Home In evidenza La Propaganda Stampa di “Nonno” Draghi, un cliché da regime

La Propaganda Stampa di “Nonno” Draghi, un cliché da regime

by Romano Franco

La conferenza stampa, o parata mediatica, mandata in onda ieri dal premier Draghi mette in evidenza uno scenario da brividi.

La stampa “ha abdicato al proprio ruolo”, in ossequio “all’uomo forte”, dice Giulio Cavalli; scrittore e artista.

“Siamo alla demenza servile – dice lo scrittore – la stampa ha deciso di abdicare dal ruolo di controllo, e questo era già avvenuto da tempo. Ma mi sembra una pessima notizia che ci sia addirittura una stampa in appoggio extraparlamentare al governo. E tra l’altro è una pessima notizia anche per Draghi, che invece pare compiaciuto”.

“C’è uno storico innamoramento, di un pezzo del Paese, nei confronti dell’uomo forte – continua Cavalli- in questo caso ha la qualità di non apparire ruvido, ma addirittura dolce e rassicurante. È il prodotto perfetto per essere inoculato. Ricordo gli strepiti degli amanti della Costituzione, quando Giorgetti propose il semipresidenzialismo. Rilevo che un semipresidenzialismo di fatto ci sia già”.

“Draghi ha dichiarato il falso- sottolinea lo scrittore – quando ha detto che il suo governo ha sempre preso decisioni su basi scientifiche. Nemmeno il più ottimista dei virologi ha detto che il vaccino potesse garantire copertura per la durata decisa, inizialmente, del green pass. Poi ha appoggiato una comunicazione che, in modo irresponsabile, ha identificato nel vaccino la soluzione finale di una pandemia per sua natura imprevedibile. Questo doping dell’ottimismo si sta trasformando da patologico in fisiologico e rappresenta il miglior regalo ai no-vax”. Ma per la stampa non è così purtroppo.

Il giornalismo e i media hanno un ruolo importantissimo nel Paese e, per spirito critico, non devono assolutamente accostarsi a nessun gruppo politico solo per partito preso.

Che sia di destra, di sinistra o di centro; un buon progetto rimane un buon progetto: Questo è quello che deve fare una Stampa che si rispetti; ma in Italia non funziona così.

Molto spesso le varie testate nascono e sorgono esclusivamente per mettersi a capo dei vari Fan Club politici, un cenacolo di talebani messi al servizio dei partiti, che vengono ricompensati tramite sponsor, per dare credito al proprio candidato e screditare il suo avversario politico.

Ma con Draghi vi è un assoluta eccezione in questo. Mentre prima i giornali si schieravano contro l’avversario del proprio datore di lavoro, ora, con il fatto dell’unità nazionale, sono molteplici i politici ad aver puntato tutto sul cavallo vincente Mario Draghi, e considerata la maggioranza quasi nazionale di Mr. Bce, il contradditorio e i difetti sono passati quasi in sordina negli ultimi periodi.

Tempo addietro si è detto, anche in questo canale liberale, che se una popolazione ha dei limiti di cultura o se si appresta ad affrontare un’emergenza mai vista, non è sbagliato istituire una figura diretta che prenda decisioni nel momento di assoluta emergenza, quando l’unico a regnare sovrano è il panico. Ma “il dittatore”, ovviamente rivisitato e corretto, deve essere una persona esterna alla politica che a fine mandato, non più comunque di un certo periodo di tempo e quando è tutto finito, se ne ritorna a casa; alla maniera di Cincinnato.

Ma questo non rientra nei piani di Draghi, il futuro “Nonno” al servizio delle istituzioni; come se le istituzioni e il popolo italiano si fossero dimenticati della svendita selvaggia di quel “vile affarista”, a detta di Cossiga, quando era a capo del Tesoro.

Ma la solfa che scrive la stampa, dove presenta Draghi come un uomo bello, profumato, alto e dalla dentatura perfetta, stona non poco con la situazione sociale, economica e politica italiana.

La situazione in Italia è agghiacciante e uno scenario da film dell’orrore rifletterebbe meglio il Paese di profumi e balocchi dipinto dai giornali.

Nel nostro Stato, vi è una crisi di rappresentanza preoccupante, dovuta principalmente all’arrivismo e all’opportunismo dei loschi figuri che si sono succeduti al servizio della Cosa Pubblica.

Ma la domanda che ora si pone, ora che gran parte dei media e dei giornali hanno abbandonato anch’essi il cittadino comune non immedesimandosi più nei problemi della gente ma ignorandoli completamente: Come andrà a finire?

La situazione pandemica è un volano per crisi democratiche e tensioni, e il decisionismo di Draghi, abituato a fare il Ceo e non il premier, mettono in crisi non poco la democrazia italiana che, in un futuro non molto lontano, potrebbe venir soggiogata, magari, anche da elementi molto meno “democratici” del premier Draghi.

Se non si rimedia a queste grandi lacune, alla luce dei fatti, gli scenari possibili diverrebbero due: Guerra civile o dittatura? Ai posteri l’ardua sentenza.

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