Home In evidenza Draghi vola da Erdogan e porta i ministri per mostrare rispetto

Draghi vola da Erdogan e porta i ministri per mostrare rispetto

by Romano Franco

Non è passato neanche un anno da quando il nostro presidente del Consiglio aveva definito Erdogan un dittatore. Oggi, con una guerra e una nuova alleanza da far risorgere sotto l’egemonia di Biden, Draghi sarà ad Ankara per il vertice intergovernativo italo-turco.

Il presidente turco è finito alla ribalta grazie alla guerra in Ucraina e alla posizione super partes e strategica presa nel conflitto.

L’ubicazione della Turchia è strategica sia per la Nato che per quanto riguarda l’Ue e così, a distanza di poco tempo, dopo averlo offeso in maniera superficiale, Draghi va in Turchia a fare il baciamano al dittatore turco.

L’incontro formalmente punta ad un rilancio della cooperazione bilaterale tra i due Paesi, ma, mettendo in conto la furbizia di Erdogan, l’occasione sarà ghiotta per l’autocrate di prendersi la sua vendetta nei confronti del premier italiano; ottenendo sempre quello che vuole. Film che si è già visto con la Nato per quanto riguarda l’adesione di Svezia e Finlandia.

La guerra in Ucraina è stata una fortuna per il presidente turco e da pecora nera dell’alleanza è diventato l’uomo del momento.

I contatti tra Roma e Ankara sono continui e l’incontro servirà per coordinare le mosse sulla guerra Ucraina e sulla crisi in Libia.

Altro capitolo che scotta riguarda senza dubbio la questione migratoria che ha visto notevoli aumenti soprattutto legati alla questione Afghanistan. Nel 2021 i flussi migratori provenienti dalla Turchia sono più che triplicati.

La dichiarazione passata di Draghi quando disse che “con i dittatori bisogna essere franchi ma cooperare” è stata da monito, peccato che ora il dittatore parta da un punto di forza nei confronti dell’Italia e, vedendo i suoi trascorsi, Erdogan non si farà sfuggire l’occasione per ottenere di più dal Bel Paese.

Ma ad Ankara oltre al premier ci saranno anche Di Maio, Guerini, Lamorgese, Giorgetti e Cingolani. La visita dei ministri, oltre a mostrare rispetto nei confronti della Turchia, servirà a rafforzare i rapporti tra i due Stati.

La Turchia rappresenta già il primo partner per l’Italia in Medio Oriente e Nord Africa e le relazioni economico-commerciali non si limitano all’interscambio commerciale.

Gli investimenti italiani in Turchia ammontano a circa 6 miliardi di dollari e, secondo i dati del ministero del Commercio turco, le aziende con capitale proveniente dall’Italia in Turchia sono oltre 1.500.

Ma vi è anche un motivo energetico legato al viaggio del premier, infatti Ankara è anche un importante partner energetico per Roma. Il gasdotto Tanap, collegato con la Tap, rappresenta il terzo fornitore di gas del Paese, dopo Algeria e Russia.

La visita del premier in Turchia, nonostante i trascorsi, può rappresentare un’idea di mondo sempre più globalizzato, e laddove vi sono dittatori è sempre cosa buona e giusta costruire un ponte al posto degli inutili muri.

L’approccio iniziale nei confronti di Erdogan, che ora per l’offesa recata parte da una posizione di forza, è stato un errore di valutazione del premier. Stesso errore che oggi si sta commettendo con Putin.

I dittatori, anche se sanguinari, vanno sempre trattati poiché se isolati diventano sempre più forti e sempre più violenti, infatti, solo tramite il confronto di idee tra popoli si può creare un mondo sempre più libero dagli oppressori e più democratico.

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