Home In evidenza Gabrielli si giustifica sui Putiniani ma non resta che attendere le dimissioni

Gabrielli si giustifica sui Putiniani ma non resta che attendere le dimissioni

by Romano Franco

La tempesta scatenata dal Corriere della Sera sulle liste di proscrizione non cessa. Ora, quelli che a parere del giornalone di Milano vengono considerati i cosiddetti putiniani, in realtà, secondo Gabrielli, non corrispondono neanche alle stesse persone indagate dai servizi segreti.

Il sottosegretario con delega ai Servizi del governo Draghi dice che “le opinioni sono rispettate sempre, cosa diversa sono le fake news e la loro orchestrazione che, qualora accertata, potrebbe essere oggetto di un’attività di altro tipo”.

Ma la fuga di notizie imbarazzante che è finita sul quotidiano di Via Solferino prima di passare dallo stesso Copasir, che lo ha commissionato, ha sollevato un tema di credibilità dei nostri servizi segreti e non solo.

Il presidente del Comitato parlamentare che vigila sull’attività dell’intelligence, Adolfo Urso, non ha preso bene l’articolo del giornale e aveva detto che a realizzare il documento vi era stato “un tavolo interministeriale”, con la partecipazione dell’Agcom, coordinato dai Servizi.

Ma ora arriva la stoccata di Gabrielli che ha annunciato la desecretazione del documento, classificato come “riservato”.

“L’attività dell’informativa – dice Gabrielli – non ha nulla a che vedere con l’intelligence, nulla che possa essere schedatura, dossieraggio, di persone”.

Ma la lista del Corriere è totalmente sbagliata secondo quanto riportato nelle 7 pagine di rapporto. Il dossier infatti cita solo due dei nomi pubblicati dal Corriere: Alberto Fazoli, il giornalista pubblicista freelance ex combattente in Donbass e il freelance Giorgio Bianchi che oggi si trova in Ucraina “con finalità di propaganda filo-russa”.

Gli altri nomi citati dai servizi “ma non attenzionati”, come precisa il sottosegretario, sono quelli dell’eurodeputata ex leghista Francesca Donato per aver votato contro l’invio di armi in Ucraina, Rosangela Mattei, nipote di Enrico che ha rilanciato un’intervista sui social da noti influencer antigovernativi e filorussi e della blogger Francesca Totolo che ha ripreso un tweet di campagna mediatica contro il presidente Zelensky.

Insomma, tutti peccati “mortali” che hanno fatto storcere il naso al governo che ha chiesto l’intervento dei servizi per andare a scovare qualche scheletro negli armadi di questi personaggi.

Ma la questione grave secondo Gabrielli è: chi ha fatto trapelare quel documento?

“Il documento è arrivato nella mani dei giornalisti non perché sceso dal cielo, è stato editato il 3 giugno, le stesse tempistiche fanno pensare che ci sia stata una mano solerte – ha chiarito Gabrielli -. Il fatto stesso che un documento classificato che doveva rimanere nell’ambito della disponibilità dei relatori è stato diffuso è una cosa gravissima e nulla rimarrà impunito. Lo dobbiamo al Paese e alla credibilità di un comparto. Dovremo dare adeguate risposte”.

“Sicuramente questa vicenda ci impone delle riflessioni, perché se poi il risultato ipoteticamente positivo ha un prezzo così alto – ha aggiunto Gabrielli -. Ma un conto è un monitoraggio, un conto interpretazioni che possono derivarne. È prevalente che i cittadini sappiano che in Italia non c’è nessun grande fratello, e che nessuno tantomeno il governo ha oggetto di investigare sulle opinioni delle persone, per la massima trasparenza abbiamo deciso di declassificare questo bollettino. Non ci sono alcune finalità. Peraltro è una classifica molto bassa, il riservato è la prima delle classificazioni”.

Insomma, non c’è nessun grande fratello dice Gabrielli, a meno che non hai un parere dissimile da quello del governo e solo in quel caso puoi essere scansionato ed essere bollato come eretico per essere poi “lapidato” in pubblica piazza.

“Non ci sono giornalisti né politici” tra le persone monitorate dall’intelligence. “L’ho detto anche in occasione del viaggio di Salvini in Russia – ha evidenziato Gabrielli –. Ciò non ricade nell’attività oggetto dei nostri servizi. Ecco perché mi ha dato particolarmente fastidio che sul giornale si insinuasse il sospetto che un parlamentare, Vito Petrocelli, fosse oggetto di monitoraggio”.

Parlamentare o privato cittadino, nessuno può venir oppresso o perseguitato per un parere contrario al governo, ne va della libertà d’espressione.

Il Corriere della Sera era tenuto ad informare i cittadini ma magari avrebbe potuto dare un taglio più aggressivo e più di condanna nei confronti dei diritti calpestati.

In ultima analisi, però, c’è da dire che l’attentato alla libertà di parola tentato dai servizi, incaricato dal governo o dalla sua maggioranza, è un precedente gravissimo che non ha alcuna giustificazione in un Paese liberale.

Gabrielli, e chi ha ordinato questa “grande inquisizione”, non hanno bene a mente le regole della nostra democrazia e non resta che attendere le dimissioni di lor signori perché, nel bene o nel male, nessuno può permettersi di attentare alle libertà promulgate e garantite dal nostro sistema. Proprio nessuno.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento