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Crisi Caffarel: 90 dipendenti rischiano il licenziamento

by Rosario Sorace

La crisi sociale ed economica morde le aziende anche di lunga storia imprenditoriale. E’ il caso della Caffarel che, dopo la Pernigotti, rischia di mettere fuori dall’attività produttiva con un esubero 90 dipendenti full-time dell’azienda del gruppo Lindt.

Si lamenta da parte dei vertici dell’azienda un peggioramento dei profitti anche a causa della pandemia. Tuttavia il sindacato e in particolare la Flai Cgil ha rilevato che c’è la concreta possibilità di ricorrere a strade alternative agli esuberi e che sono i contratti di solidarietà e l’isopensione, strumenti che consentono di andare in pensione fino a sette anni prima.

Proprio dopo la vicenda Pernigotti con la chiusura dello storico stabilimento a Novi Ligure che è stata evitata a seguito di lunghe e spossanti trattative, c’è quindi, all’orizzonte il rischio della perdita del lavoro per circa novanta dipendenti che prestano servizio presso lo stabilimento di Luserna San Giovanni, centro della città metropolitana di Torino.

Anche il marchio della Caffarel fa oggi parte del gruppo svizzero Lindt e ora si attendono gli incontri con i sindacati. Appunto in un comunicato la Cgil afferma che “si sono iniziate ad affrontare le tematiche relative agli esuberi attraverso la cassa integrazione (Cgis) per crisi aziendale”.

E dopo l’incontro recente di metà giugno hanno ribadito “la necessità di un rilancio del settore commerciale, dell’organizzazione del lavoro e di un importante piano di riqualificazione professionale”.

Mentre l’1 giugno nell’incontro tra le parti, la Caffarel aveva già comunicato ai sindacati la decisione di ricorrere alla Cigs per novanta dipendenti full-time per consentire una ristrutturazione aziendale. Ma la Flai Cgil ha proposto le ricette anzidette con la possibilità di ricorrere a strade alternative.

E Lara Calvani, segretaria generale della Flai Cgil Torino, spiega che “la cassa integrazione durerà un anno. Sicuramente faremo un passaggio alla Regione”, e l’azione del sindacato propende per la necessità di riqualificare i lavoratori che non più giovani e che sono in prevalenza donne.

Ora i lavoratori in esubero attendono di conoscere il loro destino e desiderano conoscere le strategie che il gruppo intende seguire per far fronte alla crisi in atto. Tuttavia l’accordo è ancora remoto e i sindacati si preparano a continuare la lotta e la battaglia contro lo sblocco dei licenziamenti.

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