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Grillismo al capolinea: il movimento si spacca

by Bobo Craxi

L’uomo qualunque, il movimento che prese le mosse nell’immediato dopo guerra dall’azione del giornalista Guglielmo Giannini antesignano del populismo moderno fautore dell’ideologia “qualunquista” ovvero anti-sistema ed anti-politica con forti venature di destra popolare e reazionaria, non sopravvisse a lungo.

Si é detto in questi anni che fosse il progenitore del Movimento di Grillo ed in parte potremmo approvare questa analogia; ma il Movimento Cinquestelle é durato assai di più ed ha ottenuto consensi molto più larghi.

É stato opposizione di piazza, opposizione parlamentare ed ha sorretto guidando per due volte ben tre governi in una legislatura. All’inizio dell’estate del 2022 dopo tredici anni ammaina bandiera.

La frattura interna e la conseguente decisiva scissione provocata dai due leader sopravvissuti e scelti dal comico genovese in fasi diversi della vita del movimento decreta di fatto l’esaurimento politico di questa esperienza che si regge oramai soltanto sulla speranza di un auto riproposizione di un ceto politico oggi alle prese con la responsabilità di Governo in uno dei momenti più delicati dall’inizio del nuovo secolo.

Il Movimento si è sfarinato suicidandosi in una lotta di potere interna assai grave se si pensa al frangente nella quale essa si è consumata che, al di là del merito delle questioni, hanno portato a questa divisione definitiva.

É presto per fare analisi e bilanci, il populismo é fallito ma non è finito e i miasmi della guerra combinati alle incognite sul piano economico e sociale non restringono gli spazi anzi li allargano alle posizioni più estreme ed irresponsabili.

Solo che l’esperienza del grillismo è giunta al capolinea; braccio politico delle procure, apripista della via della seta, dei carri armati russi in Lombardia, servili verso Trump e l’estremismo sovranista, della strampalata protesta eversiva dei gilets gialli francesi, allergico alle alleanze e poi successivamente movimento che governa indistintamente con destra leghista e centro PD; contro l’Europa e la finanza un tempo per poi finire a sorreggere il Governo guidato dall’odiato Draghi.

Alla fine le contraddizioni in seno al populismo sono emerse. Le ripetute sconfitte politiche nelle amministrative hanno sancito l’apertura di una crisi interna, la fine dell’unità con conseguenze negative sul piano della stabilità politica nazionale ma positive perché mettono chiarezza una volta per tutte.

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