Giornata mondiale degli insegnanti: in Italia stipendi bassi e precariato; Il Fatto lancia campagna

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Il 5 ottobre, Giornata mondiale degli insegnanti, mette sotto i riflettori una scuola italiana in evidente difficoltà. Tra proteste francesi, cifre sull’edilizia e stipendi lontani dagli standard europei, il tema riguarda famiglie, docenti e studenti.

L’Unesco ha istituito la ricorrenza nel 1994 per sostenere la professione docente e tutelare l’istruzione delle future generazioni. Il tema scelto per quest’anno è «Schierati con gli insegnanti: 60 anni di protezione della professione, miglioramento della condizione e definizione del nostro futuro», uno slogan che richiama anche l’appello lanciato in queste settimane dal Fatto Quotidiano per un aumento strutturale delle retribuzioni e il riconoscimento del ruolo dei docenti.

La crisi della scuola non è solo italiana. In Francia, studenti e insegnanti sono scesi in piazza dal 21 settembre, partendo da un liceo di Créteil e coinvolgendo in pochi giorni oltre 330 istituti. Le mobilitazioni denunciano carenza di docenti, classi affollate e edifici fatiscenti; la protesta è anche legata allo sciopero contro i tagli previsti dalla prossima legge di bilancio e al congelamento degli stipendi pubblici per il quarto anno consecutivo.

Retribuzioni a confronto

Secondo i dati Eurydice citati dalla stampa, la retribuzione media annua in Francia supera i 34.000 euro lordi, mentre i docenti italiani all’inizio di carriera percepiscono circa 25.000-27.000 euro lordi. Sul versante nazionale, il Fatto Quotidiano chiede un «adeguamento strutturale» degli stipendi per ridurre il divario con gli altri Paesi europei e una valorizzazione più ampia della professionalità docente, che includa formazione, responsabilità e strumenti adeguati.

Grafico comparativo di stipendi docenti in Europa
Confronto delle retribuzioni medie annue dei docenti in Italia e Francia.

Investimenti e priorità

I numeri dell’Istat nel Rapporto annuale 2026 riportano che nel 2024 l’Italia ha destinato all’istruzione 88,95 miliardi, pari al 4% del Pil, contro una media Ue27 del 4,8%. In confronto, il rapporto annuale Nato 2025 segnala una spesa per la Difesa del 2,01% del Pil (circa 45,3 miliardi), rispetto all’1,52% e ai 33,4 miliardi del 2024.

Edilizia scolastica e sicurezza

La situazione degli immobili scolastici resta critica. Sono oltre 23mila le scuole senza agibilità (il 59%) e quasi altrettante mancano della prevenzione incendi (58,36%). Per quanto riguarda il collaudo statico, la copertura è del 42,09%, ma coinvolge comunque un ampio numero di unità strutturali: 32.808 corpi di fabbrica. Gli interventi di adeguamento e miglioramento sismico interessano una quota molto limitata degli edifici: rispettivamente intorno al 4% e al 3,8%.

Facciata esterna di edificio scolastico fatiscente
Molte scuole italiane mostrano problemi di agibilità e sicurezza.

Precariato e continuità didattica

La precarietà rimane un tema centrale, in particolare per l’insegnamento di sostegno: ogni anno sono assegnate circa 100.000 supplenze. Sul fronte dei posti comuni si registrano più di 240.000 contratti, per lo più fino al 30 giugno, con una larga parte delle nomine effettuata su posti in deroga e spesso ripetuta per anni nella stessa scuola. Anche il personale Ata soffre la carenza: quest’anno si contano solo 12.284 assunzioni a tempo indeterminato a fronte di circa 34.000 posti vacanti.

Formazione tecnica e immagine della scuola

I cambi di denominazione non risolvono le carenze strutturali. Che si parli di «liceo» o di «istituto tecnico», senza un aumento reale delle risorse e interventi sull’edilizia e sui laboratori la qualità dell’offerta formativa resta compromessa.

Costi della vita e fuga dai ruoli

Per molti insegnanti lo stipendio non basta a sostenere le spese: con una paga media indicata intorno ai 1.480 euro al mese e affitti tra i 500 e i 700 euro, il bilancio familiare è spesso in perdita. I sindacati segnalano casi di rinunce al ruolo: circa 300 insegnanti in Toscana e 383 in Friuli Venezia Giulia hanno rinunciato a una nomina; in Liguria sono stati nominati solo 562 docenti su 1.407 immissioni in ruolo, mentre in Lombardia restano migliaia di cattedre scoperte.

La fotografia che emerge è di un sistema sotto pressione su più fronti: risorse, sicurezza degli spazi, stabilità del personale e riconoscimento economico e sociale della professione. Per raccontare quello che sta accadendo nelle aule italiane, il Fatto Quotidiano invita insegnanti, studenti e genitori a condividere le proprie esperienze scrivendo a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it.

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