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Le inefficienti maglie che imbrigliano il paese

by Maurizio Ciotola

Il piano sommario di rinascita e resilienza, così come è stato definito e redatto da palazzo Chigi, sembra esser un programma mercanteggiato privo di orizzonti, finalizzato a rispondere alle giuste e doverose richieste dell’Ue, in merito ai nostri programmi di rinascita.

E’ un piano abbozzato che non presenta niente di nuovo, o almeno nulla di diverso da quanto, da oltre trent’anni, richiede una precisa parte del Paese.

Il sistema industriale italiano, obsoleto e frantumato, unitamente a chi su esso costruisce sacche di inefficienza retribuita, ha realmente impedito l’evoluzione industriale che altrove è già in atto da anni, con eccellenti risultati produttivi e occupazionali.

In questo groviglio di inefficienze, si annidano opportunità per pochi e sopravvivenza per tanti, a discapito del futuro dei giovani.

Almeno per coloro che non intendono entrare a far parte dei magliari da cui è infestato, garantendo altrimenti la tenuta di inefficienza e corruzione che immobilizzano il Paese.

Abbiamo perso decenni nelle dispute guidate tra destra e sinistra, concentrandoci sui loro leader, piuttosto che sui programmi e le azioni, se non marginali, da cui è stato contraddistinto il loro agire.

Del resto il sistema mediatico, quanto la misura attraverso cui un giornalista riesce a vivere del proprio lavoro, costituiscono un ricatto totalizzante, da cui è difficile sottrarsi, a meno di non cambiare mestiere.

Il piano di rinascita eroga briciole per la ricerca, vera chiave del cambiamento e dello sviluppo, fino a dimenticarsi dell’istruzione, primaria, secondaria e universitaria, in quanto luoghi di educazione e formazione dei cittadini del domani.

Sembra indifferente alla grave crisi, cui si è trovato di fronte il sistema sanitario nazionale, articolato e gestito regionalmente, da cui non ci pare in grado di riuscire a emergere.

La spesa sanitaria regionale incide, per ogni amministrazione regionale, per circa il 40% del budget totale di spesa, generati dalla contribuzione generale.

Su questi importi ragguardevoli si è realizzato ovunque, una destinazione della spesa fortemente sbilanciata verso le strutture private, incapaci di assolvere per loro missione a specifiche emergenze, o a patologie la cui complessità imponga ingenti e non remunerativi investimenti strutturali.

Possiamo affermare, senza timore di smentita, che il flusso in cui è coinvolta la medicina privata, remunerata dal servizio regionale, è sostanzialmente quello che garantisce ampi margini di guadagno, sulla già esuberante remunerazione politicamente garantita.

Dall’inizio della pandemia abbiamo visto il fallimento di varie strutture ospedaliere, impossibilitate nel far fronte alle emergenze per una loro strutturazione inadeguata, cui i sacrifici inumani del personale medico e paramedico hanno cercato di sopperire.

Per contro la totale assenza del comparto della sanità privata è stato pressoché totale, nell’esplicito silenzio dell’informazione generale.

Oramai da oltre un anno, le cure di altre patologie per pazienti non ricoverati presso gli ospedali, si sono dapprima fermate, poi riprese a rilento, con protocolli di accoglienza e intervento incapaci di affrontare le continue emergenze, non costituite dal Covid-19.

L’incarico al Presidente Draghi sembra rientrare nell’oramai collaudata prassi italica, che maschera il mantenimento di uno staus quo generalizzato, dietro una figura altisonante e sconnessa dal governo reale del Paese.

Altresì, l’assenza o esiguità delle voci di spesa verso ricerca, istruzione e sanità, nel piano di rinascita, sembra il frutto mediocre di una contrattazione politica al mercato, che chiama in causa anche chi lo ha redatto e varato, fino a renderlo correo del disastro che intravediamo all’orizzonte.

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