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Sogna, Calenda sogna!

by Romano Franco

All’indomani delle elezioni c’è chi vince e c’è chi spinge. Uno di questi è Carlo Calenda che, baldanzoso del risultato incoraggiante delle amministrative, già parla di sé e della sua coalizione come di un polo affermato.

Nel 2023 “ci saranno tre poli: il polo con Pd-5Stelle, quello che costruiranno Azione, +Europa e le liste civiche, diciamo l’area Draghi anche se non mi piace il termine, e dall’altro lato ci sarà la destra sovranista che in Europa è completamente esclusa da qualunque rapporto con la Commissione europea perché sono all’opposizione”, dice il leader di Azione.

Intervenuto all’inaugurazione della nuova sede milanese del partito in via Garofalo, aggiunge: “Io penso che il Pd abbia una sua strada che è quella dell’alleanza coi 5stelle alle prossime elezioni politiche. Questo Letta lo ha ribadito ieri”.

Il bisogno di Calenda di distaccarsi dalle idee del suo partito “natale” e la ricerca costante di consenso tramite l’odio viscerale nei confronti dei cinquestelle, ci dice molto sul leader di Azione.

Calenda, non essendo in grado di dare una propria narrativa al suo progetto ancora amorfo, cerca di raschiare elettorato andando contro le politiche degli altri.

Ma i suoi fan del Pd, tra i quali Andrea Marcucci, più fedele a Renzi che al suo attuale leader, è ansioso di sostituire i cinquestelle e invita il Pd a fare una coalizione diversa. “Serve un’alleanza che sia larga per davvero. I contraenti sono il Pd, Azione, Italia Viva, la Sinistra, la componente liberale di Fi. Conte? Deciderà lui, io vedo molte sintonie con il ministro Di Maio” dice il senatore del Pd.

Ma Letta, reduce dalla sconfitta del centrosinistra, sa che così non si va da nessuna parte e dice: “Non esiste un centro che vale il 10-15%, che elegge sindaci e fa la differenza. Ovunque è andato un nostro candidato o uno del centrodestra, e sarà così anche alla prossime elezioni politiche”.

E, su Calenda, il leader del Pd sottolinea: “E’ stato eletto all’europarlamento nelle liste del Pd. Io lo considero un interlocutore privilegiato con cui discutere e sono sicuro che la discussione andrà in una direzione positiva. Quando vedrò nelle prossime settimane Conte e Calenda, quando lavoreremo a costruire un programma comune, dirò loro di spiegarmi la ragione per cui l’altro è il nemico assoluto. Io francamente questa cosa non la vedo”, ha concluso il segretario del Pd.

Ma l’odio tra Calenda e Conte, più che viscerale, è convenzionale, e se entrambi non ottengono i risultati sperati quest’alleanza di centro sinistra non s’ha da fare.

Ma nel frattempo l’ipotesi di vedere affermato un polo contenente i relitti di Italia Viva, con Azione e Radicali sembra un’ipotesi campata in aria e come diceva Vecchioni “sogna, ragazzo sogna”. Del resto non costa nulla.

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