Home In evidenza La guerra in Russia: Un genocidio di poveri

La guerra in Russia: Un genocidio di poveri

by Romano Franco

Gli Stati Uniti, insieme al Gruppo delle Sette nazioni e all’Unione Europea, si muoveranno venerdì per revocare lo status di “nazione favorita” della Russia per l’invasione dell’Ucraina.

Togliere alla Russia lo status di nazione favorita significa aprire la strada agli Usa e ai suoi alleati per imporre dazi su un’ampia gamma di merci russe, il che aumenterebbe la pressione sull’economia già in fase di recessione.

Ledere la Russia colpendo i consumatori e i risparmiatori sembra un gioco al massacro preparato a tavolino dai governi.

Le mosse di Washington per stringere le viti su Mosca arrivano dopo una pandemia che ha già messo in ginocchio l’economia occidentale e ha condannato sempre più risparmiatori alla miseria.

Il costo dell’energia, arrivato al suo massimo storico, e l’inflazione, scaturita dall’aumento delle materie prime, stanno mandando al tappeto un’economia che doveva a tutti i costi riprendersi, per tutelare migliaia di cittadini europei.

Il prezzo di grano e viveri continua ad aumentare e la produzione viene sempre più compromessa dalla scarsità di offerta delle materie, che in gran parte provengono dalla stessa Russia. La miniera d’Europa.

Ma mentre i nostri leader europei mangiano e gozzovigliano a sbafo nella residenza del Re Sole, i camionisti rimangono a piedi, i pescatori rimangono ancorati e le attività stagnano nel baratro più oscuro e nel marasma totale.

Che cosa si è fatto per queste persone? Si chiede.

Proprio nulla, a dire il vero!

Dopo averne passate di tutti i colori in questi due anni di pandemia, mai ci si sarebbe aspettati di dover affrontare un’economia di guerra.

Ma si sa! E’ molto più facile dare la colpa alla follia omicida di Putin che chiarire per quale motivo in 8 anni non si sia fatto nulla per evitare la catastrofe. Semmai ci fosse stata questa reale volontà.

Ma in questo tourbillon di isterica follia c’è anche un’altra minaccia che aleggia nell’aria e che ucciderebbe definitivamente il mercato e l’industria europea.

Infatti, l’ipotesi che il Cremlino stesse lavorando da tempo per dirottare le sue materie prime in Asia è stata rafforzata dalle parole di Lavrov, ministro degli Esteri russo, quando dice che Mosca si deve sganciare immediatamente dalla dipendenza economica Occidentale.

Nel nostro giornale si era trattata la possibilità che il Cremlino, offeso dalle sanzioni, spostasse i suoi beni di prima necessità verso Cina e India, nazioni dalla grande manifattura, facendo così deragliare il mercato europeo.

E’ vero! La Cina non paga bene come l’occidente, per quanto riguarda l’acquisto delle materie prime, ma, in questo gioco degli scacchi, se il Dragone fosse disposto a scommettere di più proprio per compromettere la nostra filiera produttiva e per mandare in fallimento una sua diretta concorrente? A quel punto cosa si fa??

E’ questa la domanda che si tenta di porre ai vari “burocrati” in gita a Versailles che pasteggiano a Dom Pérignon.

Un futuro di …..

Facile prevedere cosa accadrà!

Le nostre aziende eccellenti falliranno una dopo l’altra innescando un effetto domino e la Cina, come anche gli Usa, forte della sua economia rimasta senza concorrenti continuerà ad espandere la propria influenza e a comprare low cost con molta più leva; sfruttando sangue e disperazione dei cittadini europei.

Chapeu!

Il tentativo di colpire Mosca ferendo a morte il nostro mercato già moribondo è stato un palese atto di suicidio, per le nostre economie già fragili.

Eliminare finanziamenti alle aziende russe non è stata una mossa così geniale, visto che la Russia detiene circa un terzo delle materie prime del globo.

Essendo rare e di vitale importanza per qualsiasi economia, poiché senza di esse non vi è produzione alcuna, le materie prime sono la vera arma di distruzione di massa che detiene Mosca in questo momento e pensare che non possa utilizzarle per danneggiare ulteriormente la nostra produttività significa avere un quadro non molto chiaro della situazione attuale.

Non aver previsto una reazione di Putin dopo uno strappo così violento da un’area che era appartenente all’Unione Sovietica, che col tempo è diventata sempre più filo occidentale ed europeista e che negli ultimi anni ha costruito una retorica aggressiva armandosi addirittura contro la stessa Russia, è stato ingenuo da parte dell’occidente.

Tuttavia, c’è chi ha responsabilità maggiori di altri in questa vicenda.

Ad esempio, aver previsto l’invasione, per gli Usa, non rappresenta assolutamente un merito visto che non si è fatto molto per fermare l’avanzata di Putin.

Magari, al posto di utilizzare la solita oratoria da padroni del globo nei confronti di una sua concorrente, gli Usa, tornati sconfitti da una guerra di vent’anni, avrebbero potuto sicuramente abbassare i decibel, lavorando per riallacciare i rapporti tra Russia e Ucraina, al posto di spingere per una rottura definitiva che, guarda caso, sarebbe costata tantissimo all’economia russa e che, nel tempo, avrebbe tagliato il cordone ombelicale che lega Mosca a Bruxelles.

Ma pensare che gli Stati Uniti possano mettere fine ad un conflitto che giovi solo loro è pura eresia.

Sono evidenti gli orrori opportunistici dello Zio Sam e degli alleati, e condannarli non significa assolutamente giustificare la reazione violenta e sproporzionata di quel sanguinario di Putin ma, di sicuro, aiuterebbe a capire come evitare che tragedie del genere accadano di nuovo.

Cecenia, Siria e Ucraina. Ogni volta è stata la stessa prassi, stesso modus operandi. Gli Usa armano estremisti radicali contro la Russia e Putin fa il tabula rasa.

La storia viene riportata per non commettere gli stessi errori ma l’essere umano difficilmente carpisce, e così ci ritroviamo al punto di partenza.

Poveri ucraini continuano a morire sotto i bombardamenti di una guerra assurda, cittadini europei ai margini della società vengono impoveriti sempre di più da una crisi che poteva essere evitata e i poveri del globo continuano il loro terribile viaggio nell’Acheronte fatto di nuovi stenti e sofferenze.

La guerra in Ucraina è sicuramente una tragedia ma si sta commettendo un genocidio nei confronti dei poveri di tutto il mondo.

Sono sempre di più coloro che vivono senza una casa, senza né cibo, né acqua e che muoiono ancor prima di poter accarezzare un sogno. 

Al contrario, ricchi nababbi ingrassano, a scapito dei meno fortunati, si fingono filantropi tramite la beneficienza, per ergersi al di sopra delle masse e per dar sfogo alla loro vanità, e corrompendo i governi in maniera legale, finanziando campagne elettorali di qualche testa di legno, diventano sempre più ricchi e potenti; tanto da influenzare e raggirare le regole che sembrano sempre più fatte, solo, per la gente comune.

La cosa che appare davvero evidente di questa guerra è che l’ecatombe di poveri, siano essi russi, ucraini, italiani, statunitensi ed europei, non cessa e non cesserà. Neanche dopo la guerra.

In tanti falliscono e molti muoiono di stenti e l’unica priorità che traspare dalla maggior parte dei nostri leader, non è assolutamente quella di preservare i diritti dei cittadini, ma, tutelare gli interessi degli sponsor che hanno finanziato la loro ascesa.

Servono primavere e urge immediatamente un cambiamento. E’ necessario rivoluzionare le nostre società ampiamente superate, sicut in Russia et in Occidente. Altrimenti un genocidio di massa ci sarà. Ma non solo in Ucraina, evidentemente.

Potrebbe interessarti

1 comment

CITI FABIANO 11 Marzo 2022 - 22:10

Non ho assolutamente fiducia, non vedo come gente tipo Draghi o, Ursula Von Der Layer possano incidere su tutti questi problemi.
Ritengo altresì che la UE anche in questo caso si sia dimostrata nulla, un fallimento in grande stile.
Dire così non vuol dire che sono Putiniano anzi, ma mentre chi mi accusa di questo é sicuramente uno che non vede oltre la punta del naso.

Reply

Lascia un commento