Home In evidenza Rinunce dei cittadini e ripristino del carbone: Il governo Draghi spinge il Paese nel passato

Rinunce dei cittadini e ripristino del carbone: Il governo Draghi spinge il Paese nel passato

by Romano Franco

La crisi energetica presenta il suo conto e nel giorno in cui la Russia chiude ufficialmente il Nord Stream 1 per “lavori di manutenzione” Cingolani, tra transizione ecologica a rilento e cali di forniture, cerca di rimanere a galla per non affondare.

Le misure da adottare per affrontare il periodo “buio” sono estreme e, al posto di pensare ad alternative efficaci e innovative, il ministro del governo Draghi chiede agli italiani, oramai al limite della pazienza, di fare ulteriori rinunce e sacrifici.

“Stiamo discutendo con altri ministeri di un progetto rapido di informazione – dice Cingolani – tipo Pubblicità e progresso, su due grandi settori: uno è l’acqua, l’altro è l’energia. Fra l’altro sono due settori molto collegati. Stiamo pensando di costruire una serie di messaggi che diano dei suggerimenti di comportamento e di sobrietà nell’uso delle risorse. Sarà fondamentale lanciare questi messaggi a breve, visto che dopo l’estate comincerà il periodo in cui i consumi crescono”, sottolinea il ministro.

Il risparmio sul gas nel settore residenziale è di vitale importanza in questa delicata fase di passaggio, secondo Cingolani, e “lo abbiamo compreso facendo i conti per sostituire il gas russo. Il settore residenziale rappresenta il 30% dei consumi e il 12% delle emissioni. Il primo punto per risparmiare è l’educazione dei cittadini. Se gli utenti non sono sensibili al risparmio e alla riduzione delle emissioni, le politiche sono inutili”, bacchetta Cingolani.

“Le misure di sobrietà sono semplici. Se abbassassimo di 1 grado la temperatura media o riducessimo di 1 ora il tempo di riscaldamento, risparmieremmo 1,5 – 2 miliardi di metri cubi di gas all’anno”.

Inoltre, “mezzo miliardo dimetri cubi all’anno potremmo risparmiarli usando le lampadine a led”, consiglia il ministro di Draghi.

Poi sul problema siccità il ministro, ignorando la rete idrica nazionale che letteralmente fa acqua da tutte le parti, dice: “E anche la proposta del mio collega tedesco di ridurre il tempo della doccia, che ha causato tante polemiche, è interessante”.

“L’Italia ha un patrimonio immobiliare importante e antico, non siamo un Paese dove si buttano giù gli edifici ogni 10 anni. Ma andranno fatti grandi cambiamenti”, dice ancora Cingolani.

Infine, usando un po’ di ‘sano’ tecnopopulismo il ministro dice che bisogna “avere sistemi di misura che consentano di conoscere il consumo all’interno degli edifici”.

Ma se il popolo italiano avesse voluto sentire una predica, di chiese in Italia ne stanno a bizzeffe. Tuttavia le chiacchiere non riscaldano, purtroppo per Cingolani, infatti, secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Garofoli, “abbiamo 16 miliardi di metri cubi di stoccaggio a fronte dei 70 che consumiamo. Dobbiamo arrivare al 90% prima che inizi l’autunno” e non è certo risparmiando spegnendo la spia del televisore che si esce da questa crisi nera.

L’unico elemento che emerge dalla filippica contro i cittadini istruita dal Ministro è che di soluzioni ce ne sono ben poche.

L’inverno degli italiani si preannuncia molto freddo e sempre più misero e, tra il ripristino del carbone e i lampioni delle città spenti, il ritorno al passato evidenzia l’inutilità di Cingolani come ministro.

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