Home Attualità Richieste le dimissioni di Nura Musse (Pd) che si dichiara favorevole al ritorno dei talebani

Richieste le dimissioni di Nura Musse (Pd) che si dichiara favorevole al ritorno dei talebani

by Rosario Sorace

Mentre in Afghanistan scorro le immagini drammatiche che stiamo vedendo, in Italia c’è chi rilascia dichiarazioni stucchevoli che non devono assolutamente essere sottovalutate anche se espresse da persone che non ricoprono cariche di primo piano.

E’ il caso dell’avvocatessa della regione Toscana, Nura Musse Ali, che si è dichiarata a favore del ritorno dei Talebani. E adesso il Pd, che l’aveva indicata alla Commissione delle Pari Opportunità, ne chiede le dimissioni.

Tutto nasce da un’intervista rilasciata dalla giovane professionista che, come componente della commissione Regionale per le Pari opportunità, si dice a favore dell’ascesa al potere dei fondamentalisti parlando di una “tappa obbligata” per “la maturazione del concetto di vita politica e sociale” dell’Afghanistan.

Allora si attizza la polemica politica e Matteo Salvini ne approfitta per attaccare il Pd nazionale e Regionale: “Letta e Giani prendano le distanze”. E cosi opportunamente in serata dal Nazareno si invita l’avvocatessa a dimettersi.

“Sono a favore del ritorno del regime talebano”. Era questi il titolo dell’intervista di Nura Musse Ali – componente della commissione Pari opportunità della Regione Toscana che è di origini somale e che è in Italia dal 1999, dove si è diplomata e laureata a Pisa.

La sua analisi sconcerta e lascia davvero avviliti per le idee di una persona, donna, emancipata e acculturata. “Forse qualcuno rimarrà sorpreso – dice Musse Ali – ma sono a favore della presa del potere da parte dei fondamentalisti in Afghanistan, non perché condivida il loro modus operandi. Ritengo che quello che stiamo vivendo fosse una tappa obbligata della storia, affinché finalmente quel Paese iniziasse il proprio lento cammino verso un’interpretazione evolutiva delle sue leggi e la maturazione del concetto di vita politica e sociale. Nel Paese i fondamentalisti sono la maggioranza e gli occidentali sono visti dalla maggior parte dei cittadini come potenze straniere che non hanno cittadinanza su quel suolo”.

La Musse è stata indicata come componente della Commissione regionale dal Partito democratico, che come ben si sa in questo momento governa in Toscana e, quindi, ha messo in grande imbarazzo la dirigenza del suo stesso gruppo.

Tuttavia a sollecitare un chiarimento è stato il segretario leghista Matteo Salvini: “Come si può sostenere un regime guidato da criminali che ammazzano, stuprano, torturano e chiudono in casa le donne? Siamo sicuri che Letta e Giani prenderanno le distanze, perché l’apologia dell’Islam radicale è incompatibile con la nostra democrazia”, scrive sui social.

A ruota anche Laura Ravetto, responsabile Pari Opportunità del Carroccio, e dall’europarlamentare Susanna Ceccardi, già sfidante di Giani per la presidenza della Regione sono intervenute chiedendo un intervento dei vertici del Pd.

La reazione della segretaria toscana del Pd, Simona Bonafè non si è fatta attendere: “Sostenere che un regime è una tappa obbligata verso la maturazione sociale è inaccettabile”.

E così, in serata, giunge da Roma la richiesta di dimissioni tramite il deputato Enrico Borghi, della segreteria nazionale del partito: “Le parole di Nura Musse Ali non rappresentano il pensiero del Pd, che si batte da sempre affinché sia riconosciuto il ruolo delle donne, in Italia come nel mondo. Per questo, nel dissociarci dalle sue parole e nel ribadire la nostra contrarietà verso ogni regime che azzera la dignità delle persone, chiediamo che si dimetta”.

“Meglio tardi che mai”, afferma Matteo Salvini, che comunque continua a lanciare frecciate polemiche: “Mi domando se Letta, che non si è ancora pronunciato, condivida le parole pro-talebani che arrivano dalla sua Toscana”.

“L’intervista di Nura Musse Ali non rappresenta il pensiero della Commissione Pari opportunità della Toscana che si batte da sempre affinché sia riconosciuto il ruolo delle donne in Italia e in ogni parte del mondo soprattutto dove esistono regimi, come quello talebano, che azzerano la libertà e i diritti fondamentali delle persone e in particolare delle bambine e delle donne. Ci dissociamo da qualsiasi tipo di interpretazione riguardo l’appoggio della Commissione e delle sue componenti al regime talebano. La Commissione ha lavorato e continuerà a lavorare sempre affinché le donne afghane possano ritrovare libertà, dignità e futuro; non a caso ci siamo già attivate, come comunicato qualche giorno fa, per costruire progetti ed iniziative sia per le donne e i bambini che arrivano in Toscana sia per quelle che rimarranno nel loro paese”, affermano in una nota congiunta le componenti della commissione Pari opportunità della Toscana.

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