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<pIl Brasile va al ballottaggio con il candidato di destra in vantaggio e un clima politico segnato da accuse di ingerenza straniera: i risultati mostrano uno spostamento del consenso dalle periferie e dallo stato chiave di Minas Gerais verso Flávio Bolsonaro, mentre l’attuale presidente Luiz Inácio Lula da Silva conserva la roccaforte nord‑est ma vede complicarsi la strada per la rielezione.
Risultato e geografia del voto
Il primo turno non ha consegnato il presidente eletto: Flávio Bolsonaro ha ottenuto il 47,03% dei voti, pari a oltre 56 milioni di preferenze, contro il 45,16% di Lula, che ha raccolto circa 54 milioni di voti. All’estero il candidato di destra registra 25mila voti, contro i 18mila del presidente uscente.
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La mappa elettorale ha mostrato cambiamenti significativi rispetto ai sondaggi: oltre al Sud e al Centro‑Ovest, la destra ha conquistato lo stato di Minas Gerais, storicamente visto come decisivo per il risultato nazionale. Le periferie urbane, un tempo terreno favorevole alla sinistra, si sono avvicinate al campo conservatore, mentre Lula mantiene il predominio nel Nord‑Est del Paese.
Reazioni dei candidati
«Ero convinto di vincere le elezioni al primo turno», ha detto Lula, annunciando l’avvio di una nuova fase di campagna. Ha puntato il dito contro Bolsonaro per una «biografia scandalosa» e per legami con presunti «gruppi paramilitari» e pratiche di corruzione che «andrebbero chiarite».
Dal canto suo, Bolsonaro ha parlato di una volontà popolare di «cambiamento» e ha fiutato la «fine dell’era del Partito dei lavoratori». Ha inoltre anticipato l’intenzione di rinnovare la Corte suprema, definendo questa mossa necessaria per «risolvere i veri problemi del Brasile».
Assetti parlamentari e governi regionali
Oltre alla competizione presidenziale, il bilancio elettorale sembra favorire la destra anche nelle istituzioni: il blocco di centro‑destra raggiunge una maggioranza assoluta presunta al Congresso, con il 53% e almeno 270 deputati, mentre al Senato il centro‑destra conquista tra 35 e 40 seggi, dopo il rinnovo di due terzi dell’assemblea.
Netta la vittoria del centro‑destra anche nelle elezioni regionali: al primo turno sono stati eletti 15 governatori su 25, tra cui Tarcísio de Freitas nello stato di San Paolo e Cleitinho Azevedo in Minas Gerais. Sei stati restano in bilico, compresi il Distretto Federale e l’Amazonas.
Irregolarità e sicurezza del voto
Le forze dell’ordine hanno registrato centinaia di irregolarità durante la giornata elettorale. Sono state arrestate 169 persone per reati legati a propaganda illegale, violazione del silenzio elettorale e corruzione elettorale. Ventitré arresti sono stati effettuati per presunti casi di voto di scambio in città come Teresina (Piauí), Boa Vista e Roraima.

Le autorità hanno inoltre sequestrato 789.800 reais in contanti, l’equivalente indicato di circa 151mila dollari, destinati presumibilmente a comprare voti; al momento non risulta che questi fondi siano legati a uno schema unico o a un singolo candidato. Segnalazioni parlano anche di una violazione del silenzio elettorale da parte di Bolsonaro davanti al suo seggio a Rio de Janeiro, tensioni presso l’ambasciata brasiliana a Buenos Aires, ritardi nelle aperture dei seggi negli Stati Uniti e perfino un tentativo di distruggere materiale elettorale a Ginevra.
Accuse di ingerenza straniera e indagini
L’Avvocatura dello Stato ha avviato accertamenti su presunte ingerenze provenienti dagli Stati Uniti. La Polizia federale ha citato l’esistenza di fondi, peraltro non totalmente ricostruiti, provenienti dagli Stati Uniti attraverso un programma denominato «Contrasto al lawfare e alla censura».
Secondo le contestazioni, risorse per la propaganda digitale sarebbero transitate anche tramite il cosiddetto Rockbridge network, indicato come collegato al politico statunitense JD Vance. L’Avvocatura definisce queste iniziative come mirate a «perseguire» e «indebolire la sovranità nazionale».
Le indagini locali si estendono a un trasferimento di 12 milioni di dollari effettuato nel 2025 dall’ex banchiere Filipe Vorcaro, oggi in carcere: quei fondi sarebbero serviti a finanziare il film Dark Horse, prodotto da Go Up Entertainment e diretto da Cyrus Nowrasteh.
Relazioni diplomatiche e mosse di Washington
Alla vigilia del voto, l’ambasciata Usa a Brasilia e la rete consolare hanno sospeso alcuni servizi nel Paese per «motivi di sicurezza», invitando i cittadini americani a evitare le sedi diplomatiche. L’esecutivo brasiliano ha definito la sospensione «un gesto diplomatico anomalo» compiuto «a ridosso delle elezioni», sostenendo che l’episodio favorisca l’instabilità e la destra.
Lo staff di Lula ha chiesto alla Corte suprema di indagare su quello che definisce un «serio sviluppo» dell’ingerenza Usa, ipotizzando la complicità dei fratelli Flávio ed Eduardo Bolsonaro. Nel frattempo, Washington ha adottato misure che comprendono dazi punitivi contro il Brasile, indagini sul sistema di pagamento Pix e la revoca dei visti a otto funzionari e undici giudici della Corte suprema, tra i quali è citato Alexandre de Moraes.
Non sono mancate ripercussioni politiche: la visita a Washington di Jair Bolsonaro Jr. a fine maggio — incontrato dal presidente americano — ha suscitato reazioni forti in Brasile. Senatori statunitensi, tra cui Shaheen, Kaine e Welch, hanno poi scritto al segretario di Stato Marco Rubio denunciando una «campagna di interferenza e destabilizzazione» e chiedendo di riconoscere il risultato certificato delle elezioni brasiliane del 2026.
Il peso delle chiese evangeliche
Un fattore sociale rilevante nelle dinamiche di voto è rappresentato dalle chiese evangeliche, che contano circa il 30% della popolazione — 47 milioni di fedeli — e costituiscono un bacino consistente di consenso per Bolsonaro. Oltre la metà degli evangelici sostiene il candidato attraverso reti di comunicazione e confessioni come quelle collegate a Edir Macedo e alle Assemblee di Dio, oltre al fronte parlamentare evangelico.
Bolsonaro ha promesso a questo elettorato «quattro o cinque ministri convintamente evangelici» nell’esecutivo, indicando una chiara strategia di omaggio ai nuclei religiosi che lo appoggiano.
Implicazioni per il ballottaggio
I risultati del primo turno delineano uno scenario di equilibrio stretto. I voti dei candidati eliminati di centro‑destra, che insieme raccolgono il 7,8% delle preferenze, sembrano destinati in massima parte a confluire su Bolsonaro, rafforzandone la posizione in vista del secondo turno.
Per Lula la priorità sarà recuperare consenso nelle periferie e costruire alleanze sufficienti per invertire la tendenza emersa alle urne. Sullo sfondo restano aperte le controversie sulle presunte ingerenze esterne, che aggiungono complessità a una competizione già fortemente polarizzata.











