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Il disastro amministrativo e tecnico della Regione Siciliana boccia tutti i progetti per l’agricoltura del Pnrr

by Rosario Sorace

Adesso c’è il pianto greco, pardon siculo, del Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che attacca tutti e in particolare il Ministro Patuanelli per la bocciatura di 31 progetti per i sistemi di irrigazione finanziabili con i fondi del Recovery Plan.

Ma la risposta del Ministro dell’Agricoltura a questa querelle infuocata non si è fatta attendere e ha ribattuto prontamente alle accuse, mettendo in rilievo i macroscopici errori che sarebbero stati commessi dalla burocrazia regionale che ha redatto i progetti.

Infatti, ci sarebbero nei progetti bocciati date di verifica mancanti, durate di intervento superiori al consentito, assenza di valori fondamentali.

La Regione Siciliana risulta cosi l’unica regione che si è vista rigettare tutti i piani per ottimizzare l’irrigazione dei campi agricoli.

Musumeci attacca con il solito piglio polemico e afferma che si tratta di una questione territoriale dicendo che è stato “Favorito il Nord”.

Tuttavia questa dichiarazione non pare rispondere al vero visto che la Regione Calabria ha avuto 20 progetti approvati.

Nei progetti da mettere in campo bisognava rispettare 23 criteri stringenti, che, tra l’altro, sono stati concordati e costruiti in accordo con le Regioni, su cui il ministero dell’Agricoltura aveva creato un help desk.

Ora, le opposizioni all’Assemblea Regionale Siciliana si scatenano contro il governo Musumeci rincarando la dose di critiche verso lo stesso apparato regionale: “Inadeguati, siamo già i peggiori in assoluto”.

Tuttavia pare che la situazione disastrosa possa essere recuperata anche se il primo esordio del Recovery plan in Sicilia è già un flop allarmante.

Infatti, su 31 progetti ammessi, 31 progetti sono stati bocciati dal ministero dell’Agricoltura e si tratta di investimenti per ammodernare o mettere in sicurezza i sistemi di irrigazione dei campi agricoli, questione fondamentale per l’economia locale.

Dunque, la Sicilia aveva richiesto più di 400 milioni di euro e adesso si trova a non avere nulla restando l’unica regione d’Italia senza fondi per questo comparto.

Un esame attento delle pratiche avrebbe rilevato un elenco infinito di veri e propri errori se non strafalcioni. Però la politica si sa com’è e ci sono state durissime e violente reazioni del governo regionale che ha immediatamente addebitato al ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, la principale colpa delle bocciature scaricandosi di qualsiasi responsabilità: “Con quale criterio e come si è proceduto alla selezione?”, si domanda irritato e sorpreso qualche giorno fa l’assessore siciliano all’agricoltura, Toni Scilla.

E lo stesso Scilla trovava subito una facile risposta: “È chiaro che qualcosa non quadra. Il ministro Patuanelli scade in valutazioni sommarie a tutto svantaggio della Sicilia, e non è la prima volta che lo fa”.

Mentre ad una esame attento nel dettaglio dei singoli progetti mostra errori come quello di non avere indicato la data di progettazione in ben 12 progetti, invece, per altri 12 non è stata inserita la data di durata dei lavori.

Poi, per altri 27 progetti non è stata neanche indicata la data di verifica. Vi è stata anche un question time in cui il ministro Patuanelli, ha risposto sullo “scandalo” dei progetti per l’ammodernamento delle reti irrigue nell’ambito del Pnnr relativamente al Mezzogiorno e ha spiegato che nessuno dei progetti presentati dalla Sicilia è risultato ammissibile “per motivi meramente tecnici” ed ha espressamente detto che “17 progetti presentavano una durata di intervento e realizzazione delle opere superiore ai 30 mesi. Abbiamo delle scadenze che non sono derogabili, come è noto”.

Però non sono solo queste le dimenticanze o gli errori formali. Per esempio, nella lista ci sono anche due progetti in cui l’ente attuatore è il Consorzio di Bonifica di Siracusa, che hanno richiesto 4,3 e 4,8 milioni di euro, ma le richieste in esame non rispettano ben 16 criteri su 23.

Poi, per quanto riguarda il progetto di Gela da 31 milioni, per la rete irrigua dell’invaso Gibbesi, non sono stati rispettati 13 criteri.

Andando avanti, non sono stati rispettati 12 criteri per altri due progetti che riguardano Gela di 19 e 15 milioni di euro e altrettanti in provincia di Catania relativamente a somme di 4,8 e 4,3 milioni.

E ancora, ci sono altri 5 progetti a Trapani che ammontano a quasi 8 miliardi, e 4,6 miliardi a Siracusa. Infine, 19 progetti che non rispondono a un numero di criteri che passa dall’uno a otto.

Una marea di incongruenze tecniche sui progetti che se non ben predisposti rischiano di non avere somme dall’Ue.

Adesso comunque, è polemica al vetriolo dell’assessore Scilla che, nonostante questi dati oggettivi rivelati, ha lanciato attacchi pesanti al ministro: “Ricordiamo il tentativo di scippare fondi del Programma di sviluppo rurale. Un atteggiamento ostile, che registriamo per l’ennesima volta, e che ci porterà ad effettuare le dovute verifiche e valutazioni”.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci ha rincarato la dose con accuse che riportano alla solita “questione antimeridionale” che avrebbe animato il Ministro Patuanelli: “È una vergogna nel Pnrr continuare a guardare a progetti del Centro-Nord e non a quelli del Sud e della Sicilia. Non è un problema di risorse, ma di progettualità. E la Regione Siciliana ha priorità davanti alle quali il governo nazionale si gira dall’altra parte”.

Dopo la tempesta arriva la quiete e si decide di incontrare il ministro. Scilla ha riunito immediatamente in un incontro dai toni accesi i suoi dirigenti per capire se sussistono le responsabilità di un tale clamoroso flop.

Poi ci sarà una seduta della commissione Attività produttive all’Assemblea regionale siciliana, dove Scilla convocato dovrà riferire sulle bocciature.

La polemica sul mezzogiorno danneggiato non appare legittima se si pensa considerando che la Calabria ha avuto 16 progetti bocciati mentre 20 sono stati approvati.

Adesso la confusione regna sovrana e ad alimentarla ci pensa anche l’Assessore all’Economia, Gaetano Arnao, che ha affermato di non avere mai discusso e approvato i i criteri di valutazione negli incontri Stato e Regioni: “Non c’è mai stato alcun confronto in conferenza stato-regioni, e il problema è più generale: o si incardina tutto secondo legge o il ministero va avanti coi suoi parametri e con una gestione del tutto autonoma al di fuori dei normali iter”.

Patuanelli riafferma che erano 23 i criteri di valutazione tutti noti a tutte le parti istituzionali ed erano “gli stessi adottati nell’ambito del programma nazionale di sviluppo rurale 2014-2020 e concordati con le Regioni e province autonome nel 2015″.

E da qui, arriva la risposta del Ministro al governo siciliano. “Siamo alle prime battute e siamo già i peggiori in assoluto”, dichiara Luigi Sunseri consigliere regionale del M5s e commenta acido: “Se il governo non è in grado di rispettare criteri, peraltro già stabiliti in conferenza stato-regione, non lo deve dire ora, doveva saperlo e dirlo prima, dal dettaglio emergono non solo errori ma gravi illiceità”.

“Se questa è la prima, non voglio vedere le altre. Ed è inutile buttarla in caciara menzionando un conflitto col Nord”, dice Valentina Zafarana, membro per i Cinquestelle in commissione Attività produttive.

“Strafalcioni terrificanti e per l’ennesima volta registriamo come non ci sia nessun membro di questo governo in grado di ammettere le proprie responsabilità e scusarsi con i cittadini”, commenta anche Claudio Fava.

“La responsabilità per questo clamoroso flop è evidentemente ascrivibile alla inadeguatezza degli apparati regionali e al mancato coordinamento da parte del governo”, rileva Cleo Li Calzi, responsabile del dipartimento regionale Pnrr del Pd.

Su questo ultimo tema sollevato da Li Calzi lo stesso Armao si dichiara d’accordo: “Abbiamo senza dubbia urgenza di reclutare personale di alto livello, dopo che negli anni passati si è spinto per i pensionamenti, siamo in grande difficoltà: la mia proposta, a questo punto, è di attingere agli ultimi concorsi lanciati da Brunetta con il quale sto dialogando”. “Armao dice una cosa vera – afferma Sunseri – la Regione non è in grado e andrebbe commissariata”.

Bisogna dire per tutta onestà che si tratta di errori e lacune anche banali e questo lo si evince dalla nota ufficiale emessa dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) che spiega che per l’87% dei progetti candidati (27 progetti) non è stata inserita la necessaria e essenziale data della verifica.

In particolar modo è stata omessa questa data per il progetto con l’importo maggiore, quello da 63 milioni di euro per la sostituzione delle condotte in amianto a Dittaino, in provincia di Catania.

Mentre per venticinque progetti (l’80,6%) il valore inserito nel campo ‘Superficie totale dell’area attrezzata sottesa all’intervento (ha)’ è pari a zero. Tale rilievo vale per il progetto da 39,1 milioni ad Agrigento teso ad utilizzare le acque delle dighe Prizzi e Gammauta con l’alimentazione a cascata della vasca Alta Martusa di Cartabellotta e potenziare il sistema di irrigazione dell’area di Ribera.

Inoltre, per 24 progetti, alla voce ‘Verifica progetto’ è stato scritto no, contrariamente a quanto indicato. Per 23 progetti è stato inserito il valore ‘0’ nel campo ‘Misuratori al Prelievo Installati a titolo dell’investimento’.

Per 19 progetti non è ammissibile il valore inserito sullo stato delle autorizzazioni (le opzioni erano ‘da acquisire o da rinnovare entro 6 mesi’ e ‘acquisite e in corso di validità).

Tra questi, per 14 progetti non è stato inserito alcun valore. Per altri 14 non è stato rispettato il criterio che riguarda la data di progettazione che, in 12 casi, non è stata proprio inserita, mentre in altri due casi è antecedente al 2016.

Diciassette progetti, invece, non rispettano il criterio della durata dei lavori. Tra questi, per 12 progetti non è stato inserito alcun valore, per altri 5 la durata contrattuale dei lavori è superiore a 30 mesi.

Un vero e proprio disastro tecnico amministrativo della Regione Siciliana come ha rilevato il ministro durante il question time: “Ricordo che dopo aver condiviso con le regioni i criteri di ammissibilità, abbiamo attivato un help desk con 118 faq di risposta e un dialogo costante con chi stava inserendo i progetti per aiutare ed evitare la commissione di errori”.

Però non è detta l’ultima parola e ci sono possibilità di recupero: “Su questo ovviamente siamo disponibili a far rimediare – ha assicurato il ministro – per esempio a chi ha barrato un numero sbagliato. E sempre nel rispetto di chi ha già fatto le cose in modo corretto”.

Il ministro fa sapere che ci sono altre risorse nazionali a disposizione per il sistema irriguo. “Ci sono 440 milioni di finanza messi sulle leggi di Bilancio dei prossimi anni – ha concluso Patuanelli – che non sono soggette ai tempi del Pnrr. Alcuni consorzi e alcuni enti che sono vigilati dalle Regioni non hanno avuto la capacità tecnica di presentare i progetti. Potremo aiutarli con le risorse nazionali”.

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