L’economista Bessent propone di legare il debito Usa al valore dell’oro

Mostra sommario Nascondi sommario

Il Tesoro degli Stati Uniti ha inserito nel suo staff Judy Shelton, economista nota per le proposte di legare parte del debito pubblico all’oro. La sua idea dei cosiddetti Treasury Trust Bonds (TTB) torna così a essere discussa proprio mentre il Paese affronta un debito che ha superato i 40 mila miliardi di dollari e mercati più sensibili al rischio sovrano.

Chi è Judy Shelton

Consigliera di Scott Bessent al Dipartimento del Tesoro, Shelton è una figura ben nota a Washington. È stata consulente economica durante il primo mandato di Donald Trump e in passato è stata candidata alla guida della Federal Reserve, una candidatura che suscitò forti critiche.

Silhouette di una consulente in ufficio governativo, vista laterale
Judy Shelton è una figura nota negli ambienti finanziari di Washington.

Shelton ha a lungo sostenuto che la banca centrale ha accumulato troppo potere e che il dollaro dovrebbe riconquistare un collegamento con l’oro. Ha esposto le sue proposte in un articolo sul Wall Street Journal nel 2010, in un libro del 2011 intitolato Fixing the Dollar Now e in un saggio del 2012 sul Cato Journal.

Cosa sono i Treasury Trust Bonds

I TTB sono titoli di Stato con una caratteristica chiara: alla scadenza l’obbligazionista può scegliere tra il rimborso in dollari o la consegna di una quantità prestabilita di oro fisico. È un meccanismo pensato per offrire agli investitori una protezione contro la svalutazione del dollaro.

Monete d'oro accanto a un mazzo di obbligazioni non brandizzate
I Treasury Trust Bonds permetterebbero il rimborso in dollari o in oro.

In uno degli esempi proposti da Shelton, un’obbligazione quinquennale con valore nominale di 2.400 dollari potrebbe essere rimborsata alternativamente con un’oncia d’oro. Se il prezzo dell’oro alla scadenza fosse superiore a 2.400 dollari, l’investitore avrebbe convenienza a optare per il metallo.

Obiettivi e visione politica

Shelton specifica che non si tratta di un ritorno al vecchio gold standard né a un sistema alla Bretton Woods. L’intento, piuttosto, è introdurre una forma di «vincolo di autodisciplina» che metta il governo sotto la pressione dei mercati, influenzando sia la politica fiscale sia quella monetaria.

In proposte successive l’idea è diventata simbolica e ambiziosa: emettere un TTB a 50 anni, lanciato il 4 luglio 2026 e rimborsato nel 2076, come impegno pubblico sul lungo periodo. In questa impostazione l’oro non servirebbe a «fare cassa», ma a garantire la solidità dell’impegno del Tesoro.

Implicazioni per i mercati

Un titolo rimborsabile in oro offrirebbe agli investitori una protezione addizionale. Ma la stessa caratteristica potrebbe trasformare il prezzo dell’oro in un indicatore di sfiducia verso il dollaro: un rialzo del metallo sarebbe interpretato come una maggiore domanda di copertura contro la perdita di valore della valuta.

Per Shelton, i rendimenti di questi titoli potrebbero anche comunicare informazioni sul grado di fiducia nella moneta: un premio più elevato rifletterebbe timori crescenti sulla tenuta del dollaro.

Il contesto: debito, rendimenti e interventi del Tesoro

Il dibattito arriva in una fase critica per il mercato dei Treasury. Il debito federale è cresciuto notevolmente e il costo degli interessi pesa sempre di più sui conti pubblici. Scott Bessent ha sostenuto la linea dell’amministrazione: più crescita e tagli alla spesa piuttosto che aumenti delle entrate fiscali. «Non abbiamo un problema di entrate, abbiamo un problema di spesa», ha detto a settembre, minimizzando gli allarmi quando il debito ha superato i 40 mila miliardi di dollari.

Per stabilizzare il mercato dei titoli a lunga scadenza, Bessent ha ampliato il programma di riacquisti: ad agosto il tetto per operazione è passato da 2 a 4 miliardi di dollari e a inizio ottobre è stato alzato a 6 miliardi. Questi buyback mirano a migliorare la liquidità e l’ordine delle negoziazioni, ma non riducono il debito né risanano il deficit.

Perché la proposta è controversa

Oltre al legame con l’oro, a rendere divisiva la figura di Shelton sono state le sue posizioni sui tassi d’interesse. Durante l’amministrazione Obama criticò la politica monetaria espansiva e i tassi bassi; in seguito, con Trump, assunse posizioni più favorevoli a ulteriori tagli, suscitando sospetti di adattamento alle preferenze politiche del momento.

La sua candidatura alla Fed nel 2019 incontrò opposizioni trasversali: nel 2020 oltre cento economisti, tra cui sette premi Nobel, firmarono una lettera per chiedere al Senato di respingerla, definendo le sue idee «estreme e poco ponderate». Il voto del 17 novembre 2020 per chiudere il dibattito si fermò a 47 favorevoli contro 50 contrari; nel febbraio 2021 Joe Biden ritirò formalmente la nomina.

Un’idea sul tavolo o una prospettiva di lungo termine?

I Treasury Trust Bonds non sono oggi una misura ufficiale all’esame dell’amministrazione, ma la presenza di Shelton al Tesoro riporta l’attenzione su una visione precisa del rapporto fra moneta, Stato e mercato. È una proposta che cerca di mettere la credibilità del dollaro sotto la sorveglianza del mercato stesso, e che per i suoi sostenitori potrebbe rafforzare la fiducia degli investitori.

D’altra parte, trasformare il prezzo dell’oro in un indicatore politico comporterebbe rischi e incertezze per chi deve gestire il finanziamento pubblico. Per ora resta un progetto che solleva questioni tanto tecniche quanto geopolitiche, mentre il Tesoro continua a cercare strumenti per calmare un mercato obbligazionario nervoso.

Dai il tuo feedback

★★★★★

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



Avanti live è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento