il suo parere tramite una storia sul suo profilo social.

Insomma, il dibattito etico si è trasformato a gran velocità in un problema sociale e nelle ultime ore Just the Pill, un’organizzazione senza scopo di lucro, che segue pazienti che desiderano avvalersi dell’uso di pillole abortive in diversi stati, ha visto quadruplicarsi il numero giornaliero di domande di assistenza e la maggior parte vengono dagli Stati che hanno proibito la pratica dell’aborto.

La protesta urbana sta prendendo piede e lo scontro ideologico, con un popolo armato, si trasformerà ben presto in guerriglia. La guerra civile negli Usa sta diventando sempre più una realtà e con l’inflazione che colpisce maggiormente i ceti medio bassi non sarà difficile prevedere il triste epilogo di queste scelte stupide.

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