Home Attualità Letta scopre il salario minimo “è quanto già avviene in tutta Europa”, ma il suo Pd va in confusione

Letta scopre il salario minimo “è quanto già avviene in tutta Europa”, ma il suo Pd va in confusione

by Romano Franco

Sono anni che i cittadini italiani aspettano il salario minimo e, nonostante l’immancabile ritardo che ha visto approvare la misura in 21 dei 27 Paesi Ue, c’è chi ancora in Italia non è proprio convinto della proposta.

Ma qualcosa si muove finalmente. Dopo l’appello di Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, anche il leader dei cinquestelle Conte spinge affinché questa riforma venga approvata. Ma Conte, fino a ieri, non bastava da solo a portare avanti questa battaglia, aveva bisogno della sponda Pd, che da un po’ si è dedicata a battaglie minori ignorando questa grande riforma di sinistra che l’Italia attende da tempo.

Infatti oggi, è proprio il segretario del Pd, Enrico Letta, ad accorgersi di questa mancanza. “E’ tempo di aprire la discussione in Italia sul tema del salario minimo, è quanto già avviene in tutta Europa”, sottolinea Letta.

Nel lontano 2013 c’era chi parlava di salario minimo. Il M5S era già da tempo che lo aveva messo nel suo programma ma, viste le due anime del Pd, sinistra iper laburista e destra iper liberista, sempre in contrasto tra di loro non vi era stata occasione per farla approvare, anche per colpa dei pochi tentativi dello stesso MoVimento che non tanto aveva creduto in questa battaglia, nonostante se la porti in agenda da anni.

Un’evidente segno di contrarietà all’interno del Pd si può notare dalle diverse posizioni dei membri. Da una parte troviamo il senatore dem Mauro Laus che, in un ddl datato maggio 2018, ha proposto “un salario minimo di 9 euro orari, al netto di contributi previdenziali e assistenziali, nei settori non regolati da accordi tra datori di lavoro e organizzazioni sindacali”.

Dall’altra vi è il suo collega Tommaso Nannicini che, a marzo 2019, depositava un ddl in cui il salario è talmente minimo da non comparire, ovvero non viene fissata alcuna soglia minima di retribuzione. Insomma, era da tempo che le posizioni del Pd erano divise in due rette parallele.

La posizione di Orlando, però, la dice lunga sulla confusione generale che vi è sul tema. “Credo che il salario minimo serva perché la contrattazione da sola non basta più – dice il ministro del Lavoro – ma la contrattazione va integrata con lo strumento della rappresentanza. Perché il rischio è che passa il salario minimo e contemporaneamente si sfascia il sistema della contrattazione”.

Non passano di certo inosservate oggi le dichiarazioni congiunte di Nicola Oddati e Marco Furfaro, della direzione nazionale del Pd, che affermano in una nota: “Quando nei mesi scorsi abbiamo proposto pubblicamente una campagna sull’introduzione del salario minimo in Italia, non pochi anche nel Pd ci hanno criticati. Ascoltiamo con grande piacere, dunque le parole di Letta e Conte. Il salario minimo deve diventare un impegno di tutto il fronte progressista”.

“Il salario minimo – ha ribadito detto l’ex premier Conte – è una battaglia su cui il M5S è convinto, il lavoro povero riguarda oltre 4 milioni di lavoratori e non favorisce la qualità della vita. Il calo demografico si contrasta investendo sui nidi e sui servizi ma anche con il salario minimo”.

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