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La crisi intorno allo Stretto evidenzia chi oggi decide flussi e condizioni dell’energia globale: Stati Uniti, Emirati, Arabia Saudita e perfino la Cina, mentre l’Europa rimane ai margini. Senza un’autonomia strategica e una visione comune, i Paesi europei rischiano di perdere peso nelle scelte che determinano approvvigionamenti e prezzi.
Un caso pratico: la petroliera Cospearl Lake
Il 16 settembre la petroliera cinese Cospearl Lake è entrata nel porto di Dalian con circa due milioni di barili di greggio proveniente dal Medio Oriente.
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Hormuz: chi resta fuori dai negoziati rischia di diventare preda

Secondo la ricostruzione citata dagli autori, la nave non aveva mai attraversato lo Stretto di Hormuz. Il carico era stato trasferito in precedenza, il mese prima, tramite un’operazione di trasbordo al largo di Fujairah, nel Golfo di Oman.
Perché questa operazione conta
Il trasferimento descrive una strategia pratica: aggirare passaggi sensibili evitando di far transitare l’intera rotta sotto la responsabilità diretta dello Stretto di Hormuz. Questa modalità mette in luce come gli attori globali possano modellare i flussi energetici fuori dalle rotte più esposte.

Gli autori dell’articolo, Alberto Pagani e Pino Musolino, interpretano il caso come un esempio di come potenze e grandi esportatori esercitino oggi un ruolo decisivo nel determinare tempi e costi delle forniture.
Le conseguenze per l’Europa
Secondo l’analisi proposta, la scarsa autonomia strategica fa sì che gli Stati europei non siano protagonisti nelle scelte di sistema. Ne deriva una maggiore vulnerabilità rispetto alle decisioni prese altrove, spesso lontane dagli interessi comuni del continente.
La vicenda della Cospearl Lake è quindi più che un singolo episodio commerciale: è un segnale di come si stiano ridefinendo rapporti di forza e percorsi logistici nel mercato energetico globale.











