Home In evidenza Giorgia Meloni si scaglia contro il reddito di cittadinanza per favorire lo “schiavismo”

Giorgia Meloni si scaglia contro il reddito di cittadinanza per favorire lo “schiavismo”

by Romano Franco

Non si ferma la campagna d’odio di Giorgia Meloni contro i poveri di questo Paese. “Il reddito di cittadinanza è stato un fallimento totale”, dice la leader di Fratelli d’Italia.

L’accanimento di alcuni figuri nei confronti del Rdc non è un mistero e, così, al posto di rivedere e migliorare una riforma realizzata, male, per introdurre lavoro e per aiutare le famiglie e i poveri in difficoltà, si fa carne da cannone sui poveri percettori del reddito di cittadinanza.

Cosa non si fa pur di reintegrare contratti da fame e lavoro sottopagato: è questo il credo di Giorgia Meloni. “Nonostante abbia avuto per lo Stato un costo esorbitante pari a circa 9 miliardi di euro l’anno. Stendendo un velo pietoso sulle migliaia e migliaia di truffe che ha generato – favorendo anche criminali, mafiosi e spacciatori – ha fallito come strumento di lotta alla povertà che doveva essere abolita e invece ha raggiunto i massimi storici e ha fallito come misura di politica attiva del lavoro, visto che pochissimi dei percettori del reddito di cittadinanza sono stati alla fine assunti e hanno trovato un lavoro dignitoso”.

Eliminare le frodi è possibile. Basterebbe solo punire i falsi percettori con misure molto più severe perseguendo in maniera più seria le truffe allo Stato.

Ma per Giorgia Meloni nulla serve e il messaggio pietoso si abbatte con violenza contro la misura. “È l’ennesima riprova del fatto che avevamo ragione quando dicevamo che le risorse per le politiche attive andavano usate per aiutare le imprese ad assumere. Oggi lo dicono un po’ tutti – dice la Meloni – però rimane che Fratelli d’Italia è stata l’unica forza politica di tutto il Parlamento, nella legislatura appena conclusa, che non ha mai votato a favore del reddito di cittadinanza. Ecco perché noi crediamo che uno Stato giusto non debba mettere sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo. Uno strumento di tutela serve per chi non è in condizione di lavorare: over 60, disabili, famiglie senza reddito che hanno dei minori a carico. Ma per gli altri quello che serve è la formazione e gli strumenti necessari a favorire le assunzioni”.

E in conclusione dice: “La verità è che l’unico modo di combattere ed abolire la povertà è consentire a chi è in una condizione difficile di migliorare quella condizione. Questo non si fa mantenendo le persone nella stessa realtà nella quale si trovano ma consentendo loro di avere un lavoro, un lavoro dignitoso e ben retribuito, che possa aiutarle a crescere indipendentemente dalla condizione dalla quale provengono. Questo fa uno Stato giusto”.

Difficile se il datore di lavoro ti assume per 600 euro al mese, o se l’impresa in cerca di personale fa perdere tempo al dipendente per formazione o quant’altro.

Il reddito di cittadinanza potrebbe intervenire proprio in quel frangente e può essere ristrutturato per aiutare famiglie in difficoltà, ma anche imprese che non possono permettersi di assumere.

Ecco perché, di sicuro, deve essere riveduto e corretto, ma, abolirlo senza introdurre un salario minimo o senza garanzie per i lavoratori consentirebbe solo ai datori di lavoro schiavisti di sfruttare impunemente i propri dipendenti. Mossa che aggiungerebbe altro malcontento a quello già esistente.

Giorgia Meloni ha sempre sostenuto di essere contro gli interessi dei poteri forti e vicina agli ultimi della società, ma eliminare una misura che dia la possibilità alle persone di non essere vincolate a contratti di schiavitù, significa andare nella direzione ostinata e contraria rispetto a quella indicata.

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