Home In evidenza La rottura dei cinquestelle aggrava la crisi della democrazia italiana

La rottura dei cinquestelle aggrava la crisi della democrazia italiana

by Bobo Craxi

La vicenda interna al movimento cinque stelle non può essere derubricata come una normale lotta di potere o di successione all’interno del partito di maggioranza relativa del paese; certo la loro crisi investe soprattutto la stabilità del governo e preoccupa, ma tuttavia c’è qualcosa di più profondo e significativo che segnala un elemento centrale che è proprio della crisi dei sistemi politici in tutto l’Occidente democratico in particolare in Europa: La tecnocrazia e il dominio della moneta possono utilizzare i movimenti populisti per affermarsi, ma non possono pretendere di guidarli e di orientarli.

Il dissidio fra Conte e Grillo segnala esattamente questo spartiacque decisivo che separa i cosiddetti “Personaggi senza partito” che si sono affacciati in un momento di crisi della politica dai movimenti politici e dai partiti democratici
il movimento di Grillo é sostanzialmente democratico e popolare “agitatorio” é il populismo che rappresenta la sofferenza permanente del popolo anche se non può certo essere risolutore di questa sofferenza una volta andato al potere.

Conte, al contrario, come fu a sua volta Monti ed ora Draghi, è un normalizzatore e tenta di mettere la camicia di forza ad un movimento non controllabile.

Qui sta la dicotomia che riguarda la fase politica italiana e più in generale é il crinale delicato sul quale versano le
Democrazie in Occidente; sempre più votate al posizionamento all’interno del nuovo bipolarismo mondiale e del nuovo clima da guerra fredda che si sta instaurando fra gli americani ed i cinesi.

Fronti separati, anche qui, che oppongono visioni diverse all’interno delle singole forze politiche italiane, oggi in stretta adesione per convenienza più che per convinzione al rinnovato slancio europeo nella post-pandemia; ma pronte a riprendere il dialogo e il rapporto interrotto con le potenze economiche e militari, di segno autoritario, che esercitano attrazione e fascinazione politica ed anche ideologica.

Nonostante le apparenze, segnata dal momento di crisi in conseguenza della Pandemia, la destabilizzazione del quadro politico prosegue e, la parentesi “tecnica” delle larghe intese, non contribuisce a rigenerare e riqualificare le forze politiche ma, al contrario, sembra produrre una loro nuova e significativa destrutturazione nella quale sembrano consolidarsi e rafforzarsi solo le aree più contigue al neo-reazionarismo ed al neo-autoritarismo affiorante.

D’altronde la sinistra democratica in Europa, che è la parte più politica, soffre, non da oggi, l’offensiva duplice che é portata dal dominio della moneta e dal consolidamento delle alleanze anche all’interno della stessa alleanza militare atlantica ove sembra voler prevalere un nuovo bisogno di individuare i propri nemici e una necessità di espandere la propria influenza nei fronti abbandonati e scoperti.

La Sinistra democratica d’altronde, volendosi fare carico della necessità della governabilità e della tutela del populismo che vellica le rabbie e le sofferenze, non riesce a porsi alla testa ed alla guida dell’Europa e subisce erosioni elettorali alla sua sinistra e lascia spazi alle aree centrali, pseudo-riformiste, di fatto alleate più o meno consapevolmente alle corporazioni, alle lobbies, ad interessi di varia natura.

Osserviamo la crisi dei Cinquestelle e giudichiamo per quello che essa effettivamente rappresenta; da essa si possono ricavare diversi segnali ma nessuno di questi ci comunica che é finita una fase della storia di questi anni, il populismo troverà altre fonti di approvvigionamento per mantenere intatta la sua forza distruttrice e disgregatrice che continuerà ad essere al servizio di interessi interni o internazionali non inclini a mantenere in vita od a rafforzare il peso ed il potere dei partiti democratici.

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