Home In evidenza Solidarismo contro populismo: quando la politica alimenta la corruzione dei costumi

Solidarismo contro populismo: quando la politica alimenta la corruzione dei costumi

by Freelance

Di Pietro Carlomagno

E’ scontato, purtroppo, come la “pandemia” abbia accelerato i disagi economico sociali già in atto da decenni di “crisi” ormai cronica, ed è altrettanto banale che una politica degna di tale nome intervenga per riportare equilibrio tra le distorsioni e disuguaglianze originate, tra le masse di nuove povertà e di categorie particolarmente colpite.

Parrebbe quindi altrettanto indicato proporre come compromesso politico un nuovo corso di socialismo liberale, adeguando ovviamente il precetto di Rosselli e Salvemini ai nuovi contesti, dove la protezione sociale non si concentri esclusivamente sui lavoratori, ma sul lavoro che non c’è e sulla latitanza di un vero riformismo culturale e politico.

Non a caso, a buona ragione, tra i professionisti della politica oggi il socialismo liberale viene sempre più evocato e rivendicato ad appartenenza, non ultimo il Premier Draghi.

Il problema vero, però, resta la “pandemia” e non mi riferisco esclusivamente al Covid 19, ma ad una pandemia diffusa ormai da decenni nel nostro paese e che per vari aspetti ha provocato altrettanti danni, dove l’indignazione si è sostituita all’azione, l’indifferenza alla partecipazione, l’incuranza alla tutela degli interessi, l’ignorare al conoscere, con la costante delegittimazione politica che ci ha reso un Paese senza coscienza e senza cultura, con l’arroganza di chi, ritenendo inutile una classe dirigente competente, oggi non ha alcun valore da difendere ed alcuna guida da seguire.

Una “pandemia” il cui distanziamento di sicurezza è la lotta alla decadimento sociale e la mascherina diventa il diritto e la competenza.

A causa di tale “pandemia”, nonostante voglio credere ancora a chi agisce in buona fede, è facile propinare una politica del consenso facendola passare per una politica solidale.

Una politica a turni calendarizzata dai sondaggi, che straccia ogni certezza di diritto ed equità, ma venduta come programmazione politica, confondendo la causa con l’effetto, il malessere con la guarigione, l’assassino con la vittima, la vera sconfitta con la falsa promessa.

Una lotteria al posto di una riforma necessaria, nell’attesa per gli speranzosi di ritrovarsi prima o poi nel turno di peso, magari degli elettori maschi, sopra i 95kg e biondi.

Una vera politica solidale dovrebbe mirare a rimuovere e non ad appiattirsi sulle distorsioni che negano le libertà e la dignità dell’uomo, puntando ad attivare leve di crescita economica, incentivando investimenti e lavoro, non alimentando marginalità.

A titolo di esempio ricordo solo gli ultimi interventi legislativi più significativi pre Covid: nuova Flat Tax partite Iva, quota 100, reddito di cittadinanza.

Quali incentivi occupazionali, di investimento, di crescita economica avrebbero originato e prodotto tali misure? Quali principi di equità contributiva e solidale sono alla base di queste proposte? Fin quanto ci si può spingere a definirle politiche solidali?

E’ ancora presto per capire se l’attesa e declamata resilienza, la reazione all’evento sconvolgente del Covid, possa cambiare il corso della “pandemia della decadenza”, ma spero che avvenga in fretta, perché come diceva Sandro Pertini, “Gli affamati e i disoccupati sono il materiale con il quale si edificano le dittature”.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento