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Lo spread tra Bund e Btp è tornato a salire e, secondo l’economista ed ex membro del board della Bce Lorenzo Bini Smaghi, la politica di riduzione del bilancio della banca centrale sta acuendo la pressione sui tassi. In un’intervista all’HuffPost, Bini Smaghi mette in guardia sui rischi per i conti pubblici e per i mercati obbligazionari europei.
Inflazione solo parzialmente confortante
A settembre l’inflazione ha segnato il 4,2% in Italia e il 3,8% nell’area euro, dopo il 3,2% di agosto, con un contributo importante dei prezzi energetici. Per Bini Smaghi l’effetto più immediato dell’aumento dei prezzi è tecnico: il rapporto debito/Pil tende a ridursi perché il Pil nominale cresce più rapidamente del deficit.
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Inoltre, l’incremento dei prezzi genera maggiori entrate fiscali tramite IVA e accise. Ma l’economista non nasconde un’avvertenza concreta: «L’inflazione è una tassa», e quindi non è una soluzione politica neutra.
Il Quantitative tightening e la stretta sui rendimenti
Il punto centrale della critica di Bini Smaghi riguarda il Quantitative tightening della Bce, ovvero la scelta di non reinvestire i titoli in scadenza e ridurre così il bilancio. Questo meccanismo, spiega, indebolisce la domanda relativa ai titoli sovrani e accentua lo squilibrio tra offerta e domanda.
Il risultato è un aumento dei rendimenti a lungo termine in un momento di fragilità per i mercati. Secondo l’ex dirigente della Bce, un’azione del genere finisce per alimentare una spirale: tassi più alti creano preoccupazione, gli operatori vendono e i tassi salgono ancora.
Perché gli investitori premiano la “qualità”
Negli ultimi giorni si è osservato un calo dei tassi tedeschi mentre quelli di Francia e Italia sono saliti. Per Bini Smaghi questo è segnale che gli investitori stanno spostando risparmi verso titoli considerati più sicuri.
Allo stesso tempo, fattori esterni come il contagio dai mercati statunitensi, la spinta sui prezzi delle materie prime e il deprezzamento dell’euro aggravano la pressione sui rendimenti dei Paesi con livelli di debito più elevati.
Lo spread: dai circa 80 punti di agosto a oltre 115 oggi
Il differenziale tra Bund e Btp è passato da una media intorno agli 80 punti base ad agosto a un valore che supera oggi i 115 punti. Bini Smaghi indica diversi fattori: incertezze sulla finanza pubblica in anni pre-elettorali, contagio dall’Europa meridionale e una domanda di flessibilità sui conti pubblici.

Con questa ultima espressione l’economista si riferisce alla necessità, avanzata da alcuni governi, di maggiore margine sui vincoli di bilancio. Tradotto in pratica, significa emettere nuovo debito. E, ammonisce, «non aiuta» quando il mercato è già teso.
Chi paga il conto: aziende, banche e mercati
Tra le cause del rialzo dei tassi Bini Smaghi cita anche l’aumento dell’indebitamento delle grandi società tecnologiche, impegnate a finanziare data center e investimenti in intelligenza artificiale. Un’offerta maggiore di titoli sul mercato spinge i rendimenti verso l’alto.
Dal lato delle banche, però, il quadro è meno allarmante. Le istituzioni creditizie europee appaiono, secondo l’economista, ben capitalizzate e redditizie. L’aumento dei tassi può addirittura migliorare la redditività bancaria e, per il momento, non emergono segnali evidenti di crediti deteriorati.
Stabilità istituzionale e leadership della Bce
Sull’ipotesi di cambi al vertice della Bce, dopo voci e rumor sulle possibili dimissioni di Christine Lagarde, Bini Smaghi raccomanda prudenza. In una fase già incerta non è opportuno anticipare o creare cambi improvvisi nei vertici istituzionali.
Secondo lui, mantenere continuità e dare priorità all’interesse pubblico è un elemento di stabilità che i mercati e i governi oggi richiedono.
Il quadro descritto dall’ex membro del board della Bce mette in luce come vari elementi — inflazione, politica monetaria, domanda di titoli e dinamiche geopolitiche — si intreccino e possano avere conseguenze immediate sui conti pubblici e sui mercati finanziari europei.











