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Lockdown 2.0: Superficialità e misure tardive, ricetta perfetta di un disastro conclamato

by Romano Franco

Il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, dalla sua pagina Facebook chiede il “lockdown totale in tutto il paese”. Ed ecco che, ancora una volta, la nostra libertà viene minata da questo virus beffardo e dalla scienza che, senza una rotta, cerca di fare esperimenti sociali e studi limitando i nostri comportamenti.

Sono più che compresi i limiti di questa malattia: è letale per gli anziani con problemi cardiaci e altre patologie comuni quali ipertensione (18% dei decessi), il diabete mellito (16%), le cardiopatie ischemiche (13%), i tumori (12%).
Con frequenze inferiori al 10% ci sono le malattie croniche delle basse vie respiratorie, le malattie cerebrovascolari, le demenze o la malattia di Alzheimer e l’obesità.

Ma allora perché non tutelare solo le categorie a rischio??

La paura di considerarla come una misura autoritaria è dietro l’angolo. Ma privare della libertà l’intero paese, privare la progressione del cittadino sano e in salute non è anche quella una forma di becero autoritarismo?

Per sovvertire queste paure si proteggano gli anziani evitando loro contatti inutili; la stretta necessità sarà sempre tenuta in conto, ma, fino all’avvento del vaccino, la loro incolumità ed esistenza sarà messa a dura prova da questo virus infame. Per questo, limitare la loro libertà è una forma di protezione e per chi non voglia attenersi alle regole, potrà semplicemente rinunciare al suo diritto di assistenza sanitaria.

Fino all’avvento del vaccino non vi è altra soluzione. Non si può smettere di vivere per un virus che per il 90% e più dei casi non è minimamente letale. Continuare a indebitarci e rinchiuderci rischia seriamente risvolti autoritari. Non si tratta di scandali e non accuso il governo di essere dispotico, nessuno vorrebbe ritrovarsi a dover prendere determinate decisioni, a mali estremi estremi rimedi purtroppo. E il covid è senza ombra di dubbio un male estremo, ma non è la fine della civiltà o della specie.

Ci sono cose che non hanno molto senso: ai cittadini è stato chiesto di votare per il taglio dei parlamentari, ma perché non ci è stato chiesto se volessimo indebitarci o se volessimo limitare le nostre libertà? Sono queste le domande che ci si pone. Per quale motivo la decisione di limitare la propria libertà e di indebitarci per gli anni avvenire non è stata sottoposta al vaglio del cittadino.

Chi ha dato il potere al nostro apparato democratico di decidere tutto al di sopra di tutti. Questo va molto al di sopra della semplice rappresentanza.

La dittatura scientifica

E poi c’è la dittatura scientifica che, dall’alto della sua sapienza, si assume il compito di imporre determinate decisioni che spetterebbero alla politica.

Si espongono molto, quasi ogni giorno e tutti con teorie ed idee diverse. Uno dei tanti è proprio lui, Anelli, che invita all’assunzione di 23.000 medici laureati che sono in attesa di potersi specializzare. Senza offesa, ma da profano sostengo che la medicina non è la classica materia che si possa applicare solo dai libri di testo; in questo clima di confusione, con una malattia sconosciuta, sistemare gente alle prime armi come carne da cannone in trincea potrà portare solo portare ad un effetto Boomerang, a mio parere. Servono le strutture prima di assumere i medici. Non ci vuole uno scienziato per capirlo. Ma Anelli chiede, ancora una volta, di ammetterli tutti. ‘Sarebbe una boccata d’ossigeno per il sistema’, ha affermato”.

Ad Anelli si aggiunge Walter Ricciardi consulente del ministro della Salute intervenuto a Che tempo che fa. “Contro l’epidemia da coronavirus – ha detto – servono assoluti interventi rapidi, si profila una tragedia nazionale annunciata per un virus che non ha bisogno di perdita di tempo ma di una catena di comando nazionale unica”.

Ma, dov’era finito quest’estate quando c’era la necessità di suddette dichiarazioni?

Ricciardi ha anche rivelato che il ministro Speranza “recepisce con la massima serietà” le indicazioni che i suoi collaboratori danno, “poi però va in Consiglio dei ministri e in conferenza Stato-Regioni i meccanismi sono diversi, manca la rapidità con cui il ministro vorrebbe si intervenisse”.

Per il consulente del ministro della Salute “questa estate abbiamo perso tempo, le seconde ondate le abbiamo avute sempre, era tutto prevedibile, alcune regioni hanno recepito quanto noi abbiamo sostenuto, altre no. Ora riunirci tutti, basare le decisioni sull’evidenza scientifica, e farlo presto”.

Inoltre, ha aggiunto, “vanno rafforzati medici e infermieri, anche spostando le persone da una parte all’altra del Paese, perché molti tra di loro si stanno riammalando. E’ un gabinetto di guerra con questi tempi e non si può aspettare”, ha avvertito. “Era tutto prevedibile. Con il ministro Speranza già il 6 aprile avevamo preparato un piano che però doveva essere recepito dalle Regioni. Alcune lo hanno fatto, altre no”.

Comuni e Regioni

Intanto La ‘red list’ incombe sulle regioni: Campania, Veneto e Toscana rischiano di abbandonare la zona gialla e l’Alto Adige in anticipo diventa già ‘zona rossa’. Il report dell’Istituto Superiore di Sanità è in arrivo nelle prossime ore, con il termometro dei dati che potrebbe allargare la stretta anti-contagio nel Paese. E il governatore Toti si sfila dalla possibile lista dei peggiori, spiegando: “I nuovi dati confermano quelli per zona gialla”.

A puntare il dito sono invece alcuni sindaci: il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, dice che “proclamare la Campania zona rossa è una decisione purtroppo inevitabile, anzi è una decisione tardiva”. Per quello palermitano, Leoluca Orlando, “si va verso una strage annunciata”, ma il commissario per l’emergenza Covid nella città, Renato Costa, assicura: “La situazione dei posti letto a Palermo è impegnativa, ma la affrontiamo in modo adeguato”.

In Toscana, invece, già si lavora ad un piano per far fronte all’aumento di positivi nelle Rsa, nodo da risolvere preliminare uno degli elementi di rischio. Al lavoro sulle cifre e sui 21 parametri che stabiliscono le tre aree di rischio ci sono il governo, la cabina di regia sul Covid e lo stesso Cts.

Il “verdetto”, con il consueto rapporto settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità, slitta rispetto ai tempi annunciati. Nella fase di validazione dei dati da parte delle stesse regioni, per la quale è prevista una tempistica massima di 24 ore, alcune hanno chiesto più tempo e l’incontro della Cabina di regia ci sarà soltanto nelle prossime ore.

Sono queste le decisioni prese dalla scienza e dalla politica, ma non dalla cittadinanza. Viaggiamo in balia delle onde e senza una rotta da seguire, siamo alla mercé del virus e della nostra arroganza e superficialità che trovano il loro apice quando si assiste alle sfilate di politici e scienziati che, nelle vesti di prima donna, succubi della propria vanità, si pavoneggiano e millantano qualità che non hanno.

In questo clima caotico, scienza e politica hanno fallito clamorosamente. Purtroppo, chi dovrebbe guidarci, da destra a sinistra, si è arenato da tempo e non vuole ammetterlo. La dimostrazione?? Da qui a marzo non è cambiato nulla. Superficialità e misure tardive sono rimaste le ricette perfette di un disastro conclamato.

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