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Mediterraneo: 50 migranti muoiono a largo della Libia

by Romano Franco

Si tingono ancora di rosso le acque del Mediterraneo. E’ l’ennesima tragedia verificatasi a bordo di un barcone, al largo della Libia, che ha visto morire 50 persone che miravano ad una nuova vita in Europa.

Oltre 95 migranti, da ieri mattina, alla deriva su un barcone al largo della Libia, sono stati intercettati in mare ieri sera e riportati a Tripoli dalla Guardia costiera libica. “Circa 95 persone sono state intercettate/soccorse in mare e riportate a Tripoli questa notte dalla Guardia costiera libica”. Lo scrive su Twitter l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) in Libia precisando che “Unhcr e Irc stanno attualmente fornendo loro coperte, acqua e assistenza medica”. Negli ultimi giorni oltre 700 migranti sono stati riportati in Libia, “solo per finire in detenzione arbitraria” afferma Tarik Argaz, portavoce dell’Unhcr in Libia.

“E’ necessario – aggiunge – fornire urgentemente più vie legali per uscire dalla Libia per evitare che accadano tragici incidenti in mare e per frenare il traffico di esseri umani”. I militari della Guardia di finanza hanno intercettato la scorsa notte, nelle acque a dieci miglia al largo di Vieste (Foggia), una barca a vela battente bandiera bulgara con a bordo 35 migranti, tra cui nove donne e 12 bambini, tutti afghani. I migranti stanno tutti bene e sono stati ospitati in alcune strutture del porto di Vieste. Sull’imbarcazione, già intercettata nelle acque di Vieste a settembre 2020, c’erano due presunti scafisti, entrambi ucraini, di 35 e 41 anni. La loro posizione è al vaglio degli investigatori.

Questa è l’ennesima tragedia che si consuma a causa della sciatteria e dell’ipocrisia radicate all’interno della nostra società. L’immigrazione va risolta negli Stati di provenienza, e non in mare aperto o all’interno del nostro territorio! E’ un fenomeno che, nel terzo millennio, tramite accordi internazionali e tecnologia, può e deve essere monitorato; riuscire a monitorarlo significa riuscire a prevedere: tensioni sociali, disequilibri e, soprattutto, garantire un canale di accesso sicuro sia per chi accoglie, ma, soprattutto, per chi viene.

Riuscire a mettere in pratica un programma del genere non è difficile e non presenta costi esorbitanti, rispetto a quelli sprecati in assistenza e intervento generati dall’incessante menefreghismo. Ma allora, perché non farlo? Perché non riusciamo ad attuare dei programmi che tutelino cittadini e immigrati veramente, e non solo per ipocrisia creata con lo scopo di nascondere l’enorme business che c’è dietro tutto ciò?! Sono davvero così importanti gli interessi da preservare di chi fa dell’immigrazione un profitto e se ne infischia della gente che soffre e muore ogni giorno?! Quanto può essere ipocrita una società che ti propone un sogno generato dalla disperazione solo per aumentare i profitti del traghettatore o dell’ “anfitrione” di turno?! Tanto e troppo per definirsi una società civile.

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