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Scompare Emanuele Macaluso, baluardo della politica italiana

by Rosario Sorace

Muore Emanuele Macaluso, all’età di 96 anni. Un altro baluardo della politica italiana scompare, proprio a pochi giorni dal centenario della scissione di Livorno. Macaluso era nato a Caltanissetta e si iscrisse al Partito Comunista d’Italia prima della caduta del Regime fascista.

Nel 1951 venne eletto deputato regionale siciliano del Partito Comunista Italiano e si schierò sempre nella componente riformista, definita anche migliorista di cui faceva parte anche Giorgio Napolitano. Già nel 1960 entrò nella Direzione del partito divenne capo della Cgil siciliana con Di Vittorio, ricoprì sempre incarichi di primo piano sulla scena nazionale che gli diedero la possibilità di conoscere da vicino i massimi esponenti del Pci.

Prima fece parte del comitato centrale del Pci con Togliatti, poi divenne capo dell’organizzazione con Longo, nonché direttore dell’Unità con Berlinguer e sempre legato da amicizia profonda con Giorgio Napolitano. Lui stesso raccontava che era divenuto comunista in seguito a una malattia: “Una notte cominciai a vomitare sangue. Mi portarono in sanatorio. Tubercolosi. Mi facevano dolorose punture di aria per immobilizzare i polmoni, nella speranza che la ferita guarisse. Quasi tutti i ragazzi che erano con me morirono. Io sognavo di arrivare a trent’anni. Il sanatorio era in fondo al paese, da lontano si vedevano i passanti con il fazzoletto premuto sulla bocca. L’unico amico che mi veniva a trovare, Gino Giandone, era comunista”, e appena guarito prese la tessera del Pci nel 1941, quando ancora il partito era clandestino.

E’ stato parlamentare nazionale per sette legislature (1963-1992) e divenne anche direttore de l’Unità dal 1982 al 1986. Per quindici anni fu direttore del mensile Le ragioni del socialismo, ed editorialista de Il Riformista dal 2011 al 2012. Emanuele Macaluso, nonostante la veneranda età, non hai mai dismesso di scrivere e di manifestare il suo interesse verso la politica esprimendo sempre il suo lucido, oculato e attento punto di vista sulle cose del mondo.

Era sempre molto informato sui fatti dell’attualità politica e non faceva mancare mai i suoi commenti scritti sulle vicende del Paese con la sua acuta ironia e arguzia umana. Soleva dire sempre: “Se non scrivo i miei pensieri mi sento morire”. Il suo primo pezzo uscì nel 1942 quando aveva 18 anni sull’Unità che allora era pubblicata clandestinamente ed era una denuncia delle condizioni di lavoro degli zolfatari nisseni.

Si distinse in Sicilia quando a 28 anni fu l’artefice della controversa operazione con tutte le forze politiche isolane che portò Silvio Milazzo alla Presidenza della regione. Ebbe anche un’esperienza impensabile per l’Italia di oggi e negli anni Quaranta finì in carcere per adulterio.

Proprio per questo reato, nel 1960 fu latitante per otto mesi in un casolare del Modenese perché per la legge di allora i figli avuti da Lina, “donna già sposata”, non potevano essere i suoi. Fu una denuncia portata avanti dai democristiani che volevano farlo fuori politicamente.

Una vicenda drammatica della sua vita che l’ha segnato in modo indelebile il suicidio di una sua compagna, nel 1966, dopo che lui la lasciò. Recentemente cinque anni fa aveva subito il dolore della morte di un figlio a 65 anni per un ictus. Una vita rischiosa da combattente dei diritti sociali come quando con Girolamo Li Causi nel settembre 1944 andarono a Villalba, in uno dei feudi della mafia, a sfidare il boss Calogero Vizzini e gli spararono addosso.

Quelli in Sicilia furono gli anni duri e difficili dell’opposizione alla mafia agraria che provocò la morte di 36 sindacalisti e Macaluso fu in prima linea nella lotta per l’occupazione della terra e la riforma agraria. Straordinario, irriducibile e avido lettore di saggi, romanzi nutriva lo spirito con una cultura davvero ridondante.

Togliatti che lui definì un “uomo timido” lo volle alla segreteria del Pci e fu amico di Berlinguer con cui divise la stanza alla Botteghe Oscure. Il segretario comunista gli confidò che l’incidente stradale in Bulgaria nel 1973 fu un attentato. Criticò aspramente il compromesso storico e riuscì a svecchiare l’Unità rinnovandolo nella sua veste e nei contenuti.

Macaluso si impegnò sul fronte dell’antimafia e fu sempre garantista, per lui il primato della politica era fondamentale. Si espresse sempre liberamente e senza limiti anche dentro le mura della grande chiesa comunista in virtù della sua grande autorevolezza.

Aveva sempre in mente la necessità di costruire una sinistra di governo riformista, credibile e forte e la crisi dei partiti, la decadenza del sistema politico lo avvilivano come crucci quasi insuperabili. Non si sottraeva mai al confronto pubblico, alla richiesta di presentazioni di libri, commemorazioni, convegni. Da vegliardo scriveva e leggeva tantissimo ed è stato certamente una memoria vivente della storia politica italiana di oltre mezzo secolo.








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