Home In evidenza Sblocco dei licenziamenti: Accordo raggiunto tra governo e sindacati, ma si può fare di più

Sblocco dei licenziamenti: Accordo raggiunto tra governo e sindacati, ma si può fare di più

by Romano Franco

Dopo un confronto durato quasi 7 ore, governo, sindacati ed imprese sono giunti ad un accordo che prevede l’utilizzo degli ammortizzatori sociali prima di effettuare i licenziamenti.

Il documento congiunto è stato firmato dal premier Mario Draghi, dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, dai leader di Cgil, Cisl e Uil e da Confcooperative, Cna, Confapi e Confindustria.

La proroga, secondo quanto deciso dalla cabina di regia, dovrebbe riguardare solo i settori del tessile, le scarpe e moda.

“Le parti sociali – si legge nel testo diffuso in serata da Palazzo Chigi – alla luce della soluzione proposta dal Governo sul superamento del blocco dei licenziamenti, si impegnano a raccomandare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente ed il decreto legge in approvazione prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro.
Auspicano e si impegnano, sulla base di principi condivisi, ad una pronta e rapida conclusione della riforma degli ammortizzatori sociali, all’avvio delle politiche attive e dei processi di formazione permanente e continua”.

“Con l’accordo di questa sera si rafforza quel dialogo sociale che abbiamo sempre promosso e che consente di avere più strumenti per lavoratori e imprese per gestire le crisi” twitta il ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Anche il segretario della Cgil, Maurizio Landini, esalta il risultato ottenuto dicendo che l’intesa raggiunta “mi sembra un risultato importante, che risponde alla mobilitazione che c’è stata sabato: avevamo detto che uniti avremmo portato avanti l’iniziativa fino al risultato e oggi il risultato c’è, perché dal primo di luglio, oltre al blocco selettivo del tessile, l’impegno è quello di utilizzare prima la cassa ordinaria, gli strumenti, laddove ci fossero problemi organizzativi per ricorrere ai licenziamenti”.

“Questo è un fatto importante – aggiunge il sindacalista – perché vuol dire mettere al centro la difesa del lavoro e avviare un processo di confronto, di merito. In questa dichiarazione firmata pochi minuti fa è previsto anche l’impegno, nei prossimi giorni, per avviare il confronto per la riforma degli ammortizzatori sociali, per le politiche attive e per la formazione. L’impegno del governo è anche ad affrontare gli altri temi di riforme fondamentali che devono essere realizzate, perché è necessario che il mondo del lavoro sia coinvolto nei cambiamenti e nelle scelte da fare in questo paese. Oggi è una giornata davvero importane, credo che l’unità delle sigle sindacali abbiano prodotto un risultato non solo per i lavoratori ma per l’intero paese”.

Anche se ci si accontenta e si fa passare un diritto sacrosanto per una vera e propria conquista, il risultato ottenuto non è male. Garantire una stabilità sociale, soprattutto in questi periodi, è giusto, ma, pensare che l’azienda sia solo del datore di lavoro è sbagliato. L’azienda è del proprietario, così come è del territorio e di ogni singolo lavoratore che ha fatto la sua storia.

La proprietà dell’azienda è una sottospecie di “complesso militare industriale” che vede ingranaggi all’interno di altri ingranaggi, tutti determinanti per il benessere dell’attività. Vero è che molti ingranaggi, oggi, vengono sostituiti dalla tecnologia e alcuni sono più grandi di altri, ma tutti sono imprescindibili per mandare avanti l’azienda, proprio come un orologio.

Col tempo però, grazie al progresso e grazie a rappresentanti eletti tra sindacalisti e politici, che per una pagnotta in più non difendono i diritti dei lavoratori da più o meno 30 anni, il lavoro è stato inflazionato e le condizioni lavorative degli impiegati vengono “stuprate” tra una legislatura e l’altra.

Serve più impegno e devozione da parte della sinistra e soprattutto da parte dei sindacati. Servono condizioni lavorative migliori. Un salario minimo ad ore, straordinari che vengono rispettati e retribuiti, ore lavorative e sicurezza degne di un paese civile. Non sembra chiedere molto. Andare Avanti si può!

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