Home Estero ELEZIONI USA: PER CHI FA IL TIFO LA CINA?

ELEZIONI USA: PER CHI FA IL TIFO LA CINA?

by Freelance

Di Ilary Langeli

Il 2020 segnato dall’epidemia Covid-19, vede gli Stati Uniti continuare ad essere il paese con il maggior numero di contagi ed affrontano le elezioni presidenziali in piena pandemia; tuttavia il conflitto politico e commerciale che li oppone ai cinesi è rimasto ben piantato e presente in tutta la campagna elettorale.

Di recente il Presidente americano Donald Trump ha sferrato duri attacchi alla Cina definendo gli stessi cinesi “untori” ed accusandola di aver taciuto sulla pericolosità del virus. Ad oggi il “gigante asiatico” è il primo paese al mondo che è riuscito a gestire il “nemico invisibile” come testimoniano i numerosi video postati su internet di Wuhan, primo focolaio mondiale Covid-19, in cui tutto è tornato alla normalità.

Ma in realtà cosa pensa il Partito comunista cinese delle elezioni presidenziali americane? Per chi parteggia?
Al salone dell’auto nella capitale cinese, che si è tenuto dal 26 settembre al 5 ottobre, erano presenti alcuni membri del Partito e alla domanda rivolta loro, su chi dei due candidati alle presidenziali U.S.A preferissero, uno di questi ha risposto: “Forse Biden” poi ha aggiunto: “odio Trump […] penso che sia pazzo”; secondo l’intelligence americana il Partito comunista cinese sosterrebbe la sconfitta di Donald Trump a causa delle dure critiche che sono state rivolte recentemente alla Cina.

Il Professor Yan Xuetong dell’Istituto di relazioni internazionali dell’Università Tsinghua di Pechino la pensa diversamente ed ha affermato: “Se mi chiedete dove sono gli interessi della Cina, la preferenza sarebbe per Trump piuttosto che per Biden. Non perché Trump danneggerà gli interessi della Cina meno di Biden, ma perché danneggerà gli Stati Uniti più di Biden”.

La possibile ascesa di Joe Biden, ex vicepresidente sotto l’amministrazione Obama e candidato alla presidenza democratica, potrebbe creare problemi alla Cina per la questione dei diritti umani ma allo stesso tempo potrebbe assumere una linea più morbida sui dazi e cercare una cooperazione con quest’ultima riguardo a tematiche importanti come il problema del cambiamento climatico. Illustri osservatori cinesi sono convinti del declino economico e politico degli Stati Uniti e ciò è nell’interesse della Cina in quanto potenza in ascesa.

Mentre l’America si ritrova ad affrontare le presidenziali, a Pechino dal 26 al 29 ottobre si è tenuto il V plenum del XIX Comitato Centrale del Partito comunista cinese in cui sono state varate le nuove linee guida per il XIV piano quinquennale (2021-2025), che sarà approvato a marzo dall’Assemblea Nazionale del Popolo.

Obiettivo della leadership cinese è di incentivare la tecnologia quantistica ed investire nel proprio mercato interno a causa della crisi internazionale generata dall’epidemia Covid-19 e dalle sanzioni da parte degli Stati Uniti; si chiederà alle imprese cinesi esportatrici di cambiare rotta, la Cina da grande “fabbrica del mondo” diventerà un paese di consumi. Tutto questo è racchiuso nello slogan “shuang xunhuan” ossia “doppia circolazione” già anticipata dal Presidente cinese Xi Jinping durante una riunione del Politburo il 14 maggio scorso: lo sviluppo del mercato interno cinese è legato alla “circolazione interna” ma quest’ultima è a sua volta supportata dal commercio e da investimenti internazionali, vale a dire dalla “circolazione esterna”.

“America First” continua ad essere l’imperativo delle campagne elettorali di Donald Trump, tuttavia la crisi internazionale causata dall’epidemia Covid-19, che ha investito l’intero pianeta, ci dice che la Cina è rimasta in piedi ed è pronta a lanciare la nuova sfida per espandere il suo potere e diventare la “prima” nell’immaginario collettivo mondiale.

Sarà in grado veramente di diventarla?

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