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Oggetto: Caro direttore….

by Freelance

Una nostra lettrice, Albertina, molto legata ai temi sociali e al volontariato, in risposta alla dichiarazione della Meloni nella quale affermava di non essere “d’accordo con Conte secondo cui il reddito di cittadinanza è una buona misura. Per me è metadone di Stato”, dice la presidente di FdI.

Dopo questa dichiarazione banale e stucchevole che avrebbe bisogno di una spiegazione, non da parte della stessa Meloni ma da Freud in persona, la nostra lettrice amareggiata risponde così all’onorevole Meloni:

Caro direttore vorrei raccontarle qualcosa che conosco abbastanza bene, l’uso legale del metadone e la povertà. Ho lavorato per circa 20 anni come volontaria in una comunità di recupero per tossicodipendenti tra le più affermate nel nostro Paese.

Non tornavo a casa la sera, ci vivevo dentro, una cosa totalizzante insomma. Una lunga ed appassionante storia iniziata per motivi familiari e continuata con la scoperta di essere nata per il lavoro sociale.

Le mie mansioni sono partite con una lunga gavetta per terminare con un ruolo dirigenziale, mi occupavo di persone: tossicodipendenti, famiglie degli stessi, detenuti, malati di AIDS, organizzazione terapeutica e della vita quotidiana in comunità.

Da noi la chimica era bandita, niente di niente, solo ed esclusivamente terapie di bioenergetica, psicoterapia, e tanta
ergoterapia.

Il metadone era una parola molto pronunciata in quegli anni 90 e in qualche modo noi facevamo un po’ la guerra a quel tipo di scelta poiché tutti sapevamo bene come funzionava. Tutti i ragazzi ce lo dicevano ed anche gli operatori delle strutture pubbliche che somministravano questa sostanza in regime di mantenimento.

Tutti andavano a berlo la mattina al SERT e appena usciti da lì andavano a cercare l’eroina per farsi ed ahimè anche per spacciare. Il metadone é sempre stato considerato ed utilizzato dai tossicodipendenti come droga da aggiungere non come terapia per uscire dall”eroina, perciò non eliminava il problema anzi lo amplificava creando politossicomanie e aumento della microcriminalità e dello spaccio.

Già perché il metadone, pur essendo un derivato della morfina, non si può iniettare in vena e il tossicodipendente vuole quello, vuole il flash, vuole annullarsi, non gli basta evitare l’astinenza da eroina.

Un bel giorno questa avventura si è conclusa bruscamente ed ingiustamente per me e soprattutto per chi l’aveva fondata e siamo passati dagli Ambrogini d’oro alle persecuzioni.

Molti anni scomodi, molto dolore ed infine per quanto mi riguarda la morte civile. Gli anni passavano, la forza e la giovinezza erano alle spalle, i colloqui di lavoro mi vedevano spiazzata e squalificata per via dell’età e di un curriculum alieno ai lavori milanesi.

Gli amici sempre più defilati ovviamente, ed arriviamo alla vera e propria indigenza intorno ai miei 60 anni. Oggi ne ho 63, so cosa vuol dire non avere un euro in tasca per bere un caffè al bar per tirarsi un po’ su, ma soprattutto so cosa voglia dire avere paura di non avere un casa a proteggerti dalla follia, dal suicidio, dal freddo, dal caldo e dalla malattia.

Mi ritengo già fortunata poiché ho potuto trovare casa in un paesino del sud grazie ad un amico che ha garantito per me poiché nessun proprietario di casa affitta a qualcuno che come garanzia può sottoporre solo il reddito di cittadinanza, esso viene considerato come una sorta di furto, di furbata grazie alla pessima reputazione che alcuni politici hanno diffuso in merito alla questione.

Prima del reddito, indebolita dalla costante rincorsa alla sopravvivenza, camminavo piangendo e chiedendomi ” ma chi l’ha inventata la mia vita?!” gli altri , quelli che stanno bene, diventano così lontani, così diversi da non riuscire nemmeno più ad avere rapporti sociali.

Si prova tutto, si chiede a tutti, e alla fine ci ci si nasconde. Il reddito di cittadinanza che percepisco da quasi 2 anni mi ha risollevata, ha riportato un decoro interiore che mi tiene agganciata alla vita, mi garantisce una piccola dimora a 270 euro mensili, (certo la mia città, Milano, me la posso anche scordare, sono 3 anni che non ci metto piede, e chi ce li ha i soldi per viaggiare e rivedere il fratello che mi resta?!), e mi evita di umiliarmi qua e la come ho fatto per qualche anno. Ho un paio di amici che ogni tanto mi danno una mano, perché é chiaro che con i soldi del reddito arrivo giusto a pagare affitto luce e bombola del gas.

Il reddito di cittadinanza é mal visto, quando si tira fuori la carta gialla per pagare al supermercato o in farmacia la gente ti guarda storto, come se gli stessi strappando via qualcosa. Gli esercenti ora hanno capito che non gli conviene avere la puzza sotto al naso poiché se uno con quei soldi compra da loro é tutto grasso che cola.

Non sono soldi che vanno a finire in un conto alle Cayman bensì alla cassiera del discount o alla farmacista per le vitamine. Il metadone cercava o cerca di risolvere un problema di salute mentale, l’RDC cerca di risolvere il problema della povertà, il metadone cerca di togliere un vizio chimico, il reddito invece assicura un altro vizio: MANGIARE.

Il paragone della Meloni è un delirio di onnipotenza, la dimostrazione concreta della sua ignoranza, della sua visione volta alla cancellazione dal tessuto sociale dei fragili. Non é un mistero dove voglia arrivare, ed é l’orrore che la storia ci racconta.

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