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Il Senato approva la direttiva europea sul salario minimo

by Rosario Sorace

L’Europa lo chiede da tempo e così finalmente il Senato approva la direttiva dell’Ue per una “soglia di dignità” del salario minimo, mentre le altre voci vengono lasciate alla contrattazione collettiva. Però i sindacati hanno sempre manifestato la contrarietà alla determinazione di una soglia legale che depotenzierebbe il loro ruolo nella contrattazione collettiva.

Adesso la commissione lavoro del Senato ha dato parere favorevole alla proposta di direttiva dell’Unione europea sul salario minimo. Questo testo indicava a tutti gli Stati di determinare soglie minime di salario pur lasciando un’autonomia sul modo per raggiungere l’obiettivo.

Ormai per l’Italia non è più rilevante se il salario minimo sia introdotto per legge o tramite la contrattazione collettiva prevalente. Da questo punto di vista il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha affermato che “il tema della povertà fra chi lavora è una delle questioni prioritarie, per cui ho manifestato sostegno all’iniziativa comunitaria per l’adozione di una direttiva su salari minimi in Europa”.

Secondo il Parlamento europeo che chiede di introdurlo è un rimedio alla disuguaglianza e povertà lavorativa. Molto positivo il giudizio politico dei senatori del MoVimento 5 Stelle della commissione Lavoro che hanno dichiarato in una nota che questo è “uno stimolo ulteriore per arrivare in tempi rapidi anche in Italia a una legge sul salario minino orario, capace di contrastare fenomeni di concorrenza sleale, dumping salariale e contratti pirata, e garantire ai lavoratori una retribuzione proporzionata e sufficiente ad assicurare loro un’esistenza libera e dignitosa”.

Infatti il M5s è stato firmatario di una delle proposte di salario minimo che giacciono in Parlamento e che, anche durante il governo Conte, non si è riusciti a far approvare. Tale proposta desidera favorire l’introduzione di una soglia minima salariale inderogabile per spingere in alto i minimi retributivi rafforzando nel contempo i contratti collettivi.

“Una sorta di ‘soglia-test’ di dignità ed adeguatezza, che opererebbe solo sulle clausole relative ai ‘minimi’ salariali, se inferiori alla soglia individuata, lasciando quindi alla contrattazione collettiva, e dunque ai sindacati e alle organizzazioni datoriali, la prerogativa di regolare le altre voci retributive”.

Resta comunque il fatto che i sindacati sono storicamente contrari a un salario minimo legale poiché sarebbe indebolita l’importanza del loro ruolo nella contrattazione collettiva. Quindi prende corpo l’ipotesi di ancorare il minimo a quello previsto dai Ccnl firmati dalle sigle più rappresentative, tuttavia questa proposta richiederebbe innanzitutto una legge sulla rappresentanza. La Cgil sta cercando di approfondire l’argomento per rispettare la direttiva europea su salari minimi e contrattazione superando un ritardo inaccettabile e dannoso per il mondo del lavoro.

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