Home In evidenza Niente crisi di governo per Conte e Salvini preservare le poltrone è più importante

Niente crisi di governo per Conte e Salvini preservare le poltrone è più importante

by Romano Franco

Il voto delle amministrative si abbatte su Lega e cinquestelle e i due comandanti in capo, Salvini e Conte, tirano le somme di questi pessimi risultati.

Nel 2018 Lega e cinquestelle si erano affermati nello scenario politico italiano come partiti “rivoluzionari” contro i poteri forti. Oggi, entrambi i partiti, sono all’interno di una coalizione di uno dei personaggi che hanno costruito quel establishment tanto ostico: Mario Draghi.

Così gli sconfitti, Salvini e Conte, rimangono sorvegliati speciali nel panorama politico e si vuol capire chi sarà il primo tra i due ad uscire dal governo e a mandarlo a casa.

La Lega sta rientrando nella sua dimensione di quando era una realtà solo del nord, ma abbandonare oggi il governo significa implicitamente dare ragione a Giorgia Meloni che, non appena ha capito di essere il primo partito del centrodestra, punta subito a sfasciare la maggioranza e ad andare alle elezioni per paura di perdere il bottino raggiunto.

Salvini, che dalla cacciata di Luca Morisi non ne azzecca una, ha confermato che continuerà a sostenere il governo, ma ammette anche in pubblico i “malumori crescenti” nel suo partito.

“Non c’è alcuna tentazione di staccare la spina ma ci aspettiamo discontinuità”, dice il Carroccio, soprattutto sui temi economici, ripete il capo della Lega.

E da qui comincia la campagna elettorale di Salvini in vista delle elezioni del 2023. Salvini chiede al governo: rinnovo dello sconto carburanti, adeguamento di pensioni e stipendi al costo della vita, rottamazione delle cartelle esattoriali, superamento della legge Fornero, e istituzione di un tetto europeo allo spread.

Dal partito veneto, che fa riferimento a Luca Zaia, uscito fortemente ridimensionato dalle comunali, arriva una protesta radicale contro il governo: “Abbiamo bisogno di andare alle elezioni, non possiamo continuare con Governi non legittimati dal voto, c’è sempre la scusa per non decidere”, scrive l’ANSA citando fonti della Lega veneta.

La leadership di Salvini in questo momento non dovrebbe essere messa in discussione ma sicuramente la Lega, per non essere dimenticata, deve attuare un cambio radicale di strategia.

Ma se la Lega piange i cinquestelle non ridono e alla domanda rivolta a Conte se intende far uscire i pentastellati dal governo, l’ex premier risponde: “Ho incontrato tante persone che mi hanno fatto questa richiesta, l’ho toccata con mano questa richiesta. Il nostro elettorato sta soffrendo e non ci sentiamo di voltare le spalle ai cittadini: l’ho detto quando siamo entrati al governo e ora che ci siamo avvitati in una spirale recessiva. Restiamo nel governo, ma nessuno pensi che staremo zitti e buoni, perché questo non lo accetteremo mai”, dice il leader dei cinquestelle.

Conte e Salvini hanno il potere e i numeri per mettere fine subito al governo Draghi, ma i parlamentari dei loro partiti sono intenzionati molto di più a preservare il loro stipendio e la loro posizione il più a lungo possibile; anche in vista del vitalizio.

L’emorragia di voti e l’ipotesi di non riuscire a rientrare la prossima volta in Parlamento diventa sempre più una certezza, visti i numeri dei due partiti, quindi, il ragionamento dei parlamentari in bilico è: meglio l’uovo oggi che la gallina domani.

Ma si domanda ai due leader e ai pecoroni dei loro partiti, entrati come i nuovi Robespierre: non erano stati eletti per preservare gli interessi degli italiani?!

Evidentemente preservare la poltrona e lo stipendio è più importante di ogni altra cosa, il resto diventa secondario.

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