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Con il voto amministrativo l’Italia si riavvicina all’Europa

by Bobo Craxi

Il voto amministrativo anche dopo il ballottaggio conferma lo schianto del centro destra in alcuni casi clamoroso ed anche inaspettato.

Al netto dell’evidente vulnus democratico che è rappresentato dalla diserzione elettorale, molto larga e molto netta, i voti espressi in direzione dei candidati proposti dal centro sinistra, sostanzialmente, confermano la necessità di sorreggere dei governi locali, ancor di più di quello nazionale, che stiano in sintonia con l’orientamento di fondo che ha assunto l’Unione europea dopo la pandemia, ovvero, solidarietà multilaterale, contrasto alla coda della malattia letale, attraverso misure di contenimento sanitario e iniezione robusta di risorse in direzione della spesa pubblica degli Stati, e senza dimenticare le politiche inclusive che rigenerano i valori ed i principi fondanti dell’Europa che sono: la pace, la sicurezza e il progresso economico.

Aldilà delle questioni locali, che sono come sempre prevalenti nelle elezioni amministrative, sarebbe sbagliato non cogliere l’occasione per riflettere diversamente su questo voto, certamente parziale, ma che offre uno scenario assai diverso dell’Italia rispetto al pronunciamento di due anni e mezzo orsono, prima della pandemia.

Le forze che fondavano la loro ragione di vita sulla protesta di fatto sono estromesse dal potere e si ritrovano o all’opposizione o in un cono di subalternità, come accade alle cinque stelle contiane diventate oramai un corollario non indispensabile del centro sinistra che ha ritrovato, nella sua unità, una coesione che è mancata negli scorsi anni.

Naturalmente, per quanto riguarda quest’ultimo, il respiro generale del voto parziale aiuta nella costruzione paziente e logica di un fronte politico che non sia solamente la barriera costituzionale contro il rischio dell’arrivo dei nuovi “barbari”.

Si tratta, al contrario, di riconoscere che esiste nel Paese, su molte questioni di fondo, una convergenza politica che proviene da più tendenze della società italiane che certo non si esauriscono con l’autosufficienza a e l’impulso maggioritario del partito democratico che non riuscirà più a rinnovare i fasti occasionali del periodo Renziano.

La politica italiana è tornata in movimento, i sistemi elettorali hanno per troppo tempo generato delle anomalie e delle convenienze tanto a destra quanto a sinistra.

È giunto il tempo delle opzioni, delle possibili alternative anche nello stesso campo, e la concorrenza competitiva all’interno del perimetro democratico e progressista ha aiutato e condotto lo stesso centro sinistra a migliorare la propria offerta politica.

Roma da questo punto di vista è stato un esempio. Il largo successo della lista personale di Calenda va analizzata in un quadro diverso dall’idea di un epifenomeno, c’è una richiesta di novità nell’elettorato almeno di offerte politiche, quelle che si sono manifestate hanno probabilmente impedito un’astensione ancora più grande.

Il populismo ha fallito la sua missione ma non è affatto finito ed è pronto a trovare nuove forme di espressione politica, per questa ragione la riflessione, lasciato il tempo doveroso del festeggiamenti e della vittoria, riguarda i partiti più tradizionali a cui è stato dato il compito di governare la transizione e di sorreggere il Governo Draghi nel suo sforzo di abbassare il tono della lotta elettorale e preparare il terreno per una proposta programmatica, istituzionale e politica di rinnovamento e rilancio della società italiana.

A piccole macchie sì é visto un voto socialista; ancora molto insufficiente. Si registra tuttavia un fatto simbolico assai importante: Cosenza, la città di Giacomo Mancini, sarà nuovamente governata da un socialista.

Perché la sua simbologia non si riduca al solo effetto estraniante di un ritorno al passato bisogna generare un moltiplicatore di entusiasmo e di sincero e determinato impegno per non smarrire la tradizione ultracentenaria del Socialismo Italiano. É forse quello che abbiamo cominciato a fare da queste parziali amministrative.

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